Pisapia non si ricandiderà: Stanchezza? No, soltanto coerenza

MILANO Un’ora con i suoi collaboratori più stretti. Un’altra ora al telefono con tutti gli assessori della sua squadra per informarli di quello che sarebbe successo da lì a poco. Giuliano Pisapia, sindaco di Milano, sceglie una domenica pomeriggio condita da una pioggerellina uggiosa per annunciare che non si ricandiderà alle elezioni comunali del 2016: «È venuto il momento di dire che non sarò candidato a diventare il tredicesimo sindaco di Milano».

Il dado è tratto. Le voci sempre più insistenti del passo indietro, i partiti sull’orlo di una crisi di nervi, le fibrillazioni del mondo arancione. E lui, il sindaco, tetragono, che procedeva per la sua strada: «Lo dirò al momento opportuno». L’annuncio era previsto prima dell’apertura di Expo. Ieri, l’accelerazione con una convocazione urgente di una conferenza stampa. «Fin dalla campagna elettorale del 2011 ho sempre detto tre cose. La prima: che se avessi vinto avrei fatto un solo mandato». Parla di una scelta fatta per «coerenza» e non per «stanchezza». «Perché la politica non deve essere una professione ma un servizio». Ricorda che non è mai stato uno «attaccato alla poltrona» tanto che si dimise da presidente della commissione Giustizia. «E poi, nessuno è indispensabile». Per il futuro non vede ruoli politici nazionali o di altro genere e rispedisce al mittente l’accusa di essere un traditore: «È un tradimento fare cose diverse rispetto a quelle che si dicono. Io ho fatto quello che ho sempre detto alle persone con cui ho parlato».1682232-pisapia

Assicura di non aver parlato della sua decisione con il presidente del Consiglio Matteo Renzi e di non aver ricevuto pressioni dai partiti. Soprattutto, quello di maggioranza, il Pd. Ma avverte anche che sarà il sindaco di tutti i milanesi fino all’ultima ora dell’ultimo giorno del suo mandato «con tutto l’amore e la stessa fermezza». Quindi, ogni decisione sul futuro candidato e sulle future alleanza del centrosinistra, dovrà per forza fare i conti con la sua persona e con quello che chiama il «progetto»: un’alleanza che tenga insieme la sinistra, a partire dal Sel, continuando con i movimenti civici. Non fa nomi: «Parlare ora di candidati è la cosa più sbagliata in assoluto». Ma i possibili papabili già ci sono e si stanno muovendo dietro le quinte. C’è il parlamentare Emanuele Fiano, c’è l’assessore al Welfare, Pierfrancesco Majorino, c’è Umberto Ambrosoli, c’è Ivan Scalfarotto. E altri si aggiungeranno in un futuro molto prossimo. La grande corsa a sindaco di Milano è appena iniziata.

Redazione

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