Il no di Netanyahu all’intesa con l’Iran «Prima riconosca lo Stato d’Israele»

TEL AVIV Prima di sedersi a tavola, con famiglia, amici e l’intero paese, per la cena di Passover – la Pasqua ebraica – il premier israeliano ha leggermente abbassato il livello della retorica lasciando, però, intatte le sue dure critiche all’accordo quadro con l’Iran. «Qualcuno ora dice che la sola alternativa a questo cattivo accordo è la guerra. Non è vero. C’è una terza alternativa: restare saldi, aumentare la pressione sull’Iran fino a che sia raggiunto un buono accordo». Al termine di una riunione straordinaria del suo gabinetto per la sicurezza, Netanyahu ha ripetuto le sue riserve. «L’accordo non ferma un singolo impianto nucleare in Iran, non distrugge una sola centrifuga e non fermerà lo sviluppo e la ricerca sulle centrifughe avanzate». Poi ha aggiunto, a sorpresa, la richiesta per una nuova garanzia. «Israele vuole che ogni accordo finale con l’Iran includa un chiaro e non ambiguo riconoscimento del diritto di Israele di esistere».102


PRIMA DI KHOMEINI
Formalmente, Teheran lo fece già moltissimi anni fa quando, prima della rivoluzione khomeinista, le relazioni diplomatiche ed economiche con Israele erano strettissime e i due paesi collaboravano ampiamente anche nel campo della sicurezza. Al punto tale che l’ex presidente Shimon Peres, il padre del nucleare israeliano, stava per consegnare allo Scià di Persia, disegni e know-how per consentire all’Iran di costruire un suo impianto atomico.
Di fronte all’accordo quadro, da perfezionare prima della fine di giugno, analisti ed esperti militari israeliani, hanno espresso riserve ma anche parole di cauto ottimismo. «Meglio di quanto ci aspettassimo», si legge sull’autorevole Yediot Aharonot. Sicuramente ottiene pacificamente quanto meno lo stesso effetto di un bombardamento delle istallazioni iraniane per ritardare un’eventuale spinta verso un’arma nucleare da parte di Teheran, scrive il commentatore di Haaretz. «Un esame profondo dei dettagli mostra, secondo Barak Ravid, che l’intesa comprende molti aspetti positivi che salvaguardano la sicurezza d’Israele». Netanyahu, a questo proposito, ha insistito affermando che «la sopravvivenza di Israele non è negoziabile. Israele non accetta un accordo che consente ad un paese che vuole annientarci di sviluppare armi nucleari». L’opzione militare, però, sembra essersi allontanata. Piuttosto Netanyahu sembra intenzionato a cavalcare la carta dei repubblicani per contrastare Obama e l’accordo. Il Congresso Usa è ostile al presidente e farà di tutto per bloccare quello che potrebbe essere il suo più importante successo diplomatico. A metà mese la commissione per le relazioni estere del Senato, voterà un progetto che consentirà al Congresso di promuovere o bocciare l’intesa.
GLI ARABI
Per il capo della Casa Bianca e l’Unione europea, col tempo l’accordo dovrebbe servire a normalizzare le relazioni tra Iran, Usa e i paesi del Medio Oriente. Le prime reazioni di due potenze regionali, Turchia e Arabia Saudita, sembrano sottoscrivere questa valutazione. La Turchia, per bocca del suo ministro degli Esteri è apparsa soddisfatta dei risultati finora ottenuti. Una valutazione simile è arrivata dall’Arabia saudita rivale storico dell’Iran. Il nuovo re Salman parlando con Obama «ha espresso la sua speranza che con Teheran possa essere raggiunto un accordo definitivo vincolante che rafforzi la stabilità e la sicurezza nella regione e nel mondo».

Redazione

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