Renzi fa il garantista mentre silura Lupi

Quello di Maurizio Lupi è un gesto di grande dignità e sensibilità”. Si mette in posafdopo il Consiglio Europeo di Bruxelles, Matteo Renzi, per parlare davanti alle telecamere. Sceglie con cura le prime parole ufficiali sulla vicenda che ha portato alle dimissioni del ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture: “È stato mosso da motivazioni di opportunità politica”. La frase clou: “Noi siamo davvero garantisti: non può bastare l’avviso di garanzia per chiedere le dimissioni di qualcuno. E qui non c’era neanche l’avviso di garanzia”. Non si fa mancare una battuta sulle ricostruzioni “davvero stravaganti” dei giornali. Tiene i toni bassi, minimizza, arrotonda gli angoli, il premier. Ma in realtà, ha vinto l’ennesima prova di forza: Lupi se n’è andato, apparentemente di sua sponte, dopo un pressing durato giorni da parte di Renzi e dei suoi, che è passato per colloqui a due e minacce sui giornali (“O te ne vai o ti faccio sfiduciare”). Dopo lo sfaldamento progressivo dell’Ncd.Lupi-annuncia-le-sue-dimissioni-volontarie-in-arrivo-per-oggi1

IL PRESIDENTE del Consiglio s’è trovato in mano una grana non facile da gestire, a livello d’immagine. Ma ha fiutato la possibilità di volgerla a suo vantaggio: con le dimissioni del ministro di Cl gli riesce un’operazione che avrebbe voluto compiere dall’inizio. Smontare la struttura di quel dicastero, gestire magari attraverso qualche fedelissimo i soldi e il potere derivanti dalle grandi opere. L’inchiesta gli ha dato una mano. E lui lo sa. Come sa che tra gli uomini di governo e nella sua cerchia stretta c’è più di un indagato. E allora, ecco la frase sul garantismo. E quella definizione, “opportunità politica”, che permette di valutare politicamente prima di tutto al premier caso per caso le posizioni giudiziarie dei suoi uomini. Data la premessa, ha scelto di difendere Vasco Errani, dopo la condanna in appello per falso ideologico. Lui allora si dimise, ma Renzi non ha mai smesso di considerarlo un interlocutore. Quel sistema di potere pesa. Data la premessa, può non chiedere a Vincenzo De Luca un passo indietro dalla corsa in Campania. Anche quello è un sistema di potere difficile da smontare. A proposito di sistema di potere, è iniziato il dopo Lupi: “Appena rientro in Italia assumerò l’interim per qualche giorno. Lunedì era già concordato un incontro con Mattarella”, chiarisce Renzi. L’interim non dovrebbe arrivare dunque fino all’Expo o addirittura fino alle Regionali. Il premier la soluzione non ce l’ha (anche perché in ballo di fatto c’è un rimpasto di governo) ma vuole fare presto. Al solito viene tirato fuori l’asso nella manica, l’uomo della Provvidenza. Il presidente dell’Anac, Raffaele Cantone, magistrato in aspettativa, che venne agitato tipo minaccia pure per la presidenza della Repubblica. “Cantone? Le valutazioni sui nomi dei ministri si fanno al Quirinale”, risponde Renzi in conferenza stampa. Quella soluzione gli risolverebbe una serie di problemi: sarebbe un colpo ad effetto nei confronti dell’opinione pubblica. E gli permetterebbe di lasciare il ministero unito, con tanto di struttura di missione: un modo per non alterare gli equilibri di potere attuali tra i renziani. Cantone non dispiace al Colle. Ma lui stesso è perplesso all’idea di passare da controllore a controllato.

In questo momento il candidato naturale al ministero delle Infrastrutture (che a quel punto verrebbe scorporato dai Trasporti) è Graziano Delrio. Il Sottosegretario a Palazzo Chigi è stato tra i più convinti oppositori della banda di Incalza ed è un politico di peso e di esperienza. Con lui sarebbe uno dei più stretti collaboratori del premier a controllare quella struttura. Ai Trasporti in questo schema dovrebbe andare un altro del Pd. Su questa strada c’è un ostacolo: le Infrastrutture le vuole dall’inizio Luca Lotti, braccio armato di Renzi anche e soprattutto per la gestione dei dossier inconfessabili. La rivalità tra i due Sottosegretari non è un mistero. Lotti per sua natura non può essere un frontman: e allora lo schema sarebbe un altro ancora. Spacchettamento del ministero e struttura di missione (quella che effettivamente fa le cose) a Palazzo Chigi, sotto il fiorentino. Da notare, ancora, che per le Infrastrutture Delrio dovrebbe lasciare Palazzo Chigi. In favore di chi? La candidata più probabile è la Boschi. E le riforme? Cercherebbe di tenersele. Non è detto sia possibile.

POI, io gli altri incastri. Per

Ncd dovrebbe entrare Quaglia-riello, che sogna il ministero dell’Istruzione. Non può averlo, visto che la Giannini rappresenta un gruppo di deputati appena entrati nel Pd. Anche qui, potrebbe intervenire uno spacchettamento, per dare al centrista l’Università. Ancora in corsa per un ministero anche Anna Finocchiaro. Serve agli equilibri del Pd. Si tratterebbe degli Affari Regionali, rafforzato con le deleghe per la gestione dei fondi europei per il Sud. Ora li ha Del-rio, che se resta a Palazzo Chigi non li molla. Un bel risiko.

Redazione

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