Il ricatto di Matacena: se torno inguaio tutti

Se dovesse succedere qualcosa a me o ai miei familiari, verrebbero consegnati e pubblicati in Italia i numeri dei conti correnti svizzeri sui quali sono state depositate le somme delle tangenti dell’affare Telekom Serbia a favore di componenti di sinistra. Ma so anche storie di politici di Forza Italia”. Il latitante Amedeo Matacena, ex parlamentare di FI, da Dubai entra a gamba tesa su una delle vicende più controverse degli ultimi 15 anni. Fuggito negli Emirati Arabi da una condanna definitiva per concorso esterno in associazione mafiosa e da un’inchiesta della Dda di Reggio Calabria (che ha portato all’arresto anche della moglie Chiara Rizzo e dell’ex ministro dell’Interno, Scajola), Matacena provoca un terremoto.

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LO FA PRIMA con un’intervista all’Ansa che gli serve per lanciare messaggi, poi contattato su Skype dal Fatto, minaccia di fare i nomi dei politici che avrebbero intascato le mazzette e si scaglia con il parlamentare Davide Mattiello, componente della commissione antimafia che da mesi si sta battendo chiedendo al governo chiarezza sul perché Matacena non rientra in Italia. “Io mi domando per chi fa il ventriloquo – spiega il latitante – Perché io devo capire. Se mi succede qualcosa ci saranno le condizioni perché vengano consegnati i conti correnti svizzeri in cui sono stati incassate le tangenti di Telecom Serbia. So che quei numeri li hanno anche altre persone. A me li consegnò un broker amico mio che fece l’operazione per conto di tre soggetti della sinistra italiana di altissimo lignaggio”.

Matacena fa capire di sapere molto di più di quanto è disposto a dire: “Questo broker è morto giovanissimo, non aveva neanche sessantanni quando fu colpito da uno strano infarto. Di altre morti strane io purtroppo ne ho già viste. Facevamo le vacanze nello stesso luogo quando, un anno dopo lo scandalo Telecom Serbia, mi consegno i numeri di quei conti correnti senza spiegarmi la storia delle tangenti”. Matacena li ha conservati e al momento opportuno è disposto a tirarli fuori. Getta ombre sull’impegno di Mattiel-lo e lo collega alle confidenze ricevute dall’amico broker: “Se dice di essere preoccupato per la mia incolumità evidentemente qualcuno ha saputo dei conti correnti svizzeri”.

E MENTRE gli avvocati e la moglie del latitante prendono le distanze da Matacena sostenendo di non saperne nulla, l’ex parlamentare di Forza Italia ricorda che, stando “ai servizi segreti, questi soldi (diversi milioni di euro) sono stati portati in Svizzera con un aereo privato. Andate a chiedere a chi ha fatto le indagini”.

I nomi? “Si possono ricavare dalle indagini fatte a suo tempo. Cercate di capire perché tante cose che riguardano la sinistra italiana sono state insabbiate nel corso degli anni. Non è successo niente nonostante fu istituita la commissione Mitrokin. Abbiamo avuto degli esponenti importanti della sinistra italiana, membri del Kgb che hanno fatto la spia in Italia, eppure non è mai stato aperto neanche un procedimento nei confronti di questa gente. So qual è la banca in cui sono state depositate le tangenti, ma al momento non lo rivelo. I servizi segreti sanno tutto. La cifra esatta della tangente non la dico ma è stata equamente divisa tra i tre politici della sinistra. Perché ne parlo solo ora? Prima non c’erano problemi di incolumità. Ho tenuto quei numeri perché avevo già una condizione difficile”.

Il componente dell’Antimafia Davide Mattiello non manda giù l’accusa di essere un ventriloquo. “Di chi poi? – replica -Sono convinto che Amedeo Matacena abbia tante cose da dire. Che le dica. Personalmente non ho niente da difendere o da nascondere. Non è a me che spaventa dicendo quelle cose”.

E sull’affair Telecom Serbia: “Lui parla di conti in Svizzera -aggiunge Mattiello – Apprendiamo dal latitante Matacena che ci sarebbero tre conti di cui lui ha i numeri che riguardano delle tangenti. Benissimo, questa è una notizia criminis che va portata all’attenzione di una magistratura. Dal momento che il segreto bancario è da poco caduto, se è vero, la giustizia deve fare il suo corso. Se non è vero, è l’ennesimo comportamento intimidatorio di un uomo che, condannato per mafia, fa il latitante”.

IL PARLAMENTARE PD bacchetta anche il governo sui tentativi falliti per fare rientrare in Italia Matacena e fargli scontare la pena per mafia: “Penso che si potevano fare altre pressioni di natura politica per ottenere l’estradizione. Perchè questo non sia avvenuto è una domanda che rimane sul tavolo della commissione antimafia”.

Nel 2000 l’Italia e gli Emirati hanno sottoscritto la convenzione di Palermo sui crimini transnazionali che hanno a che fare con la criminalità organizzata. “In quella convenzione c’è l’articolo 16 sull’estradizioni secondo cui, se non ci sono trattati specifici, si possono scambiare degli arrestati condannati in uno dei due paesi. Si sarebbe potuto fare appello a questa convenzione. Ma non è stato fatto”.

Redazione

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