Alfono perde il Patriot Cat ma si rifa con le intercettazioni

Chiedetelo al governo! Chiedetelo ad Alfano che prima l’ha scritta e poi l’ha levata!”. Piuttosto innervosita dalle domande, la presidente della commissione Giustizia Donatella Ferranti abbandona il capannello dei giornalisti lanciando in pasto il ¡’accuse al ministro dell’Interno. Bisognerebbe avercelo davanti, per capire, o almeno provarci, la schizofrenia delle ultime giornate. Da una parte, da leader dell’Ncd, spinge per una stretta all’uso delle intercettazioni da parte dei magistrati; dall’altra, da titolare del Viminale, si è avventurato talmente tanto nel terreno delle indagini telematiche da proporre l’uso di “captatori occulti” nei computer di sospettati di una serie di reati, tra cui quelli legati al terrorismo. L’avventura, diciamolo, è andata male. Non solo perché si sono levate le voci di esperti di diritto e di tecnologia per spiegargli quanto fosse pericolosa e invasiva quella norma. Ma soprattutto perchè ieri mattina, dopo aver letto i giornali, Matteo Renzi è stato costretto a dire che quell’emendamento andava “stralciato”.1426115229-0-il-ministro-alfano-rafforzare-la-legge-sullo-scioglimento-per-mafia

PER LA VERITÀ, ci hanno provato fino all’ultimo a trovare una soluzione che evitasse la sonora figuraccia della marcia indietro. Fuori dall’aula della commissione, ieri mattina, il sottosegretario Filippo Bubbi-co ha chiamato a rapporto il deputato di Scelta Civica Stefano Quintarelli, informatico e principale sostenitore della deriva autoritaria contenuta nel Patriot Act scritto da Angelino Alfano. “Come possiamo metterci mano?”, è stata la domanda. Ma una toppa in quattro e quat-tr’otto era complicata da mettere. Così, hanno preferito sospendere tutto, lasciando che le agenzie battessero il gran rifiuto del presidente del presidente del Consiglio: “Matteo Renzi – è il lancio delle 11.30 – ha chiesto ed ottenuto lo stralcio dal ddl antiterrorismo del passaggio che consente di ‘frugare’ nel computer dei cittadini”.

Si dirà: ma non era l’emendamento del governo? Spiega il Pd Ettore Rosato che “questo genere di testi vengono predisposti dal ministero competente, non passano dal consiglio dei ministri”. Tradotto, è farina del sacco di Alfano e se ne sono accorti solo ieri quando si sono trovati di fronte la richiesta di tutti i gruppi (Pd compreso) di rivedere quella norma. Siccome non ci si poteva presentare in Aula con una zavorra del genere, si è deciso di rimandare la discussione all’interno della proposta di legge che rivedrà anche le intercettazioni.

NON SARÀ un affare da poco. Perché la sensibilità sul tema non è poi così diffusa. Prima di allontanarsi con il ¡’accuse contro Alfano, la Ferranti aveva trascorso l’ultimo quarto d’ora a ridicolizzare i giornali che si erano permessi di lanciare l’al-larme-privacy “manco fosse la terza guerra mondiale”. “Non avete capito niente”. E Quinta-relli? “Ma sì, povero, gliel’ho spiegato… gli informatici non capiscono di diritto: la norma del codice di procedura penale è rimasta identica. È sempre il giudice che autorizza l’intercettazione. Non c’è nessuno spione. Hanno solo aggiunto due righe in cui spiegano che in alcuni casi si può fare questa cosa dell’accesso remoto al computer”. Ecco, quelle due righe, sono quelle che Renzi ieri mattina ha dovuto far sparire in fretta e furia.

Ma al di là delle incomprensioni tra giuristi e informatici, non sarà facile coniugare la delicatissima questione del controllo telematico anti-terrorismo con l’altrettanto spinosa vicenda delle intercettazioni telefoniche. Alfano, come prevedibile, l’ha buttata sul già sentito: “È curioso – ha detto – il comportamento di alcuni, che erano assolutamente interessati a frugare nelle vite altrui, anche quando si trattava di gossip, e ora diventano tutori della privacy quando si devono fermare i terroristi”. Il punto, come vi abbiamo spiegato ieri, è che le intercettazioni sono autorizzate per un periodo circoscritto. L’accesso da remoto ai computer (che, così com’era scritto, non riguardava nemmeno solo i potenziali terroristi) consente di acquisire dati, documenti, immagini, conversazioni relative all’intera vita dell’individuo. Con l’aggravante di non avere alcuna certezza sulla provenienza delle prove eventualmente raccolte. Il garante della Privacy Antonello Soro, ieri, ha festeggiato il supplemento di riflessione, “quanto mai necessario quando sono in gioco libertà e diritti fondamentali”. Ma lui, direbbe la Ferranti, non capisce di politica.

Redazione

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