Tsipras e Merkel, c’è la pace ma la Gracia ha perso

Due cose sono accadute ieri. Una ha a che fare con le photo opportunity, l’altra con la politica. La prima è il viaggio – in classe economica, posto finestrino – di Alexis Tsi-pras a Berlino per un incontro a due con Angela Merkel. Il premier greco e la cancelliera si sono visti, hanno sfilato davanti ai soldati, ascoltato gli inni e fatto una conferenza stampa per dire che sì, ci sono differenze, ma tutti sono al lavoro per trovare una soluzione. “Vogliamo che la Grecia sia forte economicamente, che cresca e che venga fuori dalla alta disoccupazione”, ha messo a verbale Merkel. “I greci non sono fannulloni e i tedeschi non sono colpevoli dei nostri malanni”, ha sostenuto Tsi-pras: “Non è giusto fare satira paragonando Merkel ai nazisti. Dobbiamo accantonare gli stereotipi”.

IL PREMIER greco ha anche buttato lì pure un accenno ai risarcimenti per i danni della Seconda guerra mondiale che la Germania dovrebbe ad Atene: “È un problema morale, non materiale”. La cancelliera s’è limitata a dire che la questione “è chiusa”. Il punto è che – al di là delle photo op -nella sostanza ha vinto e costretto (non da ieri) Tsipras a rimangiarsi le promesse elettorali e seguire il programma che la Troika – oggi pudicamente chiamata “Istituzioni” – ha stilato per la Grecia tempo fa.merkel-tsipras-vertice-aiuti

Il leader della sinistra greca s’è infatti fatto precedere a Berlino da un’indiscrezione – non smentita – dell’agenzia tedesca Dpa, che cita fonti governative di Atene, sui contenuti delle “riforme” che l’esecutivo Tsipras si appresta a proporre alle “Istituzioni”: una riforma delle pensioni “alla Fornero”, con età di uscita dal lavoro a 67 anni (da 62 solo con 40 anni di contributi), l’aumento dell’Iva per le isole turistiche e delle accise su tabacchi e alcol. Cose, specialmente la riforma del sistema previdenziale, escluse dal programma con cui Syriza ha vinto le elezioni. Non mancherà – sostiene Dpa – un appello agli evasori e a chi ha esportato illegalmente capitaliall’estero in queste settimane: “Sappiamo chi sono e diamo loro un’ultima chance per salvarsi”. Torna pure la promessa – un po’difficile da mantenere nella pratica – di recuperare 500-800 milioni dalle aziende straniere che hanno corrotto i funzionari greci per fare affari ad Atene (il caso più famoso è quello della tedesca Siemens).

I problemi della Grecia, però, sono molto più immediati. Il primo è una drammatica crisi sociale: ieri, ad esempio, l’associazione dei farmacisti ha fatto sapere che ormai i medicinali scarseggiano, mentre una tv privata ha mostrato gli scaffali dei supermercati ad Atene in cui sono quasi finiti i prodotti alimentari d’importazione. Il secondo riguarda lo Stato greco: Tsipras deve rimborsare prestiti per 1,5 miliardi entro marzo e altri 2 entro aprile. Se non lo fa, va in default e finisce fuori dall’euro: è la cosiddetta “Grexident”, l’uscita casuale, cui accenna anche una lettera dello stesso Tsipras a Merkel del 15 marzo rivelata dal Financial Times.

DEL PRIMO PROBLEMA, in ogni caso, all’Eurogruppo non ci si occupa, del secondo sì: se volete i soldi per non fallire, dovete fare le riforme. Così il governo di sinistra ha cominciato a pensare come tagliare le pensioni e alzare le tasse. Ricatto? Ieri, in conferenza stampa, Mario Draghi è trasecolato: “L’esposizione della Bce verso la Grecia è raddoppiata da dicembre, passando da 50 a 104 miliardi. Come si fa a parlare di ricatto?”. Il governatore si riferisce però al programma ELA, che serve a tenere in vita le banche greche – e a non far subire perdite a quelle del resto d’Europa – non a pagare stipendi statali e pensioni e nemmeno a saldare i debiti dello Stato. Lo ha chiarito lo stesso Draghi: “La liquidità d’emergenza non può essere usata per finanziare il deficit”. Le Borse, visto il cedimento di Tsipras, credono comunque nell’accordo. La Grecia, infatti, non ha più nemmeno la possibilità di minacciare l’uscita dall’euro: “Il rischio non è più sistemico”, spiega sempre Draghi. Tradotto: non farebbe così male come sarebbe stato nel 2010.

Redazione

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