Il clan politico di Cl si attovaglia per spartirsi la torta dell’Expo

di Davide Vecchi Un miliardo 300 milioni di euro valgono una pace. Il clan politico di Comunione e liberazione si è ricompattato con un obiettivo chiaro: Expo 2015. Dimenticati gli attriti degli ultimi anni, le inchieste giudiziarie e le spaccature create in Cl, Roberto Formigoni, Mario Mauro e Maurizio Lupi sono tornati a lavorare come un sol uomo. Ciascuno ha il suo ruolo e gioca la sua parte. Formigoni, per dire, tiene ancora le redini del potere lombardo, ma con l’assenso suo e di Mauro è Lupi a mostrarsi in pubblico con il neogovernatore Roberto Maroni, intento a offrire un’immagine di spaccatura tra la sua Regione e quella un tempo guidata dal plurindagato Celeste. I tre, se necessario, fanno squadra. Quando nel 2011 l’impero politico di Silvio Berlusconi era in procinto di crollare, i tre andarono a palazzo Grazioli a parlare con il Cavaliere. Ma prima si erano spartiti i ruoli: Formigoni invocava le dimissioni dell’allora premier, Lupi invece lo sosteneva, Mauro moderava. Nessun vincitore, nessuno sconfitto. STRAT EGIE decise il lunedì sera al ristorante milanese a’ Riccione, dove i tre attovagliano quelli su cui scommettono. Serate per pochi intimi. Al massimo una dozzina di persone, tra cui spesso si accomoda anche Angelino Alfano. Ma non da quando è nato il Nuovo Centrodestra, nel quale Formigoni e Lupi hanno confluito e dove arriverà a breve anche Mauro; ma ormai da due anni, quando Alfano aveva bisogno di leccarsi le ferite del balletto di Silvio sulle primarie e il passaggio di mano definitivo del Pdl. E Formigoni, condannato pubblicamente “il nostro governatore lombardo a vita” da Berlusconi e costretto così ad accantonare i suoi sogni romani da presidente del Senato, sa bene come lenirle. Così ha portato Alfano all’ovile, a’ Riccione, con gli amici Lupi e Mauro. Che in questo periodo gli hanno dato sostegno e coraggio. Il clan politico di Cl, quando opera, è chirurgico. Certo ci sono stati anche attriti. Creati dall’attuale ministro alle Infrastrutture che tradisce il compito a lui assegnato: andare a Roma per preparare l’ascesa nella Capitale del Celeste. E invece Lupi scalza Formigoni e diventa il referente di Berlusconi per la Lombardia. Nel 2007 per quasi tre mesi non si presenta alle cene di a’ Riccione. Il rapporto si era incrinato. Mauro, come sempre, mediò. E il tempo fece il resto, portando nuovi obiettivi comuni. Expo su tutti. Quando Milano vinse l’esposizio – ne contro Smirne, a Palazzo Chigi siedeva Romano Prodi, Formigoni era tra i promotori e Lupi era amministratore delegato di Fiera Milano Congressi, incarico che ha conservato dal settembre 1994 al maggio 2013. E i due si sono ritrovati al volo, come l’Expo e la Fiera. Con la benedizione, inutile dirlo, di Mauro. I tre si conoscono dai primi anni Novanta. Don Giussani e Comunione e liberazione “presenta” Formigoni a Mauro, Lupi fa il suo ingresso nel 1990 reclutato da Formigoni nel settimanale cattolico Il Sabato, che il Celeste aveva fondato nel 1977 con le solite modeste ambizioni: spezzare il duopolio Panora ma -L’Espress o . Formigoni adotta Lupi, lo porta in Cl e ne guida l’esordio politico. Assessore a Milano nella giunta Formentini prima e con Albertini poi, infine il salto a Roma. Nel 2001. Formigoni era già presidente della Regione Lombardia e aspirava al Palazzo dove manda Lupi a preparargli la strada. Con l’approvazione di Mauro, che nel frattempo aveva raggiunto Bruxelles. PER LEGARE ulteriormente l’allean – za i tre nel 2006 danno vita anche all’associazione Rete Italia. Una vetrina per le loro attività e quelle di Cl, a cominciare dalla fondazione Sussidarietà presieduta da Giorgio Vittadini, tra gli ideatori della Fondazione Meeting per l’amicizia tra i popoli (Meeting di Rimini), nonché fondatore della Compagnia delle Opere. Vittadini, insieme a Giancarlo Cesana e all’ex deputato democristiano Nicola Sanese, rappresenta il vero nucleo di potere di Cl. Sono loro a trattare con il premier. Loro, per dire, decisero di inviare Mauro a dare una mano a Mario Monti. E quando Lupi si mette di mezzo tra il loro volere (portare Formigoni a Roma) e le sue aspirazioni personali, bloccano tutto. Avviene nel 2008. Berlusconi vince. Cl vuole due cose: Formigoni presidente del Senato e Lupi ministro. L’allora premier non accetta la prima condizione e i seguaci di Don Giussani fanno saltare tutto. Lupi se la lega al dito, Formigoni pure. Poi arriva l’Expo. Un affare che sulla carta vale 1,3 miliardi di investimenti di cui 833 milioni direttamente dalle casse dello Stato. In particolare ministero delle Infrastrutture, dove ora siede Lupi. Che ora è anche il referente politico di Cl. O meglio, appare. Perché Formigoni è indagato, ed è leggermente impresentabile. E anche all’ultima cena gliel’hanno ripetuto: “Roberto non esporti troppo”. Lui a volte disobbedisce. Ma sa che il clan c’è. È una garanzia. Come l’Expo.

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>