Moto Gp Qatar, La gioia irrefrenabile di Valentino: è il 50° successo con la Yamaha

Da impazzire. Una goduria totale, disinibita. Nel deserto del Qatar l’Italia delle moto illumina il Motomondiale all’esordio. Niente Spagna, solo noi. E il Sole, anzi, vista la notte e doverosamente così anche per i simboli del “personaggio dei personaggi”, il Sole e allo stesso tempo la Luna sul pianeta delle due ruote torna, meglio resta, Valentino Rossi, autore – come certifica lui stesso – «di una delle vittorie più belle della mia carriera». E dietro ci sono un indomabile leone Dovizioso e un lucido e ragionatore Iannone, come se i due Andrea si fossero scambiati l’anima e i ruoli. Insomma, due Ducati. Le nuovissime GP15 di Gigi Dall’Igna che, all’ottavo giorno di vita, salgono entrambe sul podio. Buttando giù Jorge Lorenzo, tenendo lontana la Honda e Marc Marquez, che per evitare di tamponare la Yamaha satellite di Smith alla prima curva dopo una brutta partenza va dritto e si trova ultimo.

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Vince, anzi scrive un’altra pagina della sua infinita storia, Valentino Rossi, pure lui partito male. Già penalizzato dalla terza fila (8° tempo in qualifica), “addormentato” (ipse dixit) al semaforo, costretto a rimontare dalla 10ª posizione. Al secondo giro è 8°, al terzo 7°, al quarto svernicia uno in fila all’altro Smith, Pedrosa e un sempre più sorprendente Hernandez con la Ducati Pramac (la GP14.2 della fine 2014). Quindi inizia a martellare giri di qualifica uno dietro l’altro. Come faceva Michael Schumacher con la Ferrari d’oro e come probabilmente inizierà a fare Sebastian Vettel che ha tinto l’alba di rosso in Malesia («grande Vettel, grande Ferrari. Vale&Ferrari, una coppia che sta bene insieme…» commenta ammiccando con un occhiolino il Dottore, che nel 2006 come tutti sanno è stato vicinissimo a diventare un pilota del Cavallino).

In cinque giri con un passo che ha trovato nel warm up, quando con una delle tipiche e ormai famose mosse del suo clan, ha fato capire che sarebbe stato della partita, recupera quasi tre secondi e balza sul terzetto di testa: Lorenzo, Dovizioso e Iannone. All’11° giro (metà gara esatta) supera l’amico The Maniac, due tornate dopo anche l’altro ducatista, l’Andrea di Forlì che fa a sportellate con Lorenzo, assaggia il morso di Vale. Ma risponde. E’ l’inizio di un duello incredibile, dal quale ben presto va fuori Lorenzo, alla fine superato con orgoglio pure da Iannone, che conquista il primo podio della carriera in MotoGP. Davanti è Rossi-Dovizioso, Dovizioso-Rossi, Rossi-Dovizioso-Rossi. Ducati super di motore in rettilineo, Dovizioso mostruoso in staccata, Valentino giottesco nel disegnare curve e traiettorie. Pazzesco, davvero da tutti in piedi sul divano, facendo saltare coronarie e corde vocali. E’ l’Italia delle moto che vince, è la leggenda che a trentasei anni non vuole tramontare che trionfa. Per la 109ª volta, l’83ª in MotoGP, la 50ª con la Yamaha, la 4ª qui in Qatar come Casey Stoner, la 1ª nella stagione iridata numero 20, quella che vuole concludere con la Decima, il titolo mondiale numero 10. Sembra Welkom 2004, la prima volta di Valentino sulla Yamaha, l’impresa con bacio alla sua Baby Blu demolendo Max Biaggi.

«Fantastico – esulta Rossi ansimando dopo aver faticato in pista e cantato l’Inno di Mameli sul podio -. L’ho detto tante volte, ma questa davvero la metto tra le vittorie più belle della mia carriera. Per come è arrivata, perché sono partito molto indietro. E male, come sempre. Mi hanno sportellato, ma soprattutto ho dormito io. Poi ho visto Marquez uscire e mi sono detto: “Devo andare sotto in fretta”. Non mi sono arreso, ci ho provato, ho spinto, ho fatto dei gran giri e li ho presi. A quel punto ho pensato: “Posso vincere, visto che non c’è Marquez…”». Non perde neppure il gusto dell’ironia, della stilettata Valentino. Padrone no, ma leader sì. Come certificano il 14 punti di vantaggio sul rivale spagnolo al termine di una weekend che sembrava destinato alla difesa. «Sì, abbiamo fatto fatica per quasi tutte le prove, ci davano battuti. Ma la gara è sempre un’altra cosa – ammicca ancora Rossi -. Già nelle ultime libere ero più tranquillo, poi nel warm up abbiamo trovato la strada giusta e sapevo che potevo essere competitivo. E in gara la moto migliorava giro dopo giro. Grazie a Silvano (il capotecnico Galbusera, ndr) e alla Yamaha che hanno fatto un gran lavoro».

Come la Ducati che Valentino ha lasciato tre anni fa per disperazione. E che ora lo affianca sul podio dopo avergli dato filo da torcere per tutta la gara. «Fantastico, incredibile: tre piloti italiani sul podio, non succedeva da una vita – esulta Valentino dopo aver fatto il direttore d’orchestra: non succedeva da nove anni: Motegi 2006 con Capirossi, lui stesso e Melandri -. E anche due Ducati sul podio. Sono contento». Anche perché le ha battute… Godendo. «Sì, mi sono proprio divertito. Normale quando si vince, ma questa è stata una lotta durissima e bellissima. Mi ricorda quella con Capirossi del Mugello 2006». Il modo migliore per prepararsi alla prossima battaglia, quella promessa con Marquez. Fra due settimane si va ad Austin, la pista del Baby Cannibale. Con questo Vale, con queste Ducati.

Redazione

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