Istanbul, blitz delle forze speciali muore magistrato e assalitori

La giornata nera di Istanbul comincia a metà mattinata. Verso le 10,30 la luce se ne va e la città si prepara ad affrontare quello che sarà il più grave blackout per la Turchia da 15 anni a questa parte. Tutto si ferma: i tram, la metropolitana, il Marmaray, il treno ultramoderno che passa sotto al Bosforo collegando Asia ed Europa. Sui social fanno capolino le prime immagini delle persone accompagnate fuori dai tunnel della metropolitana. In una città che conta tra i 15 e i 20 milioni di abitanti, la paralisi dei mezzi di trasporto è il caos. Senza contare i centri commerciali e gli ospedali. Tutti al buio. E la situazione è la stessa ad Ankara e in almeno 44 province quando il ministro per l’Energia Taner Yldz e il premier Ahmet Davutolu dichiarano di non escludere nessuna pista, neppure quella terroristica.Instabul-gruppo-di-brigatisti-sequestrano-il-procuratore-Kiraz

MA IL PEGGIO deve ancora arrivare e, nel mezzo della confusione, come evocato dalle parole del ministro e del premier, l’attacco arriva davvero. Sui social compare la foto del procuratore Mehemet Selim Kiraz imbavagliato, con una pistola puntata alla testa. Un commando armato è entrato nel palazzo di giustizia di Istanbul, a balayan. In quell’edificio, inaugurato nel 20l1 come il più grande d’Europa, si sono introdotti senza problemi, forse proprio grazie al caos creato dal blackout. Non hanno preso un uomo a caso, ma il responsabile delle indagini sulla morte di Berkin Elvan, il 15enne protagonista di una storia tragica finita su giornali e tv di tutto il mondo. Stava andando a comprare il pane in un giorno del giugno 2013 quando è stato colpito dalla capsula di un lacrimogeno lanciato durante le manifestazioni a Gezi Park, in Piazza Taksim. È morto dopo 269 giorni di coma. Una ferita ancora aperta, come dimostrano le manifestazioni in sua memoria che continuano a ripetersi. Il gruppo che ha sequestrato Kiraz, e che apparentemente vuole vendicare l’uccisione del ragazzo, appartiene il movimento armato di estrema sinistra Dhkp-C.

I SEQUESTRATORI chiedevano una confessione pubblica da parte degli agenti sospettati di aver colpito il ragazzo con il lacrimogeno, il processo per loro da parte di un tribunale del popolo e la liberazione di chi è sotto processo per aver manifestato in favore di Elvan. Falliti i tentativi di negoziare con i terroristi, soltanto verso le 20 e 30 sono entrate in azione le forze speciali turche, irrompendo nel palazzo di giustizia e uccidendo due sequestratori. Nella sparatoria, però, è rimasto gravemente ferito anche il procuratore Kiraz, sottoposto a un intervento chirurgico inutile: è morto. Quello che rimane alla fine della giornata è un clima pesante in vista delle elezioni che si terranno a giugno, con gli attacchi terroristici che aumentano. La scorsa settimana una bomba è esplosa nella redazione della rivista filo-islamica Adimlar, uccidendo una persona. Una situazione ancor più rovente dopo l’approvazione della legge sulla sicurezza voluta da Erdogan, al centro di numerose polemiche in Turchia (e non solo), che conferisce ampi poteri alle forze dell’ordine. A questo va aggiunto il silenzio stampa imposto in Turchia, per buona parte della giornata, sulla vicenda del sequestro: una decisione presa dal premier Davutolu, in base a una legge che permette di interrompere qualsiasi diretta per motivi di sicurezza nazionale. Interruzioni di informazioni che capitano piuttosto spesso, ormai, visto che, stando al quotidiano Hurriyet, sarebbe la 150esima volta che una cosa simile accade negli ultimi quattro anni.

Redazione

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