Omicidio Loris: Veronica era sconvolta, in paese tutti la calunniavano

Nelle settimane precedenti al delitto del piccolo Loris; Veronica era stanca e stressata a causa di alcune voci che circolavano sul suo conto. La giovane mamma era oggetto di “chiacchiere di paese” che stavano mettendo a dura prova i suoi nervi. È quanto emerso dall’analisi del suo computer e dei suoi telefoni”. È questa l’ultima clamorosa novità nelle indagini sulla morte di Loris Andrea Stivai; otto anni; il bimbo ucciso a Santa Croce Camerina (Ragusa) il 29 novembre 2014. Per la morte di Loris è in carcere sua mamma Veronica Panarello; 26 anni; contro la quale sussistono numerosi indizi di colpevolezza. Prima di parlarvi di ciò che gli inquirenti hanno scoperto analizzando il pc e i cellulari in uso a Veronica; dobbiamo aggiornarvi su quella che è considerata a tutti gli effetti la “prova regina” contro di lei.

Gli inquirenti; infatti; stanno visionando i filmati di circa 50 telecamere puntate su Santa Croce Camerina e accese la mattina in cui Loris è stato ucciso, cioè il 29 novembre. Lo scopo è esaminare ogni singolo fotogramma in modo da verificare l’alibi di Veronica, che continua a ripetere di essere andata a scuola e di aver lasciato il figlio nei pressi del cancello dell’istituto. Non è così, perché una decina di telecamere la smentiscono. Ora, però, l’analisi sarà estesa a una cinquantina di apparecchi, in modo da essere sicuri al 100% e arrivare a un eventuale processo con una prova schiacciante in mano. Saranno così analizzati i filmati delle circa 50 telecamere. Si tratta di un accertamento che servirà a fugare ogni dubbio sugli spostamenti di Veronica e a “cristallizzare” la prova principale contro di lei. Secondo una ricostruzione fatta dagli inquirenti sulla scorta dei video fin qui acquisiti; emerge infatti che la donna, la mattina del delitto; abbia guidato fino al Vecchio Mulino; dove è stato poi ritrovato il corpicino senza vita del povero Loris. Per gli inquirenti è la prova schiacciante che è stata lei a uccidere Loris e a gettarlo agonizzante in un canalone.

veronica_abbandonata_dalla_famiglia_in_carcere_la_solidariet_delle_detenute-0-0-427479

Il giudice per le indagini preliminari Claudio Maggioni ha disposto la perizia (in termini giuridici si chiama “incidente probatorio”) finalizzata alla duplicazione dei file video (un archivio informatico dei video) memorizzati nei sistemi di videosorveglianza pubblici e privati ubicati a Santa Croce Camerina; e già acquisiti nel corso delle indagini; “mediante l’adozione delle misure tecniche idonee ad assicurare laconservazione e a impedire l’alterazione dei dati originali”.

Ecco che cosa scrive il giudice Maggioni nella sua richiesta: «Il perito effettuerà una duplice copia forense, per motivi di sicurezza; e prov-vederà altresì ad estrarre due copie ordinarie in un formato fruibile mediante i software (programmi) di comune utilizzo. L’oggetto della perizia deve essere la copia di tutti i file video acquisiti nel procedimento e non anche l’esame delle modalità con le quali gli stessi sono stati estratti dalla Polizia giudiziaria. È irrilevante analizzare le modalità con le quali sono state effettuate le copie in sede di indagine. In ogni caso, allesito della perizia, tutte le parti del procedimento disporranno dei filmati ripresi nella loro interezza e potranno raffrontarli con le immagini e i filmati già estrapolati durante le indagini». Ma torniamo da dove siamo partiti, cioè alle ultime novità emerse nelh inchiesta. Gli inquirenti continuano a scavare nel passato di Veronica Panarello in modo da ricostruire i giorni che hanno preceduto homicidio del piccolo Loris Andrea e per individuare un possibile movente del terribile delitto. Le analisi dei computer e dei telefonini delhindagata, sequestrati alhindomani del brutale assassinio, sono quasi terminate. In base a queste perizie una cosa è certa:

Veronica non aveva alcuna relazione extraconiugale, come inizialmente si era ipotizzato. Ciononostante, negli ultimi tempi a Santa Croce Camerina la donna era conosciuta come “una donna al centro di una serie di rapporti clandestini con alcuni uomini”. Lo scriviamo tra virgolette, perché sono stati in tanti a riferire questa diceria agli investigatori. Veronica, insomma, era additata dagli abitanti del paese come una signora dai “facili costumi e dedita al tradimento”. La mamma del piccolo Loris si sentiva umiliata dalle voci che circolavano sul suo conto, anche perché del tutto infondate. Questa antipatica situazione, che la vedeva al centro di un continuo e per certi versi infamante “chiacchiericcio di paese”, pesava molto a Veronica, che viveva nervosamente le sue giornate in una cittadina che le stava giorno dopo giorno sempre più stretta. Da quanto si apprende, proprio nei giorni precedenti homicidio, la giovane mamma si era mostrata molto stressata e preoccupata. Continua-mente le giungevano allo-recchio voci e pettegolezzi che la riguardavano.

