Emanuele Filiberto annuncia il suo ritiro dalle scene

L’ ultima volta che ho incontrato Emanuele Filiberto di Savoia con lui c’era la moglie Clotilde ed eravamo in un ottimo risto-I rante sotto la loro casa parigina nel 15° arrondissement: tartare di manzo da ricordarsela ancora, un bicchiere di bordeaux, dieci anni di matrimonio da raccontare. Clotilde oggi non c’è, è in scena al Café de la Danse con il suo spettacolo su Edith Piaf, da raccontare c’è il ritorno in Tv e molto altro, e la forchetta raccoglie dal piatto penne alla vodka che la mensa Rai ci propone coraggiosa. «Un bel cambio di prospettiva», ridiamo.

Come due anni fa, però, c’è una coincidenza di quelle evocative, la fresca elezione del presidente della Repubblica, un nuovo inquilino in quella che per 76 anni è stata la residenza dei Savoia, il Quirinale. «La casa degli italiani, l’ha giustamente definito Matta-rella. Sono felice della sua decisione di aprirlo al pubblico. Ci sono stato solo una volta con mio padre poco dopo il ritorno dall’esilio, invitati dal presidente Ciampi. “Benvenuti a casa vostra”, ci disse, ma il tour si limitò a poche sale di rappresentanza. Non vedo l’ora di fare la fila con le mie figlie, pagarmi il biglietto, perdermici. Sarebbe bello ci fosse anche papà… Ogni volta che ci passavamo davanti, lui indicava una finestra della Manica Lunga. “Quella era la mia camera”, sospirava».

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Ma Vittorio Emanuele ormai lascia di rado la Svizzera, il corpo aggredito dall’età, da uno scandalo di quelli che ti segnano: 7 giorni di carcere, un mese di arresti domiciliari e tre con il divieto d’espatrio, sin ironico dopo 56 anni a non poter rientrare in Italia, per una somma di reati poi dichiarati inesistenti. «C’è un prima e un dopo quel 16 giugno del 2006 in cui papà venne arrestato. Da allora, nulla è stato come prima. Fu una prova durissima psicologicamente e fisicamente, il suo nome sbattuto sulle prime pagine di tutti i giornali, gli stessi che un anno dopo dedicarono alla notizia dell’archiviazione sì e no un trafiletto, gli stessi che un mese fa neppure hanno scritto dell’indennizzo di 40 mila euro datogli a titolo di risarcimento per l’ingiusta detenzione. Un dolore atroce che papà ha vissuto con grande dignità, senza polemiche né clamori. Come talvolta accade, tutto questo male ha avuto almeno il merito di riunire la famiglia e riavvicinare papà alle sorelle, specie a Gabriella. Dopo anni a farsi la guerra, ora sono inseparabili».

E che il vento contrario sia spesso strumento per riordinare, capire ciò che conta davvero, anche Emanuele può dirlo. «Quando tre anni fa mi hanno trovato un tumore al setto nasale, che ancora oggi mi costringe a una terapia laser ogni quattro mesi per distruggere le recidive sul nascere, mi sono fermato a riflettere su quello che stavo facendo, sui miei affetti. Per tre anni sono rimasto lontano dal video, ho aperto una mia casa di produzione televisiva, un’altra cinematografica con cui realizzerò il nuovo film di Sylvain Chomet [pluripremiato regista d’animazione, ndr]. Ho disegnato una mia linea di T-shirt in collaborazione con Enzo Fusco. E ho deciso: Notti sul ghiaccio sarà il mio ultimo spettacolo televisivo. Non potevo dire di no a Milly, è grazie a lei e a Ballando se gli italiani hanno potuto conoscermi. Ma l’Emanuele Filiberto showman lascerà il posto all’imprenditore, e se tornerò in video sarà per progetti profondamente diversi. Non rinnego nulla di ciò che ho fatto, sia chiaro, ma il circo mediatico non fa più per me, quel continuo esserci per paura di venire dimenticati. È giunta l’ora di voltare pagina. Anche di impegnarmi nelle attività più legate alla dinastia Savoia, che quando papà non ci sarà più toccherà a me portare avanti. Ci sono migliaia di persone che vedono nella mia famiglia un simbolo. Tuttavia, non mi trasformerò in un principe da stereotipo: ho passato una vita a dovermi sentire all’altezza di un ruolo, ora ho capito che l’unica cosa che conta è essere all’altezza di se stessi».

Salendo nella scala delle priorità ci sono quindi le sue tre donne, Clotilde, Vittoria e Luisa. «Di mia moglie non ne voglio parlare, lo fanno già abbastanza gli altri e a vanvera». Emanuele si ferma qualche istante. «Come con Emilie Pastor… Hanno scritto che sono andato a vivere a Montecarlo per stare con lei, quando lei è solo un’amica d’infanzia. Pensa che ha trascorso l’ultimo Capodanno con me e Clotilde a Gstaad… Non devo dimostrare a nessuno quanto amo la mia splendida moglie, solo a lei. È vero, crediamo che amore sia libertà e non possesso, siamo spesso lontani, ma ogni coppia vive il proprio rapporto come meglio crede». E, ci fosse bisogno di una prova di “solidità”, ecco una telefonata per caso, mentre stiamo chiacchierando. Clotilde che annuncia felice di aver ritrovato sotto a un cuscino l’anello di fidanzamento. «Erano tre anni che non saltava fuori… Mia moglie è un meraviglioso caos».

A cui si aggiunge quello giocoso di due bambine di 11 e 8 anni, «non dire bambina a Vittoria, lei ci tiene molto a definirsi adolescente. Sono innamorato pazzo delle mie figlie, l’assenza dal video è stata anche dettata dalla volontà di non allontanarmi da loro. Papà mi ripeteva: “Voglio darti l’affetto che i miei genitori non mi hanno mai dato”, io che di affetto ne ho ricevuto tanto voglio darne ancora di più. A volte con Clotilde pensiamo a un altro bambino, ma fare figli è facile, crescerli bene difficilissimo. Cerco di essere un padre che accompagna, lasciando la libertà di decidere, anche di sbagliare. È importante imparare da subito ad avere fiducia in se stessi, si corrono meno rischi una volta più grandi. Penso a me, agli errori che ho fatto, alle vie di fuga che talvolta ho preso schiacciato dall’insicurezza… E poi è fondamentale parlare con i propri figli, di tutto. Eravamo a Parigi nei giorni che hanno sconvolto la città, abbiamo spiegato a Vittoria e a Luisa cosa stava succedendo, che non bisogna avere timore di chi è diverso da noi. La radicalizzazione che la paura porta con sé, gli estremismi alla Marine Le Pen, mi terrorizzano. Ricordiamoci che fascismo e nazismo sono nati in momenti di grossa incertezza, come quello che stiamo vivendo. Per fortuna in Italia c’è una figura di riferimento forte come Matteo Renzi. Mi piace molto, va aiutato, sostenuto. È l’unico in grado di raddrizzare l’Italia. La nostra Italia».

Redazione

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