Video Highlights Milan-Cagliari 3-1: Sintesi e Gol

I impresa non è eccezio-9 naie. Terza vittoria del 2015 per il Milan, nove punti ottenuti contro le ultime tre della classifica. I rossoneri non sono da retrocessione, casomai a qualcuno fosse venuto il dubbio analizzando i numeri del nuovo anno. Non può dirsi però nemmeno guarita, la squadra di Inzaghi. Il test con il Cagliari — peggior difesa del campionato — assume contorni relativi, perché gira tutto giusto: gol sbagliato dagli altri in avvio, subito il raddoppio dopo l’1-1, traversa che evita il nuovo pareggio, rigore sgraffignato per evitarsi il solito finale di sofferenza e fischi. Il successo sarà servito a Inzaghi per protrarre l’avventura rossonera magari fino a fine stagione, ma il contesto — lo stadio praticamente vuoto — conta quasi più del risultato: questo è lo stadio (e la tifoseria) che si riempiva di 60mila persone per vedere il Diavolo, molto più povero di questo, perdere in casa con la Cavese in B. Passione, ecco tutto. Ha vinto una partita, il Milan, ma ormai ha perso quella. E a recuperarla non basteranno i gol di Menez — nuovo capocannoniere con Tevez, ma con un attaccante con questi numeri aumentano solo i rimpianti — o tre punti con la penultima in classifica.cagliari-milan-logo

I MOTIVI Il pressing alto del Cagliari in avvio ingigantisce le ombre in fondo alla caverna del Milan, che non riesce a passare la metà campo. Ma dura dieci minuti, il tempo che Sau spari appena fuori il controllo e tiro in area al 6’: con la curva piena, probabilmente, sarebbero arrivati fischi che avrebbero inibito ancora di più il timido Milan. E invece, nell’eco del Meazza interrotto soltanto dalla voce dei bambini delle scuole calcio sistemati sotto la curva Nord (loro sì con una passione ancora da coltivare), bastano un paio di cambi di gioco — e in questo Mexes e De Jong hanno un buon piede per allargare il campo, verso Abate e Antonelli che sprintano alle spalle dei terzini sardi — per abbassare il Cagliari di venti metri e invertire la pressione. Così sono i centrocampisti di

Zeman ad andare in difficoltà, accentuata dal ringhiare di Poli e, per una volta, di Van Ginkel, non proprio sbocciato ma almeno germogliato. Nasce proprio così il primo gol: pressione di Poli su Crisetig e palla a Re Mida Menez.

TAGLI ZEMANIANI Il proverbiale calcio zemaniano si intuisce appena, letto dietro il movimento a rientrare di Sau per giocare di sponda e favorire i tagli interni di Farias e Mpoku. Avelar è l’unico terzino a spingere, ma anche a soffrire di conseguenza, mentre dall’altra parte Gonzalez dura 45’, poi Zeman azzarda subito l’arretramento di Donsah. E la prima volta che può realmente sfruttare spazi davanti, il Cagliari colpisce con Farias, attivato da Sau e poi bravo a «bersi» Mexes prima di fulminare Diego Lopez. Che sia serata di grazia per il Milan, persino accademico in certe giocate del primo tempo, si vede dal destro al volo di Mexes che sbatte in terra e sorvola Brkic due minuti dopo l’1-1: gran gol, Milan di nuovo avanti. Ed è qui che si intuiscono i leggeri miglioramenti dei rossoneri. Il rientro di De Jong si sente eccome: l’olandesone, oltre a dirigere con discreto ordine sul corto e sul lungo, ripiega in aiuto alla difesa e soprattutto spezza le linee di gioco centrali del Cagliari, troppo poco tecnico per permettersi il ritmo ad alta velocità che servirebbe ai movimenti zemania-ni.

DIFENDI BASSO E SOFFRI Eppure il Cagliari preme e avvicina di nuovo il pareggio in pressione (traversa di Joao Pedro). Il Milan è squadra da contropiede – sai che impresa creare occasioni in questo modo contro Zeman… – ma al contempo soffre se si abbassa troppo. Torna in mente il Verona e quel 2-2 preso all’ultimo. Stavolta, ultimo segnale di benevolenza, arriva il rigorino su Cerci. Il fallo di Ceppitelli è abbondantemente fuori area, Tagliavento manda Menez sul dischetto e lo trasforma nel capocannoniere del campionato: 3-1 e niente patemi.

E IL CENTRAVANTI? Resta misterioso come nella squadra di Inzaghi, attaccante come ce ne sono pochi, abbia così poca importanza il centravanti. Destro resta sempre ai margini, perché la manovra si sviluppa sugli esterni ma sfocia pochissimo nel cross. Pazzini, invece, entra nel finale e fa in tempo a sbagliare praticamente a porta vuota, come Cerci nel recupero. Di certo, a Inzaghi non capitava.

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Redazione

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