Francia, stop alle modelle troppo magre

Magro non è bello e adesso è anche fuorilegge in Francia. Dopo anni di discussioni, l’Assemblée nationale ha approvato ieri un emendamento al pacchetto salute che vieta alle agenzie di top model di far sfilare ragazze troppo magre. Il testo parla di un peso «non inferiore a livelli definiti, su proposta dell’Alta autorità sanitaria». I riferimenti dovrebbero essere quelli stabiliti dall’Organizzazione Mondiale della Sanità: sotto un indice di massa corporea (Imc) a 18 (per esempio 55 chili per 1 metro e 75) si è sottopeso, sotto a 16 (52 chili per 1 metro e 75) in stato di denutrizione.
I LIMITI
Qualunque sarà il livello fissato sulla bilancia, per poter sfilare le modelle dovranno esibire un certificato medico di «peso legale» al momento dell’assunzione e qualche settimana dopo. Se le Agenzie non rispetteranno i criteri, scatteranno le sanzioni: fino a 75 mila euro di ammenda e 6 mesi di prigione. E non è tutto, per lottare contro il flagello dell’anoressia che secondo le ultime cifre colpisce tra le 30 e le 40 mila persone in Francia, per il 90 per cento donne, il parlamento ha creato un nuovo reato: incitamento alla magrezza. Saranno d’ora in poi perseguibili i siti internet definiti «pro-ana», pro anoressia, che vantano i meriti estetici e persino filosofici del corpo filiforme, distribuendo consigli alimentari e di vita per il raggiungimento dell’obiettivo, fissati in alcuni con un aberrante «15 centimetri di spazio tra le cosce». Anche per gli istigatori all’anoressia, che si renderanno colpevoli di «provocare una persona a ricercare un’eccessiva magrezza incoraggiando restrizioni alimentari prolungate fino a esporla a un pericolo di morte o a compromettere direttamente la sua salute» ci saranno sanzioni penali: fino a un anno di carcere e 10 mila euro di ammenda. images


I DETTAGLI
Per finire, la legge cerca anche di favorire nuovi criteri estetici nei media. D’ora in poi sarà obbligatoria la menzione «fotografia ritoccata» su qualsiasi immagine a uso commerciale in cui il fisico della modella è stato modificato al computer. Pena: fino a 37.500 euro di multa o al 30 per cento delle spese della campagna pubblicitaria. Molto soddisfatto il deputato socialista Olivier Veran, all’origine degli emendamenti anti-magrezza: «era il momento di agire, questi provvedimenti avranno un effetto regolatore su tutto il sistema – ha detto – Non si tratta di punire, guarire o impedire l’anoressia, ma di mettere fine a pratiche che impongono una pressione professionale molto forte sulle modelle. Occorreva modificare il codice del lavoro come è stato già fatto in Spagna, Italia, Belgio e Israele». Le nuove misure non piacciono a tutti. Il nutrizionista Nicolas Sahuc e la sociologa Paola Tubaro hanno criticato la logica punitiva: «più facile, ma inefficace e a volte pericolosa». «I creatori di siti sull’anoressia e la bulimia sono quasi sempre i giovani che soffrono, punirli non serve a niente» sostengono i due esperti, secondo i quali almeno altrettanto pericolosi sono «i regimi restrittivi promossi dagli allenatori nell’ambiente dello sport agonistico di alto livello e anche alcune pratiche dietetiche diffuse presso il grande pubblico».
Poco contento, per altri motivi, anche il Sindacato nazionale delle agenzie di modelle, che ha criticato una confusione tra «anoressia e magrezza» e una «stigmatizzazione» delle agenzie. «E’ molto semplicistico pensare che non ci saranno più anoressici se si vieteranno le modelle troppo magre» ha dichiarato Isabelle Saint-Felix, segretaria generale del Sindacato. Ma per Veran le Agenzie hanno una grossa parte di responsabilità. Il deputato ha citato il caso di un’agenzia che andava a reclutare future modelle all’uscita di una clinica specializzata nel trattamento dell’anoressia in Svezia. D’ora in poi – ha concluso – la potremo condannare».

Redazione

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