Roberta Ragusa: le intercettazioni tra Antonio Logli e la sua amante svelano dei retroscena inquietanti…

Secondo te, verranno i nostri parenti al nostro matrimonio?”. Quasi non ci si crede. Eppure questa frase è stata scritta veramente una sera di alcuni anni fa, quando ancora nessuno sapeva della relazione segreta tra Antonio Logli, il marito di Roberta Ragusa, e la sua amante, Sara Calzolaio. Da una parte un uomo maturo, sposato e con due figli piccoli; dall’ altra una ragazza poco più che ventenne, sola e innamorata, inconsapevole di essersi cacciata in una storia molto pericolosa, che con il tempo l’avrebbe letteralmente travolta. Da tanti anni i due si scambiavano di nascosto brevi telefonate e messaggi via internet, come se fossero due fidanzatini incapaci di uscire allo scoperto. Frasi d amore, complimenti reciproci, intime confessioni. Il tutto, senza alcun riguardo per la povera Roberta, che di Sara, all’epoca baby sitter dei suoi due bambini, pensava di potersi fidare. Non era così.

La relazione tra Antonio e la giovane baby sitter andava avanti da tantissimi anni. In un intercettazione riportata negli atti dell’indagine, Sara cita la data esatta in cui ha iniziato a frequentare Antonio: il 25 maggio 2004. Circa otto anni dopo, nella notte tra il 13 e il 14 gennaio 2012, Roberta Ragusa sarebbe svanita nel nulla. Da allora la giovane amante ha preso ufficialmente il suo posto accanto a Logli. E come se nulla fosse, si è trasferita nella sua villa con piscina a Gello di San Giuliano Terme, a pochi chilometri da Pisa. L’accusa è convinta che Roberta sia stata uccisa proprio dal marito, ma il Giudice per l’Udienza Pre liminare la pensa diversamente. Nella clamorosa sentenza emessa settimana scorsa, Antonio Logli è stato prosciolto perché, ha dichiarato, «il fatto non sussiste». Per il giudice, in pratica, Roberta Ragusa potrébbe essere ancora viva. O comunque sarebbe stata uccisa da una persona diversa da Antonio Logli.

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Eppure tutti si aspettavano che il marito sarebbe stato almeno processato. Il caso, naturalmente, non è ancora chiuso. Il sostituto procuratore di Pisa, Aldo Mantovani, non si arrende. Vuole continuare a indagare, trovare nuovi indizi. Ma è indubbio che il punto di partenza, nonché l’ipotetico movente, resta sempre quello: la relazione segreta che Antonio Logli portava avanti con Sara. Prova ne sia il fatto che i due amanti, nelle miriadi di messaggi che si scambiavano fin dal 2004, sognavano addirittura di sposarsi. Fantasticavano, certo. Ma con il tempo erano arrivati anche a fare progetti. Ecco cosa scriveva Sara ad Antonio: «Angelo, sei dolcissimo… Quello che mi hai scritto è molto importante per me. Non riesco a immaginare una vita senza di te. So, però, che affronteremo dei periodi brutti per colpa di questo amore folle… Ti confesso che questo mi terrorizza… Ma con te a fianco ce la farò, ce la faremo. Sono spaventata da tante cose… Per esempio dal fantasma di Lei, che mi porterò appresso qualsiasi cosa farò… E poi… Verranno i nostri parenti al nostro matrimonio? (sempre che tu non ci ripensi)». Rileggere queste frasi adesso, alla luce dell’incredibile sentenza emessa dai giudici, fa venire (brividi. Quali parenti si presenterebbero al matrimonio tra Antonio e Sara? Chi mai sarebbe disposto ad assistere a un epilogo tanto amaro di questa storia? Forse solo i genitori di Antonio, che nonostante le perplessità espresse durante le indagini, dopo il proscioglimento non hanno esitato a descrivere il figlio come «un bravo ragazzo», uno che «non ha fatto nulla di male».

Invece questo «bravo ragazzo» ha preso in giro la moglie e i figli per undici lunghi anni. Mentiva senza pudore. E quando si chiudeva in soffitta con la scusa di fare piccoli lavori di casa, in realtà scriveva alla sua Sara. Le diceva di stare tranquilla, che era solo questione di tempo. Poi l’avrebbe sposata.

Ma tempo di fare cosa? Di decidersi a lasciare la moglie? Di sbarazzarsi di quel «fantasma» che la stessa Sara diceva di temere? La questione è proprio questa. Sara Calzolaio metteva una grande pressione ad Antonio: voleva a tutti i costi che il suo amante scegliesse una volta per tutte tra lei e la moglie «fantasma». Lui, però, sembrava non decidersi mai. Ecco un altra email che la ragazza gli inviò alle 10.56 del 9 dicembre 2008, pochi giorni dopo essere stati insieme in vacanza: «Sono innamorata di te, Angelo.

