Fast & furious 7, paul walker è risorto grazie al computer

Brian O’Conner è tornato. Con un tecno-miracolo. L’attore Paul Walker, che nella saga di Fast & Furious ha interpretato l’eroe dagli occhi azzurri alla guida dell’auto più veloce, morto a 40 anni in un incidente stradale il 30 novembre 2013 a Santa Clarita, in California, ritorna in questi giorni nei cinema di tutto il mondo. Eppure, quando la tragedia è avvenuta, l’attesissimo Fast & Furious 7 era solo a metà delle riprese.

Merito della tecnologia Cgi, la Computer-generated imagery, ovvero le immagini generate al computer. Ma anche della fortuna di poter contare su due fratelli del defunto, molto simili a Walker nella corporatura e già abituati a ruoli di controfigura e stuntman: Cody, 26 anni, e Caleb, 37, quest’ultimo così somigliante da essere spesso scambiato per Paul.maxresdefault

È stato per questo che il regista malese-australiano James Wan, 38 anni, al debutto nella saga ma già famoso per aver diretto, tra gli altri, L’evocazione – The Conjuring e i due Insidious, ha deciso che avrebbe terminato il film. Con il corpo e le movenze di Caleb, gli occhi di Cody e il suo vero volto sovrapposto al loro, Paul Walker rivive per la metà incompiuta di Fast & Furious 7, a lui dedicato e con una sequenza-ricordo commovente. Si prevede che il film supererà il record del sesto capitolo, che ha incassato quasi 800 milioni di dollari.

La Weta Digital, la società neozelandese che ha riadattato alcune scene dai film precedenti, e artefice dei più grandi effetti speciali hollywoodiani (dalla Trilogia dell’Anello a X-Men al prossimo I Fantastici Quattro), e la stessa Universal Pictures non svelano in quali scene ridanno vita al personaggio di Walker. È la prima volta, però, che lo si dichiara ufficialmente, lavorando su una parte così lunga. La produzione ha stanziato 50 milioni di dollari oltre ai 200 (185 milioni di euro) di spesa già previsti, per far “risorgere” Paul, dichiarando che rifare il film daccapo cambiando il protagonista che, assieme a Vin Diesel e Dwayne Johnson, ne ha fatto la fortuna, sarebbe costato ben di più. Perché tutto il resto, corse sfrenate, auto che volano giù da un aereo e che trapassano i grattacieli di Abu Dhabi, è stato realizzato con cinque o sei modelli di ogni fuoriserie che si schiantano in scena con tanto di stuntman al volante. Un vanto per questi film che, tutti insieme, hanno incassato più di 2 miliardi di dollari (1,75 miliardi di euro), battendo persino quelli di 007. Un risultato straordinario ancheperché sono nati da un primo film a basso costo con giovani attori emergenti, che negli anni sono diventati una vera famiglia e si frequentano anche fuori dal set.

Perdere definitivamente un protagonista, nel bel mezzo delle riprese, è da sempre l’incubo di produttori e registi, risolto con mezzi tecnici prima arcaici, poi sempre più sofisticati. Il primo fu Bruce Lee, il re del kung fu, morto nel 1973 e “rinato” nel ’78 per L’ultimo combattimento di Chen e nell’81 per L’ultima sfida di Bruce Lee. Il grande Laurence Olivier era nell’aldilà da 15 anni quando apparve in Sky Captain and the World of Tomorrow (2004). E grazie alle scene scartate e a un corpo in prestito bendato, riecco Peter Sellers, due anni dopo la sua scomparsa, avvenuta nel 1980, nei panni dell’ispettore Clouseau. Oliver Reed completò in virtuale II gladiatore (2000), che per quegli effetti speciali vinse l’Oscar. Marlon Brando tornò a “vivere” in Superman Returns (2006), due anni dopo la sua dipartita. Nel 2013, per lo spot di un cioccolato, toccò a Audrey Hepburn, mentre Grace Kelly e Marilyn Monroe nel 2011 “cedettero” alle lusinghe pubblicitarie per i profumi Dior. E così rivedremo anche Philip Seymour Hoffman, scomparso l’anno scorso, nel sequel di The Hunger Games. Perché è proprio vero, i nostri idoli possono vivere due volte.

Redazione

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