Salvini lancia la sfida per Milano: io in campo, facciamo le primarie

MILANO «Sono a disposizione. Ma se sarò il candidato sindaco, non tocca a me dirlo: saranno i milanesi». Pisapia ha appena annunciato la gran rinuncia. Salvini non lascia passare che una manciata di minuti. Per dire che lui è pronto alle primarie di centrodestra. Dell’argomento, però, non ha discusso con Berlusconi, che pure ha sentito per telefono: al momento della chiamata, Pisapia non aveva ancora parlato.

Il «Capitano» leghista non fa nulla per nascondere il godimento: «È una gran giornata. La sinistra ammette il suo fallimento e Milano può tornare a sperare dopo anni di buio». E lui, appunto, potrebbe essere il concorrente del centrodestra alla poltrona più importante: «A Milano serve qualcuno che ami la città e la conosca bene. Sono stato per 20 anni tra i suoi amministratori e sul mio affetto credo non ci siano dubbi». Eppure, Salvini negli ultimi mesi è apparso lanciatissimo per diventare l’anti Renzi. Il leader di un centrodestra profondamente modificato rispetto a quello a trazione berlusconiana.173622278-28c4b0c3-e417-4d91-9128-15c544324ed8

Ma i tempi sembrano per lui decisivi: «A livello nazionale c’è Sua Maestà Renzi. Se avrà la bontà di consentire agli italiani una scelta, a me piacerebbe essere in campo come alternativa. Però, le Politiche saranno quando Renzi decide. Le Comunali sono tra un anno». Ma per Salvini ieri è la giornata in cui «Pisapia ha ammesso i suoi 4 anni di niente. Si è reso conto di essere inadatto e di avere una squadra pessima». Le primarie, secondo Salvini, sono la strada per il centrodestra: «Mi è arrivata una marea di sms di gente che respira di sollievo: vigili, commercianti, tranvieri. Mi dicono: mi raccomando, ti aspettiamo. Io rispondo che non sono superman, ma se servo, ci sono. Altrimenti, sosterremo chi merita». Il primo pensiero va all’Expo: «Non è il massimo arrivarci con un sindaco che dice “me ne vado”. Meglio sarebbe stato annunciarlo prima e votare in primavera». Il secondo pensiero è per il «peso» della città: «Già con Pisapia Milano a Roma è contata zero. Chissà ora, con il suo annuncio di lasciare. Non oso immaginare i tagli». Da canto suo, Salvini butta giù a caldo un embrione di programma: «Un po’ di pulizia e un po’ di ordine. Sulle strade, sui mezzi pubblici, ai semafori e nei quartieri delle case popolari. E poi ridurre le tasse a livelli mostruosi, soprattutto sulle attività: le saracinesche di negozi e imprese continuano a calare».

Redazione

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