Parma, con i soldi riciclati volevano evitare il crac

Per evitare il fallimento del Parma, il novello presidente Gianpietro Manenti aveva pensato di rivolgersi a un hacker. L’obiettivo sarebbe stato reimpiegare nel club 4,3 milioni di euro, denaro proveniente da frodi informatiche e giacente su carte di credito clonate. L’operazione però sarebbe saltata per problemi tecnici. Resta però il presunto reato. E cosi Manenti ieri è stato arrestato con l’accusa di tentato reimpiego di denaro proveniente da frodi informatiche. Con lui, altre 16 persone sono finite in manette, accusate a vario titolo di frode, utilizzo di carte di credito clonate, riciclaggio e, per la prima volta dalla sua introduzione, l’autoriciclaggio, peraltro aggravato dal metodo mafioso. I magistrati romani Nello Rossi e Michele Prestipino stavano indagando, con gli uomini del Nucleo tributario della Guardia di Finanza, proprio sullo spostamento di denaro di questo gruppo su conti di fondazioni all’estero (soprattutto in Brasile e Spagna), quando si sono imbattuti in una telefonata di Manenti. Il giorno stesso in cui questi rileva il Parma (acquistandolo a un euro e con oltre 100 milioni di euro di debiti) chiama Angelo Augelli, arrestato anche lui ieri con l’accusa di gestire “operazioni di trasferimento intemazionale di fondi di provenienza illecita”. La telefonata sarebbe servita a “concordare un incontro in merito ai finanziamenti che gli servono sia con il ‘rosso’ che con le sponsorizzazioni”. Insomma, bisognava trovare i fondi e salvare il Parma dalla bancarotta (oggi ci sarà l’udienza sul fallimento, situazione aggravato ora dall’arresto di Manenti e con un campionato di serie A sempre più falsato).parma_macchina_gialloblu

Gli hacker: “Ora sì che ci compriamo la squadra”

Il gruppo criminale – secondo le accuse – avrebbe cosi messo a disposizione del patron del Parma 4,5 milioni di euro attraverso “provviste finanziarie su carte clonate attraverso l’uso delle somme in operazioni commerciali come sponsorizzazioni, gadget e abbonamenti allo stadio”, come spiega il pm Nello Rossi. L’affare con Manenti -che poi non si conclude – avrebbe fatto gola ai personaggi coinvolti nell’operazione di ieri. Il 13 febbraio viene intercettato Adelio Zangrandi (arrestato anche lui) che si informa della liquidità del club. Augelli gli spiega: “Hanno un debito di 100 milioni, hanno incassi più diritti tv sui 40 milioni l’anno e spese pari grossomodo, se non di più. (…) Praticamente ce la mette a disposizione”. Zangrandi nella telefonata ipotizza di rinviare di 30 giorni i pagamenti del club e usare i soldi sulla piazza di Londra. Alla fine Augelli esulta: “Ottimo, praticamente ce lo ricompriamo noi il Parma”.

Peculato alle Finanze: “Spariti 24 milioni”

L’operazione sul riciclaggio, non è l’unica effettuata ieri dal Tributario. Altre cinque ordinanze d’arresto sono state emesse nell’ambito di un inchiesta, che non ha nulla a che vedere con la prima e riguarda la gestione di un fondo di oltre 24 milioni di euro stanziato dal ministero dell’Economia delle Finanze (Mef) per la liquidazione amministrativa di una gestione fuori bilancio denominata “Particolari e straordinarie esigenze anche di ordine pubblico della Città di Palermo”, istituita nel 1988 per urgenti opere di urbanizzazione in Sicilia.

Cinque persone sono state accusate di peculato per aver distratto 24 milioni di euro di soldi pubblici. Tra gli arrestati, Stefano Nannerini, ex An e mandatario elettorale negli anni ‘90 di Gasparri (estraneo all’indagine, “Non lo vedo da vent’anni”, ha precisato).

Related Post

Redazione

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

News recenti

News più lette di oggi