Lino Guanciale, È iI conte Guido nella fiction di Raiuno

Se si parla di fiction è l’uomo del momento. Oltre al successo in «Che Dio ci aiuti» e al nuovo «Il Sistema» (del quale sta ultimando proprio ora le riprese) gira insistentemente il suo nome come futuro Don Matteo, al posto di Terence Hill. Ma il suo personaggio che adesso sta riscuotendo più consensi è il conte Guido della fiction «La dama velata», in onda su Raiuno. Aristocratico, libertino, marito innamorato… Guanciale, ce lo dica lei che lo interpreta, chi è davvero il conte Fossà?

«La parola giusta è dandy. Un tipico dandy di fine 800, inizi 900, dedito al piacere fino al momento in cui la vita lo mette di fronte a certe costrizioni. Come ogni dandy non ha particolare simpatia per la sincerità, ma è anche uno che cambia per amore.150183_104502819747902_1407969670_n-690x350

Fino a che punto, però, si vedrà solo alla fine».

È vero che si è ispirato anche a Cary Grant?

«Sì, è vero, ma a quello dei film di Alfred Hitchcock, “Notorious” e “Il sospetto”. Era una precisa indicazione del regista ed è un modello che ho voluto anch’io tenere presente perché Cary Grant, in quei film, aveva una tale liquidità di sguardo che rendeva difficilissimo capire da che parte stesse».

Scene particolarmente difficili?

«Tante. Alcune sequenze girate in prigione, altre realizzate con molte comparse. Ma per me la scena più difficile in assoluto è stata una citazione da “Via col vento”, quella in cui Rossella O’Hara si toglie le scarpe e le getta via colpendo Rhett, un incidente da cui nascerà il loro legame. Miriam (Leone, che interpreta sua moglie Clara, ndr) dovendo gettare la scarpa alla cieca, finiva per tirarla dappertutto… Al di là di quello, è stato diffìcile condensare in una scena così breve la nascita del nostro legame. Abbiamo dovuto ripeterla una ventina di volte». Non vi scappava da ridere? «Spesso. Come tutte le volte che Miriam ed io uscivamo dal trucco col costume addosso. Ma affronto meglio il mio lavoro se cerco di sdrammatizzare».

«La dama velata» è il classico «feuilleton» scacciapensieri. Come le soap, che continuano ad avere successo. La gente cerca di dimenticare la crisi?

«Sì, il “feuilleton” nasce come distrazione. Una distrazione nobilissima perché creata da geni come Alexandre Dumas. “La dama velata” è intrattenimento, realizzato con ottime intenzioni estetiche: la regia e la fotografia sono ricercate e il cast è molto valido».

Molti attori sono spagnoli.

«E parecchio in gamba. Giravamo parlando uno italiano e l’altro spagnolo: nessuno capiva niente, il che attribuisce ai nostri volti un’espressione particolarmente intensa. Scherzo, naturalmente».

Come sarà «Il Sistema», la fiction Rai che sta girando ora?

«È un poliziesco ambientato nel mondo della Guardia di Finanza, lo definirei un “finanziesco”. Pur essendo stata scritta prima dell’inchiesta su “mafia capitale”, è una fiction aderente in modo inquietante a quei fatti. Si parla di una banda di criminali e dei loro traffici in un quadro molto realistico. Io sono un sottufficiale, un personaggio atletico e simpatico – non so perché abbiano scelto me – allievo prediletto di un ufficiale, interpretato da Claudio Gioè. Lui s’infiltra dentro l’organizzazione criminale e io lo seguo ricorrendo a diversi travestimenti. Giriamo tra Roma e Bari, dovremmo finire tra aprile e maggio».

Ma prima la rivedremo in «Una grande famiglia 3». Cosa attende Ruggero e sua moglie Nicoletta?

«Diciamo che la loro è un’unione molto solida, destinata a far crescere la famiglia… Ma stavolta io e Sarah Felberbaum, ossia Nicoletta, saremo presenti soprattutto all’inizio, poi avremo un ruolo più defilato. Sarah aveva appena avuto una figlia e voleva giustamente dedicarsi alla piccola, perciò ci vedrete meno che in passato».

È vero che prenderà il posto di Terence Hill in «Don Matteo»?

«Come al solito dicono tante cose, ma sono soltanto indiscrezioni senza un reale fondamento».

Redazione

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