Ho paura che tu non la lascerai mai. Quando eravamo laggiù mi è sembrato che tu mi scambiassi per lei e questo non deve accadere, perché io non voglio in alcun modo ricordarti lei. Mi viene il vomito al pensiero. Sono stata meravigliosamente bene insieme a te, che è difficile ricominciare lagonia di tutti i giorni. Confesso che in questi giorni laggiù, se c erano dei momenti che non eri con me, avevo paura che tu chiamassi a casa o qualche altra. Sono gelosa e ho paura che tu faccia a me quello che hai sempre fatto a lei: tradire».

Per gli inquirenti, Antonio Logli avrebbe quindi scelto la soluzione più rapida: «Si è tolto di mezzo una persona scomoda, nel momento in cui ha capito che una separazione gli avrebbe fatto perdere tutto: la casa, i soldi, i figli e forse anche il lavoro». Prima di farlo, Antonio non faceva altro che promettere a Sara una vita finalmente insieme, liberi dalFingombrante presenza di Roberta, “colpevole” di essere una madre affettuosa e una moglie devota. Lei, Sara, credeva a tutto quello che Logli le diceva, ma non gli nascondeva le sue preoccupazioni: «Riuscirò afa donna di casa, si prede cura di tutto, ha preso in mano le redini. È molto triste dirlo, ma si comporta come se fosse la nuova moglie di Antonio. La nuova Roberta. Difficile, però, che una donna come Roberta possa essere banalmente sostituita. Roberta dedicava tutta se stessa alla famiglia, era la mamma ideale. Come può un altra donna vivere nella casa in cui per vent anni la sua rivale aveva amato e accudito i propri figli? Eppure Antonio le ha permesso di farlo. È stato lui ad aprirle subito la porta di casa. Sicuro, secondo l’ipotesi degli investigatori, che la moglie non sarebbe mai potuta rientrare. E chissà se Antonio promette ancora a Sara di voler fare un figlio con lei? Sì, perché in quelle lettere inserite dagli inquirenti nelfinchiesta ci sono anche frasi di questo tipo. Scriveva Antonio: «Quando ti dissi la prima volta a casa della zia che avrei voluto un figlio da te, era la verità». Non solo la promessa di matrimonio, dunque, ma anche quella di farla diventare mamma, proprio come Roberta.

Ma Logli; come hanno detto gli inquirenti; «è un bugiardo patentato». E mentre confidava a Sara di voler fare un figlio con lei; prendeva contatti con una prostituta trovata su un sito internet a luci rosse. La donna, interrogata in Procura, confermò di avere avuto un incontro sessuale con Logli, il quale le confidò di essere vicino alla separazione con la moglie. A questo punto, nel maggio 2013, gli investigatori convocarono Sara e le raccontarono della testimonianza fornita dalla prostituta. Lei, inorridita, telefonò subito ad Antonio e gli disse in lacrime: «Ti vorrei dire che mi fai schifo, ma non ci riesco. Mi fa troppo male». Lui, freddò e distaccato come al solito, in quel momento aveva un’unica preoccupazione: concludere in tempo il passaggio di proprietà di un’auto. Il pianto disperato dell’amante non gli interessava più di tanto. Lei gli ripeteva: «Perché dovevo innamorarmi così? Perché sono sempre io quella che soffre?». Ma lui, fingendo di non capire, pensava solo al suo impegno: «Non so mica se ce la faccio. Io faccio tardi oggi, sai? No, forse ce la faccio. Senti, vado una corsa su e se vuoi dopo ti richiamo, se non ti disturbo». Certo, la scomparsa di Roberta e il comportamento tenuto dal marito avevano provocato molti momenti di tensione nella coppia di amanti. Ma in tante altre intercettazioni, Antonio e Sara sembravano sostenersi tra loro in un atteggiamento complice. Come quando Sara, a pochi giorni dalla sparizione, chiamò Antonio dicendogli di essere delusa da Roberta perché se ne era andata di casa e non era tornata nemmeno per il compleanno di sua figlia. Logli, che forse immaginava di essere intercettato, era d’accordo con lei: «Eh sì. Mia madre mi ha detto: “Se non è tornata per il compleanno della sua figliola, non torna più”. Ma io spero che tu abbia sbagliato in pieno con questa risposta. In effetti è brutta: al compleanno poteva anche venire, eh! Fai una telefonata!». Sara conclude così: «Chissà dove diavolo è?». Nessuno ha mai creduto alla teoria deH’allontanamento volontario. Di certo non ci ha creduto la Procura di Pisa, che quasi sicuramente farà ricorso in Cassazione. Ma soprattutto non ci hanno mai creduto gli italiani: la loro speranza, adesso, è che la sentenza del giudice sia annullata al più presto.

Redazione

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