Alessandra Amoroso: “Pensavo di aver trovato il grande amore, ma non era lui”

Ha venduto più di un milione di dischi e ora pubblica il suo primo libra “A mio modo vi amo”: «È la frase con cui saluto i fan alla fine dei concerti», spiega, «lo ho bisogno fisico di trovare sempre amore intorno a me. Pensavo anche di avere trovato l’anima gemella in Luca. Invece è finita…». E poi confida: «Da bambina sognavo di prendere i voti. Ma sarei stata una suora che ne combinava troppe! Però mi sento un po’ una suora laica. In fondo la musica è protezione»

Sono stati giorni di pianto e di malinconia per Alessandra Amoroso. Troppo recente la morte della cugina Naedi Combatteva con la leucemia da nove mesi. Non ce l’ha fatta. Aveva solo quarantanni». Gli fa compagnia nella sua casa romana Giacomo, l’a-mico prediletto con cui ha messo insieme e scritto A mio modo vi amo (Mondadori, 18 €), originalissimo carteggio di stampo ottocentesco tra due amanti per niente clandestini, una giovane cantante e la big family crescente dei suoi fan.

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Non sempre sono lacrime dì gioia quelle che racconti nel libro. «La notizia di Naedi mi è arrivata a Marcianise. Non parlo mai dei miei problemi in pubblico ma, questa volta, non sono riuscita a fermare le lacrime. Lacrime di dolore. Davanti a gente che aveva fatto una fila di otto ore per stare con me». Magari ha imparato ad amarti ancora di più. «Cerco di essere sempre sincera con loro e quel giorno era tutto più grande di me».

A mio modo vi amo, il titolo del tuo libro.

«Sono anni che chiudo i miei concerti ringraziando la gente: “Voi rendete la mia vita speciale e a mio modo vi amo”. Un amore diverso da quello che si prova per un genitore o un compagno. Così grande che nessuno lo può capire».

Un appassionato scambio epistolare con la grande famiglia dei fan.

«Li ho esortati: scrivetemi le sensazioni che provate quando mi ascoltate e quando mi abbracciate».

Tutto nasce da una mail.

«Quella che mi scrisse cinque anni fa Derena, la cugina di Francesco, un bambino colpito da una malattia rara che lo tiene immobile su una carrozzina. Ascoltava la mia voce e smetteva di piangere». Lo hai conosciuto? «Oggi Francesco ha nove anni e siamo amici. Ha bisogno di cure. Il ricavato del libro andrà a lui. Non doveva e non voleva essere un libro tipo “Le mie memorie”. Il mio viaggio è ancora troppo breve. Non ho il bagaglio per scrivere una biografia. Volevo solo raccontare una grande storia d’amore». Sei nata a Galatina.

«Solo di passaggio. Ho sempre vissuto a Lecce».

Da una famiglia qualunque di Lecce a star assoluta all’Arena di Verona.

«Ho avuto fortuna nell’incontrare le persone giuste, ma anche tanta tenacia».

Hai cominciato cantando e non hai più smesso.

«Mia mamma era una canterina. Cantava sempre».

Ti costringeva a cantare con lei?

«Non mi ha mai costretto a fare niente».

Cosa cantavate insieme?

«Un pezzo in particolare. Però, non ricordo il titolo e nemmeno il cantante». Accennami una strofa…

(canta al telefono) «Questo disco è il mio pensiero d’amore».

Il mitico Mal, il bellone anni ’70 che piaceva alle ragazze che oggi sono nonne e mamme, come la tua. «Proprio lui. Ma cantavamo anche Battisti e Baglioni».

L’anagramma di Alessandra Amoroso: “Arrossendo lama osa”. Una timida che sa andare alla guerra. «Mi riconosco in pieno. Ho vissuto e superato tante difficoltà che mi fanno essere oggi la donnina che sono».

Volevi fare la suora.

«Vero. Ma sarei stata una suora che combinava troppi casini. Un po’ faccio la suora laica, mi piace ascoltare le confidenze degli amici. In fondo, anche la musica è protezione».

Uomini e donne, genitori e figli tra i tuoi fan e un comune denominatore: l’emozione.

«Mi vedono come una di loro. Fragile e sensibile. Una persona sincera e pulita che si dà al mille per mille». Platinette mi ha detto: “Emma può piacermi come fenomeno pop, ma Alessandra mi fa piangere quando canta. Smantella le mie difese. Ha quella leggera incrinatura della voce che mi ricorda Mia Martini”. «Ogni volta che ci vediamo, io e Mauro, è un tripudio di emozioni. Gli voglio molto bene».

Mauro alias Platinette.

«Per me è un lui, senza trucco né parrucche. A Sanremo mi è piaciuto tanto. Gli ho fatto i complimenti».

A proposito di Emma, non sembrava felice a Sanremo, in quel ruolo.

«Se mi avesse chiesto un consiglio, le avrei detto di lasciar perdere. Ma non l’ha fatto. Non la voglio criticare. Io ho un altro carattere. Non mi faccio mai vedere debole. Ho la tenacia del leone. Come mio papà».

La famiglia allargata dei fan e la tua, due sorelle incluse.

«Ho il bisogno fisico di trovare sempre quel calore, amore e fiducia intorno a me. Qualsiasi persona, ho bisogno di sentirla parte del mio mondo».

Poi c’è Maria De Filippi. “La mia mamma famosa” la definisci.

«Ha visto il talento in me, mi ha accolta e incoraggiata nei momenti difficili. Le dissi: “Mi dispiace, non riesco a dimostrarti tanto con le parole”. Lei: “Mi basta guardarti negli occhi”. Una settimana fa siamo state insieme a mangiare. Io straccetti di pollo, lei insalata di pesce».

Chi ha tante mamme e tante amici come te può anche fare a meno di un compagno?

«Il mio sogno è tornare un gior- H no nella mia ter- g ra, il Salente, con i il mio uomo e avere un casale 1 con cani, cavalli i e un salotto enorme per grandi cene. In realtà, non so dove la vita mi porterà».

Credi nell’anima gemella? «Pensavo d’averla trovata in Luca. Evidentemente non era così».

Perché non ha funzionato?

«Si cresce e cambiano le esigenze. Succede».

Vivi sola a Roma?

«Non da conduttrice. Non è il mio mestiere. Forse, da cantante».

Le tue passioni musicali di oggi? «Mi sono fissata con Sam Smith. Mi piace molto anche Marco Mengoni. Siamo amici. Lui adesso vive a Milano. Ci si becca quando vado su». L’apice della tua giovane storia? «L’Arena di Verona. Le collaborazioni con Morandi, Baglioni, la Mannoia e Pino Daniele. Essere riconosciuta dai grandi della musica».

Redazione

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