M5S: prescrizione più lunga Niet del Pd: “Non si cambia”

I Cinque Stelle bussano, il Pd non apre. Niente trattativa sulla prescrizione. Perché le distanze sul provvedimento restano siderali, e perché sulla giustizia la maggioranza del dopo Lupi deve procedere con passi cauti. E allora, no ai Cinque Stelle che si sono offerti di votare la legge oggi in aula alla Camera, in cambio di “tre piccole modifiche”.

PRIMA tra tutte, la sospensione senza limiti del decorrere della prescrizione dopo la sentenza di condanna in primo grado, al posto dei due anni di interruzione previsti dall’attuale testo. Un segnale in linea con il Beppe Grillo del nuovo corso (più) dialogante, come chiarito dal fondatore nell’intervista al Corriere della Sera di tre settimane fa: “Siamo pronti al dialogo con tutti, anche con il Pd”. Così, dopo essersi astenuto in commissione Giustizia, il M5S rilancia sul provvedimento. “Siamo pronti a votarlo in cambio di tre modifiche, non trattabili” spiega il deputato Andrea Colletti. La prima richiesta è la sospensione della prescrizione dopo la sentenza di condanna di primo grado, “come avviene in Spagna e in tutti i Paesi del Common Law” sostiene Colletti. Secondo punto, “l’aumento della prescrizione minima al massimo edittale, accresciuto di un quarto” nonché “l’aumento della metà per tutti i reati contro la pubblica amministrazione, per i reati societari e per omicidio colposo”.142552528-95d717c2-6cd7-4b29-b631-afa8b9a7495a

Ed è una controproposta alla maggioranza che ha aumentato della metà la prescrizione “solo” per la corruzione semplice, aggravata e in atti giudiziari. Ultima richiesta del M5S, “il superamento della ex legge Cirielli che impone un limite bassissimo alla prescrizione massima: noi vorremmo portarlo al doppio della prescrizione normale”. Insomma, i 5 Stelle chiedono un ripensamento sui punti cardine del testo. Ma non lo considerano una pretesa esagerata: “Non chiediamo la luna, solo buon senso. Non possiamo accettare un compromesso eccessivamente al ribasso”. E allora, ecco il testo alternativo “che non è così timido come quello uscito dalla commissione Giustizia”. Domanda: sulle proposte c’è stato qualche contatto preliminare con la maggioranza? Colletti nega: “Vogliamo dialogare in aula, alla luce del sole. E comunque queste proposte le abbiamo già fatte in commissione”. Si parla anche di ddl anticorruzione, atteso ormai da 738 giorni (è in calendario in Senato per oggi, ma slitterà a domani). E il senatore Mario Giarrusso la butta lì: “Noi abbiamo voglia di votare gli emendamenti del Pd”. Come a ribadire che il Movimento offre i propri voti su “norme condivise”.

SULLA PRESCRIZIONE però non c’è proprio margine. Lo dice (indirettamente) Matteo Renzi, celebrando l’attuale testo: “Tra le norme della Severino e quelle del ministro Orlando i tempi si allungano a circa 18-19 anni. Si fa in tempo a diventare maggiorenni, se non lo becchi in 19 anni qualche problemino ce l’hai”. Lo conferma Walter Verini, deputato dem e membro della commissione Giustizia: “Sono sicuro che lo fanno con spirito costruttivo, ma i Cinque Stelle non possono rilanciare sempre a ‘più uno’. Tra l’aumento delle pene e quella della prescrizione i tempi perché si prescriva il reato di corruzione salgono sopra i 18 anni, proprio come dice Renzi”. Resta il fatto che congelare la prescrizione dopo la sentenza di primo grado è una richiesta di molti magistrati. Verini replica: “Noi abbiamo retto su una modifica importante, che per tanti garantisti è fin troppo severa. E poi stiamo aumentando la prescrizione per tanti reati: per quelli ambientali si arriverà a 30 anni”. A pesare però è anche la necessità di non irritare troppo Area Popolare e in particolare l’Ncd, già rumorosamente contrari al ddl approvato in commissione. “Ci saranno modifiche al testo” aveva pronosticato il viceministro alla Giustizia Enrico Costa (Ndc). Prima che deflagrasse il caso Lupi. “Vogliamo chiudere oggi, nelle otto ore previste, e pazienza per chi non ci sta” riassume asciutto un renziano di peso. Ma il Nuovo Centrodestra è agitato. E continua a pizzicare sul fronte intercettazioni. “Vanno regolamentate” sosteneva ieri Angelino Alfano in un’intervista a La Stampa, invocando una stretta sulla pubblicazione delle registrazioni. E Gaetano Quagliariello insiste: “In commissione Giustizia della Camera c’è il ddl del governo di riforma del processo penale, con una delega proprio sulle intercettazioni. Si può ripartire da lì”. Parole che in ambito Pd vengono liquidate a scosse di assestamento. Per ora.

Redazione

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