E lei ci stava male, ne soffriva. Almeno questo è ciò che è emerso scandagliando nella memoria del computer e dei telefoni in uso alla giovane mamma. Il frequentare assiduamente Facebook rappresentava per lei forse Tunica evasione, la sola scappatoia da quel mondo così ostile nei suoi confronti. Su Internet aveva stretto diverse “amicizie virtuali” e con alcuni uomini conosciuti in Rete scambiava innocenti messaggi di amicizia. Insomma, nulla che lasciasse pensare a doppi fini né a risvolti di natura sentimentale o sessuale. Messaggi amichevoli, affettuosi, ma mai ambigui. Veronica, probabilmente, usava Facebook per “nascondersi”, per comunicare senza essere vista, senza esporsi al pubblico giudizio. E, infatti, risulta che la donna avesse aperto due profili di Facebook usando un nome falso. Dietro il suo computer, tra le mura di casa, si sentiva più tranquilla e libera di comunicare con chi voleva senza essere giudicata. Il tutto avveniva allo scuro del marito Davide, impegnato spesso in lunghi viaggi di lavoro. Questi profili sarebbero stati cancellati pochi giorni prima della morte di suo figlio. Una circostanza strana. O forse solo una coincidenza. Andiamo avanti con le indagini. Gli inquirenti hanno disposto nuovi accertamenti investigativi che hanno portato alTindividuazione di tutte le auto e di tutte le persone che la mattina del delitto si trovavano nei pressi dellabitazione degli Stivai, in via Garibaldi, dove si sarebbe consumato l’atroce delitto.

Un lavoro immane, smisurato, che ha permesso agli investigatori di identificare e convocare alcune decine di persone, ognuna delle quali ha fornito per quella mattina un preciso alibi. Ogni versione è ora al vaglio degli inquirenti. Intanto, nei giorni scorsi polizia e carabinieri hanno effettuato una serie di controlli in tutto il paese nella speranza di ritrovare lo zainetto verde che Loris utilizzava quando andava a scuola ma di cui si sono perse le tracce dal giorno del delitto. Sono stati fatti nuovi accertamenti, ma lo zainetto sembra introvabile. È plausibile, a questo punto, credere che Tassassi-no se ne sia disfatto gettandolo in un cassonetto della spazzatura, lontano dallocchio delle telecamere, e che dopo la raccolta dei rifiuti sia finito al macero. Se così fosse, questo zainetto, albinterno del quale potrebbero essere state occultate le fascette stringicavo in plastica che il killer ha utilizzato per soffocare il bambino e alcuni indumenti sporchi del piccolo, tra cui gli slip, non sarà mai più ritrovato. Anche se Tarma del delitto è stata individuata ma non ritrovata, gli inquirenti non hanno dubbi circa la colpevolezza di Veronica. Sospetta di lei pure il marito Davide Stivai, 30, il quale in questi giorni ha scritto una lettera a Veronica, che abbiamo pubblicato nelle pagine precedenti. Ha scritto Davide alla moglie in carcere: «Veronica, questa è la prima lettera che ti scrivo dopo i due colloqui che abbiamo avuto in carcere. Il mio non è un abbandono, né voglio farti del male, ciò che voglio è solo ottenere giustizia per Loris, così come dici di volere anche tu. Tantissime cose brutte sono state dette sulla nostra famiglia e sui tuoi comportamenti verso di me e verso i nostri figli, e il mio avvocato ha precisato e chiarito che tali cattiverie dette su di te, io non le avevo mai viste con i miei occhi, o sentite. Più volte mi hai chiesto di vedere il nostro figlio piccolo, e io ti ho promesso che mi sarei impegnato per fartelo incontrare, ma mi è stato sconsigliato da psicologi ed esperti. Lui è Tunica ragione di vita che mi è rimasta per andare avanti e non voglio che subisca traumi psicologici; farò di tutto per proteggerlo e tutelarlo. Tra qualche giorno ci sarà l’incidente probatorio sulle telecamere e “spero” con tutto me stesso di vedere la tua auto che si dirige verso la scuola di Loris, così come tu hai sempre sostenuto. Gli inquirenti, sulla base delle indagini svolte, sono sicurissimi del fatto che tu non abbia accompagnato Loris a scuola. Quello che voglio da te è che ricordi quel 29 novembre, attimo per attimo, e che dica cosa è successo veramente. Solo così il nostro Loris potrà riposare in pace».

Redazione

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

News recenti

News più lette di oggi