Trifone e Teresa: Il giorno del delitto lei è scomparsa per due ore

Il giorno del delitto Teresa ha detto di doli ver incontrare Trifone allora di pranzo, ma non era vero. Lui, infatti, era impegnato sin dal mattino e si è liberato solo alle 16.30. Perché Teresa ha detto una bugia?”

Ci sono due ore di “buio” nelfultima, tragica giornata di Teresa Costanza, la giovane donna uccisa con due colpi di pistola alla testa nel parcheggio della palestra di Pordenone insieme al fidanzato Trifone Ragone. Un giallo nel giallo, perché la bella e affascinante commercialista 30enne laureata a Milano ma di origini siciliane, prima ha accettato un invito a pranzo dal suo datore di lavoro, poi all’ultimo momento ha disdetto lappuntamento accampando una scusa. «Ho un impegno con il mio ragazzo, mi dispiace ma non posso più venire», ha scritto Teresa al suo capo alle 12.20 del 17 marzo, cioè circa sette ore prima del delitto. La donna, alle 14.46, ha inviato un altro messaggio sul cellulare del suo datore di lavoro, avvisandolo «di essersi appena liberata» e quindi nelle condizioni di poterlo raggiungere «per un caffè». Ne consegue che ce un buco di oltre due ore nella giornata di Teresa, un vuoto che gli inquirenti stanno cercando di colmare  in modo da ricostruire le ore precedenti  allagguato. Si tratta di  un tassello importante, perché Teresa e Trifone, in pausa pranzo, non si sono visti, dal  momento che il militare in quelle due misteriose ore si trovava  nella caserma del 132° Reggimento Carri di  Cordenons, dalla quale è uscito alle 16.30. E allora con chi si è vista Teresa tra le 12.20 e le 14.46? Vediamo di capire meglio come siano andate le cose.trifone-ragone-teresa-costanza1

Alle 10.30 del 17 marzo Teresa accetta un invito a pranzo dalFingegnere Marco Nicoli, il titolare dell’agenzia assicuratrice “Zurich” con sede in via Fratelli Bandiera a Pordenone, dove la giovane lavora da poco come subagente. Il responsabile invita la dipendente a una colazione di lavoro, alla quale parteciperanno anche un nuovo ispettore e un collega, assunto da poco. Teresa in un primo momento accetta, salvo poi tirarsi indietro. «Ho avuto un contrattempo, devo accompagnare Trifone in un posto. Potrei raggiungervi per il caffè», scrive Teresa a Nicoli alle 12.20. La giovane, dicevamo, si rifà viva alle 14.46 con un altro messaggio: «Ho finito, sono ancora in tempo per il caffè?». Il capo e i due colleghi, però, sono già rientrati al lavoro, e a Teresa, quindi, non resta altro che raggiungerli in sede. La donna rimane in ufficio fino alle 18.07. Resta il mistero delle oltre due ore di “buco”. Con chi si è incontrata la donna? Perché ha detto di doversi vedere con il suo compagno quando quest’ultimo era impegnato altrove? Cosa ha fatto Teresa in quelle due ore e mezzo? Una risposta a queste tre inquietanti domande potrebbe arrivare dallanalisi delFinseparabile telefono iPhone e dal suo computer portatile, nonché dal cellulare di Trifone. Intanto, proseguono gli accertamenti dei carabinieri sui filmati delle telecamere installate nella zona del delitto, alcune delle quali, però, si è scoperto non essere mai state attivate. Quelle puntate sui marciapiedi intorno alla palestra, quindi le più importanti, infatti, non hanno mai funzionato dal giorno in cui vennero installate. A ogni modo, non  è escluso che Teresa nei giorni e nelle ore  precedenti al delitto sia mé stata a lungo spiata e pedinata, sia a piedi che in  auto. Lassassino, che evidentemente voleva uccidere sia lei che Trifone, Favrebbe seguita fino alla sera dello-micidio per poi agire solo nel momento in cui lei e il fidanzato erano insieme.

Nei giorni trascorsi a Pordenone abbiamo ripercorso passo per passo i tragitti che la coppia era solita fare. A colpirci in modo particolare è stata la presenza, di fronte alFufficio di Teresa, di un locale, lo “Zanzi Bar”, gestito da cittadini cinesi e che affaccia su piazzale Risorgimento. Proprio in quel bar, confondendosi con i normali clienti, il killer potrebbe aver osservato tutti i movimenti della donna senza essere notato. Infatti, il locale ha due vetrate molto ampie che affacciano proprio sulFunica strada, a senso unico, che Teresa percorreva ogni giorno per andare o tornare dall’ufficio. Il locale è frequentato soprattutto da albanesi e Mk romeni. Sotto una delle due vetrate ce un tavolino con delle sedie: lassassino po-trebbe aver spiato Teresa da quella “posizione privilegiata”. Una telecamera, per fortuna funzionante, potrebbe averlo ripreso.

Redazione

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