Yara Gambirasio conosceva Bossetti ecco perchè è salita sul furgone

Yara e Bossetti si conoscevano. Molto probabilmente si erano incontrati in un supermercato di Brembate, dove lui si recava per comprare le birre dopo il lavoro. La ragazzina, invece, ci andava con la zia a fare la spesa. Questo potrebbe spiegare come abbia fatto Bossetti a convincere Yara a salire sul suo furgone la sera del delitto”. Le parole che avete appena letto sono contenute negli atti dell’inchiesta sulla morte della povera Yara, 13 anni. Che la vittima e il suo presunto assassino, Massimo Giuseppe Bossetti, 44 anni, si conoscessero è molto più di una ipotesi. A confermarlo, infatti, ci sono due testimonianze che gli inquirenti considerano attendibili. La prima è quella di Alma Azzolin, 64 anni, interrogata dai carabinieri lo scorso 24 novembre 2014. Ecco cosa scrivono i giudici a riguardo: «La donna ha ricostruito che tra il 2007 e il 2010 ha frequentato la zona del centro sportivo di Brembate in quanto accompagnava la figlia a un corso di ciclismo. La signora attendeva la sua bambina nel piazzale antistante la palestra, sul lato del cimitero, impegnando il tempo a leggere. In una di queste circostanze, collocata tra la metà del mese di agosto e l’i-nizio dell’anno scolastico 2010, tra le 9 e le 12, la donna ha notato un’autovettura di colore grigio chiaro modello station wagon. yara_gambirasio_01

Pochi istanti dopo ha visto una ragazza salire su quella macchina, ipotizzando fosse la figlia dello sconosciuto. Nel descrivere il conducente, la testimone ha affermato di essere rimasta impressionata dai suoi occhi chiari. La ragazzina, invece, aveva le guance arrossate e l’appa-recchio per la correzione dei denti. L’uomo fissava la donna insistentemente, mentre la ragazzina le dava le spalle come se non volesse farsi riconoscere. A distanza di una settimana, mentre si trovava all’in-terno del supermercato Eurospin di Brembate, la signora Alma aveva riconosciuto davanti a lei l’uomo visto nel parcheggio. Nel novembre 2010, dopo la scomparsa di Yara, vedendo le foto trasmesse dagli organi di stampa, la donna aveva avuto l’impressione di aver già visto la ragazza. Nel giugno 2014, dopo la diffusione delle immagini relative all’arresto di Bossetti, alla testimone è venuto in mente l’episodio del parcheggio individuando in Yara e Bossetti i due soggetti notati a bordo dell’auto grigia. Di fondamentale importanza è proprio l’episodio del riconoscimento del muratore all’interno del supermercato, in quanto la frequentazione, peraltro veritiera (ne parla con la moglie durante uno dei colloqui in carcere), da parte dell’in-dagato di tale esercizio commerciale non è mai stata divulgata agli organi d’informazione».

La frequentazione di Bossetti dell’Eurospin di  Brembate è stata confermata anche dal titolare dello stesso, Luca Rota, 39 anni, il quale ha detto ai giudici: lo conosco in quanto il papà Fulvio sin da giovane era inserito nelle varie attività che venivano svolte in oratorio. La moglie Maura veniva di tanto in tanto a fare compere nel mio negozio. Dei figli conoscevo Yara perché spesso veniva a fare la spesa con la zia Nicla, che tuttora è mia cliente ».La conclusione a cui sono arrivati gli inquirenti è che Yara e Bossetti si siano conosciuti alFEurospin. Gli inquirenti hanno ipotizzato che la scena a cui ha assistito la testimone risalga a giovedì 9 settembre 2010, due mesi prima del delitto. Ne consegue che Yara si fidasse di Bossetti e che la maledetta sera deUomicidio lei sia salita volontariamente sul suo furgone, ignorando le finalità di quello che di lì a poco si sarebbe trasformato in uno spietato assassino. Lui, infatti, non è accusato di sequestro di persona ma “solo” di omicidio e calunnia, nei confronti di un collega. Intanto è stata fissata al 27 aprile Fudienza preliminare davanti al giudice per la discussione della richiesta di rinvio a giudizio depositata la scorsa settimana dal pubblico ministero (capo dellaccusa). Intanto, Bossetti ha scritto dal carcere una lettera di fuoco a sua mamma, Ester Arzuffi. Scrive Bossetti, parlando del fatto di non essere un figlio legittimo: «Come mai in 43 anni, con tutte le occasioni che avevi per dirmelo non me lo hai mai detto? Mi chiedo anche se tuo marito sapeva tutto e per tutto questo tempo me lo ha voluto tenere nascosto. Tu non mi hai dato neanche lopportu-nità di conoscere il nostro vero padre. Bene, allora ti dico grazie mamma. Lultima speranza che avevo in te di poter uscire, è svanita, completamente. Tanto io sono abituato a soffrire, non preoccuparti più per me. Mi spiace tantissimo per i miei figli ma so che Marita è bravissima ad andare avanti anche senza di me. Statatemi tutti bene. Massimo ».

Redazione

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