Muore mentre va a giocare a calcio «Aveva 14 anni, prendete il pirata»

MONZA Un borsone da calcio di colore azzurro accartocciato sull’asfalto, sui fianchi la scritta Dominante, società sportiva un tempo nel circuito dell’Inter; una Citroen Ci devastata dall’impatto contro una jeep e altre tre macchine in coda danneggiate nella carambola; poi c’era una sesta macchina, ieri mattina alle 9.45 tra via Ramaz-zotti e viale Brianza, in una ricca zona residenziale di Monza, lungo il perimetro del parco. Chi guidava quest’ultima macchina veniva da via Ramazzotti e si immetteva su viale Brianza, non ha rispettato la precedenza, avrebbe «innescato» la tragedia, è scappato ed è ricercato dai vigili, a caccia di un’Audi grigia, forse una Q5, nella speranza di un aiuto dalle telecamere di videosorveglianza (banche, benzinai, ville).

L’automobilista della jeep, un italiano di 36 anni, per evitare l’impatto con l’Audi ha deviato e ha invaso l’altra corsia, almeno così ha raccontato. Sull’altra corsia, ferma con la freccia a sinistra per girare su via Ramazzotti e raggiungere il campo da calcio, a duecento metri di distanza su una strada tranquilla con gli alberi già in fiore, c’era Nunzia Minichini, 40 anni, alla guida della Citro-en Ci. Nunzia, ricoverata in coma, con il rischio di un’amputazione a una gamba, la sinistra, accompagnava il figlio Elio, 15 anni a giugno, centrocampista, promessa monzese, che un’ora e un quarto dopo per la categoria «Giovanissimi regionali» avrebbe sfidato con i compagni la Luciano Manara, squadra lecchese. Elio non sono riusciti a salvarlo. Troppo gravi le ferite.655973_-1486-kIK-U104025299360171cE-700x394@LaStampa.it

L’ospedale, il San Gerardo, era vicinissimo. Subito dopo la sede della Dominante. Tutto inutile. Quand’è arrivato papà Corrado Bonavita, che aveva trasportato a un’altra partita l’altro figlio più piccolo, di dieci anni, voleva distruggere il mondo a pugni. L’hanno fermato in cinque, faticosamente. Corrado ha promesso che «quel bastardo la pagherà», s’è accasciato sul corpo senza vita di Elio, l’ha stretto in un abbraccio silenzioso, infinito. Un dirigente della Dominante che l’ha seguito nella stanza dell’ospedale, padre anche lui, ci dice: «Volevo uccidermi per lo strazio».

L’uomo parla davanti al campo di calcio, di erba sintetica. La gara è stata annullata. I compagni di squadra sono al San Gerardo. Un ragazzino domanda come si possa chiudere il profilo Facebook di Elio, per impedire che venga «saccheggiato», che si prendano le fotografie. Le fotografie sono poche, ritraggono Elio in posa con la sua formazione, al mare con gli occhiali da sole, in compagnia di un’amica del cuore, la stessa che ha lasciato scritto sul social network: «Sapere che una delle persone migliori del mondo è morta per colpa di un figlio di p… al volante…».

Ieri mattina la squadra era al completo al campo. Mancava solo Elio, che di solito alle partita arrivava accompagnato da un dirigente, il quale prelevava altri ragazzi e sulla strada passava dai Bonavita, originari di Napoli e residenti a Villasanta, sul lato opposto del parco di Monza rispetto a via Ramazzotti e viale Brianza. Al campo è cominciata a girare la voce che c’era stato un incidente e che c’era una borsa sull’asfalto, della Dominante. I ragazzini sono corsi, i genitori insieme a loro. C’era anche Mauro Bartolotta, l’allenatore, 32 anni, adesso impegnato a dar risposte ai ragazzini che insistono a chiedergli perché, perché mister? Bartolotta si sforza di non piangere, racconta: «Elio era da noi da un anno, giocava a Villasanta, il suo paese. Un ottimo calciatore ma perdoni… il calcio… non mi va… Elio è, era un ragazzo d’oro, educato, cortese, rispettoso delle persone. Merito suo, della famiglia».

Chi è il «pirata»? A chi appartiene l’Audi? Su via Ramaz-zotti, specie di domenica mattina, in un quartiere non di passaggio, ci sono per lo più le macchine dei residenti, di chi porta i figli al calcio, di chi esce dalla parrocchia, di chi è stato al bar a prendere le brioches per la colazione in famiglia.

 

Redazione

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