Antonella Clerici: La mia vita è piena di errori

Da ragazza non mi vedevo bella: troppo seno, così “tanta”. Mi sentivo sempre inadeguata e la mancanza di consapevolezza mi ha aiutato a spronarmi. A darmi da fare. A spendermi per ciò in cui credo con cuore, testa e passione. Nel lavoro ho dato tutta me stessa. In amore sono sempre stata un po’ geisha, accudente, gelosa. In controtendenza con quelle donne spavalde che hanno in pugno e sottomettono i propri uomini. Io non ci sono mai riuscita, direi piuttosto che li ho un po’ subiti. Forse perché ho bisogno di essere guidata. Ma da quando è nata mia figlia Maelle, gli equilibri dentro di me sono cambiati. E mi piaccio molto di più».

Se non fosse per quella fisicità che l’ha resa tra le più desiderabili d’Italia, se non ci si perdesse dentro a occhi verdi e ricci biondi, l’aggettivo più appropriato per Antonella Clerici sarebbe trasparente. Perché quello che pensa dice, senza giri di parole né giochetti, con voce schietta, sguardo diretto, spontaneità rara. E non ha paura di raccontarsi. Errori e fragilità comprese.lacrime-antonella

L’11 aprile debutta in prima serata su Raiuno con Senza parole. «Amore, amicizia e sentimenti sono i protagonisti. Noi aiuteremo chi non riesce a esprimerli a trovare le parole giuste. Sarò in diretta: voglio che le emozioni siano la regia di tutto. Lacrime, risate, stupore saranno veri, non filtrati. E ben venga anche l’imprevisto. Io lo adoro, anche nel privato. La vita ha molta più fantasia di noi. Guai a tarparla». Fantasiosa ma anche generosa. Con te lo è stata… «Eccome! Ho un lavoro che amo, una figlia che adoro e nei sentimenti non mi sono mai risparmiata».

Ti sei sposata due volte. E se è vero che non c’è due senza tre, tu ed Eddy Martens… «Non ci sposiamo! L’ho già fatto e ogni volta, dopo due anni, è finita con la separazione. Le nozze non mi hanno portato bene. Perché insistere?», scherza Antonella. E ripercorre: «La prima volta avevo 26 anni e Pino [Motta, ndr] 28. Facevo la giornalista sportiva, lui il giocatore di basket. Ero affascinata dal suo mondo, gli volevo molto bene, ma non era amore con la “A” maiuscola. Vivevo ancora in famiglia, i miei erano all’antica e la voglia di uscire di casa ha preso il sopravvento. Ma dopo 24 mesi è finita. Ci ho riprovato con Sergio [Cossa, ndr]: con lui ho conosciuto la passione autentica, il batticuore, mi sono sentita donna. Avevo 28 anni, lui 45 ed era il ritratto di Richard Gere. Tra tira e molla siamo stati legati una decina d’anni. Un grande amore, finito poco dopo il secondo anno di nozze. Un altro fallimento».

Antonella allarga le braccia quasi a dire: mi arrendo, l’abito bianco non fa per me. «Con Eddy sono quasi nove anni ed è un rapporto tormentato. Vivere insieme non è sempre rose e fiori. Noi siamo il giorno e la notte: lui è la testa, la strategia, il rigore, io la pancia, l’istinto. Il nostro quotidiano è spesso faticoso, pieno di confronti, anche accesi. Ma se tra alti e bassi siamo ancora insieme è perché nulla tra noi è scontato. Eddy è molto cresciuto in questi anni, è diventato un uomo con principi sani e valori solidi che sta trasferendo a nostra figlia. Tra noi non manca la discussione, ma nemmeno il metterci in discussione. Per capire, per capirci di più. E il reinventarci continuo ci unisce molto ed è stimolante. E poi…». Poi? «Tra noi c’è un’attrazione molto forte. C’è sempre stata».

Passione di solito si sposa con gelosia. «Lo sono di natura, pensa che da ragazzina ho trascinato per i capelli una coetanea perché flirtava con il mio fi-danzatino. Dei miei uomini sono stata gelosa: l’insicurezza ti porta a vedere tutto e tutte meglio di te. Negli anni, però, sono diventata più consapevole e quindi lo sono meno». E di Eddy sei gelosa? «Lo ero tantissimo. Tredici anni di differenza si sono fatti sentire: lui era un ragazzo di 28, io una donna di 41. Voleva uscire, divertirsi, pensava che in coppia ci si comportasse come in un villaggio vacanze. Io, sbagliando, ho preteso di strutturarlo troppo, di farlo crescere d’un colpo. E ho commesso l’errore di viziarlo: per lui c’ero sempre, mi occupavo di ogni cosa, permettendogli di non prendersi cura di me. E poi lo controllavo su tutto, lui ne pativa. E sul controllare sono anche andata dallo psicoterapeuta. Ma in questo caso l’oggetto non era lui, ma la figlia che aspettavo».

Antonella spiega: «Ho avuto una mamma ansiosa, iperprotetti-va, che mi ha anche controllato molto. Quando ero incinta di Ma-elle avevo il terrore di replicare quel modello. Così, all’ottavo mese sono andata in terapia. Dopo qualche seduta mi hanno congedata rassicurandomi che non sarei mai stata una madre ossessiva, ansiogena, perché avevo un buon equilibrio». Sei anni dopo… «Avevano ragione. Magari qualche anno fa cercavo di indirizzare Maelle nei gusti, nell’abbigliamento. Ma ora la lascio libera di esprimersi. Ce la sto mettendo tutta a crescere una bimba che diventerà donna e che spero abbia una sua struttura, una sua indipendenza».

A sorpresa Maelle arriva sul set fotografico. Antonella si illumina. La bimba è bella, altissima, con riccioli scuri e occhi da bambola. La abbraccia e le chiede un cioccolatino. «Non so dirle di no, il severo di casa è Eddy. Per lui le regole, il cibo sano, gli orari, sono sacri. Io sono più morbida, da buona mamma italiana. Io e Maelle siamo legatissime, ma lei è innamorata del suo papà. Basta che lui alzi un sopracciglio e ubbidisce all’istante. Insieme sono bellissimi. Quando guardo, per un attimo sono io che rimango… senza parole. E sono felice».

Redazione

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