Magia Vettel, Ferrari prima dopo due anni

C’è voluto poco tempo, se si guarda la situazione da un certo punto di vista. Ne è servito tantissimo, se la si guarda da un’altra prospettiva. Ma comunque la si veda, resta un fatto: la Ferrari ha vinto in Malesia il primo GP della nuova era, poco importa se la si voglia chiamare Era-Vettel, Era-Marchionne o Era-Arrivabene.
E’ successo a Sepang, ed è successo – questo è il bello – per un motivo semplice, semplicissimo: la Ferrari è andata forte, più forte (udite! udite!) della Mercedes. Chi avrebbe scommesso, dopo il GP di Abu Dhabi 2014, o anche soltanto dopo l’ultima sessione di test pre stagionali a Barcellona, che la Rossa avrebbe vinto per pieno merito e non per fortuna la seconda gara della stagione? Probabilmente non tanti.

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Comunque sia: c’è voluto poco tempo perché siamo alla seconda gara, e Vettel è già sul primo gradino del podio, ma ce n’è voluto tanto perché la Ferrari non vinceva una corsa da un tempo infinito: due anni (Barcellona 2013: esattamente 676 giorni orsono). E il digiuno dello stesso Vettel era diventato pesante: dal Brasile 2013 erano passate 20 gare, in 16 mesi e 490 giorni. La chiave del successo è stata nella perfetta gestione delle risorse a disposizione, in primo luogo le gomme. La Mercedes ha scelto di effettuare tre stop, la Ferrari due. Il che, se si considera che la temperatura dell’asfalto sfiorava i sessanta gradi, significa che la Rossa è stata indiscutibilmente superiore. E Vettel, che ha riscoperto in fretta la gioia di vincere, ha guidato come lui sa fare (mai dimenticare che ha vinto quattro titoli, di fila per di più).
La prima sorpresa è stata l’urlo nella radio, tutto rigorosamente in italiano: «Mi sentite? Mi sentite? Grazie mille ragazzi, grazie, grazie, grazie. Dai! Forza Ferrari. Ferrari is back (la Ferrari è tornata)». Neanche Schumi ringraziava in italiano o lo faceva con tanta enfasi. Tanto che poco dopo sul suo account Twitter (okay, non è un account ufficiale, ma fa testo comunque) aggiungeva: «Altro che sogno che diventa realtà. Qui siamo in presenza di tanti sogni che diventano realtà tutti assieme…».
L’inno italiano insieme a quello tedesco non si sentiva dal GP di Cina del 2006, ultima vittoria di Schumacher. Forse il costante richiamo a Schumi è fuorviante, forse eccessivo. Ma è lo stesso Vettel che ricorda la data (sempre su Twitter) e che non esita a parlare del connazionale nelle interviste in televisione: «Ho pensato molto a Michael, anche mentre ero in auto, persino nei giri finali. Lui ha contato molto per la Ferrari e a Maranello si coglie sempre il senso della sua presenza. Mi ricordo il mio primo giorno a Maranello, io che da bambino sognavo di guidare quella macchina guidata da Michael Schumacher. Era il mio mito. Oggi sono sulla sua macchina, è incredibile».
Dopo, tra abbracci e lacrime, quello di Sebastian è un profluvio di parole (nonostante lui dica di essere “senza parole”): «Sono felicissimo, l’atmosfera è strepitosa, abbiamo battuto i piloti Mercedes in una gara normale, senza colpi di scena. E’ una giornata davvero speciale e la porterò sempre con me. Abbiamo vinto tutti assieme, è stato un grande successo di squadra. Il ritmo è stato eccellente, la strategia è stata eccellente. E poi questa auto si adatta perfettamente a questo stile di guida. Durante l’inverno abbiamo compiuto un passo avanti impressionante che ci ha permesso di arrivare a questa vittoria. Lo ripeto, sono davvero emozionato». L’assunzione di responsabilità è senza esitazioni: «“L’obiettivo di tutti, il mio in particolare, è quello di riportare il Mondiale a Maranello. Ma adesso mi voglio godere questa giornata, per il resto ci sarà tempo. Sappiamo che gli uomini della Mercedes sono dei rivali molto competitivi, non sarà facile batterli ancora. Ma resta il fatto che qui abbiamo svolto un ottimo lavoro, dobbiamo continuare su questa strada nelle prossime gare. La via da seguire è questa».
Ma Vettel, molto compenetrato nell’identità della Ferrari, ha voluto ricordare – oltre a Michael – anche le vittorie di Alonso (come a sottolineare l’esistenza di una continuità): «Essere parte di questa squadra è una sensazione speciale, che di rende felice. Arrivo da una stagione molto difficile, dura, da un po’ non assaporavo la gioia di salire sul gradino più alto del podio».
Quindi passa all’esame della giornata e della gara: «La strategia di corsa è stata perfetta, per questo dico grazie ai ragazzi. Per quanto riguarda il rendimento delle gomme, noi sapevamo che alla Mercedes avevano qualche problema più di noi. Ma penso che abbiamo meritato. Nel finale ho anche dovuto fare uno sforzo per ritrovare concentrazione. Stavo cominciando a pensare: “Ehi, sto vincendo. E lo sto facendo con la Ferrari”, Così ho dovuto dire a me stesso: “Basta pensare a queste cose, altrimenti sbaglierai qualche curva o qualcosa di questo tipo”. Diciamo che quanto finalmente ho tagliato il traguardo ho tirato un grosso respiro di sollievo».
Uno sguardo al futuro: «C‘è molta gente che lavora a Maranello, c’è un grande potenziale per sostenere i nostri progetti». Quando qualcuno gli chiede se, dopo aver ricordato Schumacher, si sente pronto per vincere con regolarità come faceva lui, Seb quasi si mette a ridere: «Ragazzi, non chiedetemi troppo adesso». In più ci sarebbe anche il “dettaglio” del doppiaggio alla Red Bull. «Ho visto, ho visto… Che posso dire, solo che loro sono una squadra forte, oggi in difficoltà, ma hanno certamente la possibilità di tornare al vertice». Pure cavalleresco, Seb.
Redazione

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