Tunisi, uno dei sicari addestrato in un campo Libico dell’Isis

Questo Paese è finito dopo il2011. Con la dittatura di Ben Ali si viveva bene, poi hanno voluto cambiare e adesso ne paghiamo le conseguenze”. Fatma ha 28 anni e vive a Roma, dove sta cercando di convertite la sua laurea in Medicina ottenuta a Tunisi. Sta tornando a casa per il matrimonio di uno zio. Il suo italiano è perfetto, il suo pensiero piuttosto chiaro: “Prima o poi doveva succedere -afferma durante un viaggio nel caos del traffico della capitale tunisina, riferendosi all’attentato di mercoledì scorso – è il risultato che ha portato la presunta democrazia. La Tunisia fa gola ai terroristi, ma non ha risorse, dunque non interessa ai Paesi ricchi. Serve solo da vedetta. Io sono dovuta scappare perché qui andrà sempre peggio”.

La giornata primaverile non mitiga l’atmosfera tesa che si respira nei luoghi della strage. Ora è ufficiale, su 23 vittime, compresi i due attentatori identificati in Sabeur Khachnaoui e Yassine Laa-bidi (su un commando di cinque) i morti italiani sono quattro: Francesco Caldara, 64 anni, pensionato di Novara che era in crociera con la compagna; Orazio Conte, in vacanza con la moglie; Antonella Sesino, 54 anni dipendente comunale a Torino e Giuseppina Biella, 70 anni.tunisia3_reuters_1293391

I servizi di sicurezza hanno effettuato 9 arresti fra cui la sorella e il padre di Khachnaoui; lei è sospettata di aver partecipato all’attacco. I due killer, secondo alcune fonti, erano stati nello Stato Islamico per poi rientrare in Tunisia il 28 dicembre scorso; Khachnaoui sarebbe stato in un campo di addestramento dell’Isis allestito in Libia. Alcuni investigatori italiani sono partiti da Roma per alcun verifiche, fra cui, accertare, se possibile, se i terroristi avevano contatti con complici in Italia. Intanto, sui social network fioccano le rivendicazioni – non si sa quanto attendibili – da parte dell’Isis. A questo proposito, a dispetto di quanto ricostruito dalle autorità di Tunisi, come obiettivo dell’attentato viene indicato il museo e non il parlamento: l’indicazione è contenuta in un messaggio audio, attribuito allo Stato Islamico. Non manca neppure il S i te, il sito americano che rilancia qualsiasi video o comunicazione sui social attribuita ai jihadisti: secondo la responsabile Rita Katz, l’Isis è pronta a nuovi attacchi: “Quello che avete visto è solo la prima goccia di pioggia”; da aggiungere però che la stessa Katz non ha saputo dire se il messaggio è riconducibile a una fonte che appartiene con certezza allo Stato Islamico.

IL MUSEO BARDOe l’area del Parlamento tunisino sono guardati a vista dai reparti speciali della polizia. Proviamo ad avvicinarci e veniamo letteralmente rimbalzati dal cordone di sicurezza. Un collega della tv belga insiste e per un pelo non finisce dentro un cellulare della Surete. Nelle stanze di uno dei contenitori di cultura più importanti dell’intero continente africano resta il silenzio e il sangue versato. L’attenzione ieri era tutta spostata sui cinque principali ospedali della capitale nordafricana, tutti costruiti attorno al ministero della Salute. I feriti più gravi e i morti si trovano al Charles Nicolle. Un centro di vecchia concezione, realizzato a padiglioni.

Il numero 9 ospita la chirurgia post-operatoria ed è qui che incontriamo, dopo un estenuante tira e molla con la direzione medica, Bruna Scherini: “Stavamo visitando una delle sale del museo – racconta la pensionata milanese, ospite della Costa Fascinosa assieme a un gruppo di amici – all’improvviso è entrato un tizio con passamontagna in testa e un fucile in mano. Non ha detto una sola parola, ha solo dato una sventagliata di colpi, quasi a casaccio. Poi se ne è andato. Sono rimasta vigile, nonostante avessi due proiettili nelle gambe, vicino a me altri feriti che chiedevano aiuto. Sono passati minuti interminabili prima che arrivasse qualcuno a soccorrerci. Da dentro sentivamo i colpi nelle altre sale, le urla. È stato terribile”. Bruna Scherini non è in gravi condizioni, l’altra sera, subito dopo la strage, è stata portata nel centro di chirurgia del Charles Nicolle: “La signora è stata operata d’urgenza – precisa il dottor Belcadhi, primario dell’ortopedia post-operatoria – ma l’intervento è perfettamente riuscito presto potrebbe lasciare l’ospedale”.

La Tunisia fa i conti con gli scomodi vicini. A oriente la Libia, ormai senza leader, luogo ideale dove creare nuovi adepti per il Califfato di Abu Bakr Al Baghdadi; a ovest l’Algeria, in passato frequentata da personaggi di spicco del jihad, col pesante fardello di una guerra civile alle spalle e l’odio-amore verso la Francia. Tunisia Stato virtuoso, che però dopo lo scoppio della Primavera araba, nel dicembre del 2010 (quando un ambulante si diede fuoco a Sidi Bouzid dopo essere stato vessato dalla polizia), ha conosciuto una deriva generale. Alla fine del 2014 Beji Caid Essebsi, moderato, leader di Nidaa Tounes, ha prevalso col 56% dei voti sul candidato islamico Moncef Mar-kouk. Intanto è qui che viene prodotto ed esportato il maggior numero di combattenti per l’Is; molti si spostano attraverso le mitiche vie del deserto, da Agadez in Niger fino nel cuore del Maghreb. Il sole cala sul day after del più sanguinoso attacco della storia recente tunisina, mentre nella Medina i traffici continuano imperterriti.

Redazione

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