Rai, ad e consiglieri saranno licenziabili l’ultima parola spetterà alla Vigilanza

Nella nuova Rai varrà il principio del “chi sbaglia paga”. E i primi a cui verrà chiesto di farsi da parte in caso di errore saranno i consiglieri d’amministrazione. Potranno essere revocati in qualsiasi momento. Lo prevede l’articolato del disegno di legge approvato dal consiglio dei ministri e da ieri visibile sul sito del governo. La revoca dei membri del cda dovrà essere però deliberata dall’Assemblea, essendo la Rai una Spa. E acquisterà efficacia solo dopo la valutazione favorevole della Commissione parlamentare di vigilanza. É un passaggio importante, non solo formale: trasferisce alla commissione di San Macuto, privata dei poteri di nomina, l’ultima parola sull’operato di chi gestirà l’azienda di viale Mazzini.
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Nel testo – 6 articoli – si disegna il nuovo assetto: 7 consiglieri e non più 9, di cui 4 eletti dalla Camera e due dal Senato con volo limitato, due di nomina governativa, designati dal cdm su proposta del ministro dell’Economia e un membro designato dall’assemblea dei dipendenti Rai «secondo modalità che garantiscano trasparenza e rappresentatività». Il cda approverà il piano industriale, il piano editoriale e tutti gli acquisti superiori ai 10 milioni di euro. Il contratto di servizio, in scadenza nel 2016, resterà in vigore 5 anni e non più 3 come ora. Rai: sede di roma


Non è ancora chiaro l’iter del ddl. In teoria il percorso dovrebbe partire dalla commissione Lavori pubblici del Senato che ha già incardinato la proposta di riforma della Rai presentata dal senatore Enrico Buemi (Gal). Di fatto il governo però vorrebbe far partire il ddl dall’omologa commissione della Camera dove troverebbe un terreno più favorevole. L’importante in ogni caso è – per Renzi – che il provvedimento vada avanti e prosegua lungo una corsia privilegiata per chiudere la partita entro luglio e poter nominare così il nuovo vertice con le nuove regole.
È fattibile? Sarà dura, si prevede battaglia non solo con le opposizioni ma anche all’interno dello stesso Pd (la minoranza ha presentato un suo autonomo ddl il giorno prima che il cdm annunciasse a Palazzo Chigi le linee guida). Il ddl ha incontrato l’ostilità dei 5 Stelle e di Sel. Ma potrebbe strada facendo piacere a Forza Italia.
STOP ALLE BUONUSCITE
La Rai spa dovrà modifcare il proprio statuto entro 60 giorni. Darà vietato vendere più del 10% del capitale ai privati. Il ministero dell’Economia, che detiene il 99,56% delle azioni, continuerà perciò ad avere l’ultima parola. Il capo azienda, ovvero il presidente, verrà nominato dal cda e potrà nominare i direttori dei Tg (ovvero delle news room), i dirigenti apicali di primo e secondo livello, anche per le Reti, ma solo dove aver sentito il parere degli altri membri del cda. Concetto che forse andrebbe spiegato meglio per evitare malintesi futuri. Il tetto di spesa del “capo” salirà a 10 milioni. Per tutti «i contratti aventi per oggetto lavori, servizi, forniture inferiori alla soglia di rilevanza comunitaria» non ci saranno gli obblighi procedurali che rallentano a dismisura l’espletamento della gare. Il capo azienda rimarrà in carica per 3 anni, in caso di revoca, potere del Cda, gli spetterà una indennità pari a 3 dodicesimi del compenso annuo(niente più buonuscite milionarie a titolo di risarcimento).
IL FINANZIAMENTO
Il testo varato dal sottosegretario allo Sviluppo Giacomelli interviene insomma nella modifica della legge Gasparri ma ne mantiene l’impianto. La modifica riguarda essenzialmente la disciplina della governance, l’articolo 49. Entro un anno dall’entrata in vigore il testo prevede che si metta mano al sistema di finanziamento, (canone). Quello che si dà per scontato, «in considerazione del livello di morosità riscontrata, dell’incremento delle disdette, dell’analisi costi-benefici», è che l’attuale sistema di riscossione cambierà. E qui si aprono vari scenari: primo su tutti la possibilità che il nuovo canone venga compreso nella bolletta elettrica, calcolato in base a vari criteri, esteso al possesso di qualsiasi dispositivo atto a connettersi e non solo, dunque, chi possiede un televisore. Questa ipotesi caldeggiata da Giacomelli piace poco però al premier che vorrebbe, sensibile agli umori e ai sondaggi, abolire del tutto quello che molti italiani considerano un balzello. Ipotesi al momento gradita ma fantascientifica.

Redazione

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