Alitalia, in 2.251 ancora senza Tir

ROMA II loro sacrificio ha permesso ad Alitalia di far decollare l’accordo con Etihad salvando la compagnia aerea dal secondo collasso nel giro di sette anni. Ma per i 2.251 lavoratori licenziati, nel quadro dell’accordo siglato ad agosto con il colosso emiratino, la liquidazione e gli assegni di mobilità che avrebbero già dovuto essere corrisposti da diverse settimane restano al momento una chimera. La questione riguarda soprattutto un migliaio di ex dipendenti del personale di terra. Ma sono a bocca asciutta anche 122 piloti e 258 assistenti di volo. La vicenda sta agitando non poco gli interessati, rimasti senza occupazione, coinvolti nell’operazione esuberi che ha portato alla nascita della nuova Alitalia targata Etihad.

LA VICENDA

La compagnia degli Emirati Arabi, la scorsa estate, ha sottoscritto l’aumento di capitale da 387,5 milioni di euro attraverso la quale ha messo le mani sul 49% della compagnia ribattezzata Alitalia Sai, operativa dal primo gennaio 2015. Il restante 51% della società è invece posseduto dalla vecchia Cai delle banche e dei patrioti sopravvissuti (tra i quali la Immsi di Roberto Colaninno e la Pirelli di Marco Tronchetti  Provera) attraverso MidCo, che ha conferito le attività e le passività per la continuazione dell’operatività della compagnia aerea. Lo scorso autunno i licenziati, rappresentati dalle sigle sindacali (la Cgil non ha firmato) che hanno aderito all’accordo, hanno accettato un piano che, oltre al Tfr da incassare nel giro di 60 giorni come da legge, prevede 4 anni di assegni di mobilità della misura dell’80% rispetto all’ultima retribuzione percepita prima dell’allontanamento. Ebbene, le stesse fonti sindacali che avevano condotto quella negoziazione affermano oggi che nessun ex lavoratore dell’Alitalia ha incassato un solo euro. Dunque, niente liquidazione (sarebbero circa 70 i milioni complessivi da erogare) né mobilità. Su entrambi i fronti, l’azienda appare dunque in difetto.alitaliaBIG

GLI ACCORDI

E addirittura ci sarebbero circa un centinaio di lavoratori coinvolti nella crisi 2008 dell’Alitalia (molti dei quali però poi riassunti dalla nuova compagnia di bandiera) che sono ancora in attesa della liquidazione che avrebbe dovuto essere pagata sette anni fa. Per quale ragione Alitalia non paga le liquidazioni? L’azienda nei giorni scorsi ha garantito ai sindacati che la questione sarà risolta nel giro di poche settimane. Ma resta il fatto che rispetto agli accordi c’è un ritardo che ormai sfiora i tre mesi. E comunque la vera preoccupazione degli ex lavoratori riguarda piuttosto gli assegni mensili di mobilità che dovrebbero sostenerli nei prossimi anni in attesa di una complicata ricollocazione per facilitare la quale la regione Lazio sta per far partire un apposito programma. È l’Inps che dovrebbe versare la mobilità.

Ma è diffusa convinzione sindacale che l’Istituto di previdenza stia prendendo tempo in attesa degli sviluppi dell’indagine aperta dalla procura di Roma per truffa ai danni dello Stato a carico di 36 piloti che percepivano l’indennità prevista dalla cassa integrazione benché lavorassero regolarmente all’estero per altre compagnie, con uno stipendio compreso tra i 13 e i 15 mila euro al mese. Il sospetto del-l’Inps è che sia solo la punta dell’iceberg di un fenomeno molto più esteso e più grave. E infatti decine di ex dipendenti Alitalia hanno appreso in via informale dall’istituto di previdenza che per incassare gli assegni dovranno sottoscrivere un modulo nel quale sarà necessario dichiarare di non aver trovato un’altra occupazione. Un passaggio che serve all’Inps per cautelarsi rispetto ad altri tentativi di frode ma che, inevitabilmente, allungherà i tempi per il via liberà alla mobilità.

Redazione

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