Simona Ventura, sincera sempre ruffiana mai

E così anche la nostra bella e brava Simona Ventura il 1° aprile ha raggiunto e brillantemente tagliato il fatidico traguardo dei cinquanta. «Sono entrata nel club dei 4 + 1 anta», ha detto alla trasmissione di Fabio Fazio Che tempo che fa, dove ha poi ammesso che, quando ha compiuto i 30 anni, è entrata in crisi: «Quella notte l’ho passata volontariamente sola». E ha poi aggiunto che una volta superato quel «momentaccio», dei 40 quasi non se ne è accorta perché tra Tv, cinema e pubblicità ha lavorato senza un attimo di respiro. E con successo, aggiungiamo noi, prima ancora di farle tanti auguri dal profondo del cuore.

Simona deve la sua grande popolarità soprattutto alla Tv; con il cinema le è andata meno bene, ma c’è sempre tempo per rifarsi. Ma poi, diciamola tutta, i film ai quali ha partecipato non erano esaltanti. Dico questo da esperto. Giovanissimo, infatti, al Paese Sera, dove ho iniziato la mia carriera, facevo il vice dello storico titolare della critica cinematografica. Il cinema quindi è stata sempre la mia passione, e Simona se ne è ricordata tanti, tanti anni dopo, quando conduceva Quelli che… il calcio.Cattura

Avevo chiuso da poco la mia esperienza, durata dieci anni, alla guida di Uno mattina, ma prima di pensare ad altri progetti, pensavo di farmi un bel viaggio in Cina e in Corea del Sud. A dissuadermi dal ricalcare le orme di Marco Polo ci ha pensato proprio Simona che con una telefonata mi ha detto: «Ti vorrei affidare una rubrica di critica cinematografica a Quelli che… il calcio, Ti va l’idea?». E la mia risposta è stata: «È un’idea bellissima, ma sto per partire per la Cina e poi lo sai, io dico sempre quel che penso. Non vorrei procurarti guai». «E io sono come te, lo sai» è stata la risposta immediata di Simona, «è anche per questo che ti offro la rubrica. Dai, la Cina può attendere». Così ho accettato. Non si sono però fatte attendere le proteste di attori e registi ogni volta che esprimevo un giudizio negativo. Ma Simona, battagliera e diretta come sempre, non batteva ciglio: «Voi venite qui a dire quello che vi pare del vostro film. La critica di Luca è altrettanto libera». La protesta più clamorosa è stata quella di Diego Abatantuono che era venuto a Quelli che… il calcio a promuovere un suo film, davvero brutto. Con Diego ho fatto pace, con mia grande gioia, un paio d’anni dopo, alla fine dell’ennesima litigata, sempre in diretta Tv. A Simona quindi sarò sempre grato; penso a lei quando leggo o sento le tante ipocrisie che ci rifilano i politici sulla libertà di stampa e altre libertà. In altre parole, sul potere che spesso predica bene e razzola male, tra gli inchini devoti dei ruffiani di turno.

Ecco, parliamo della parola ruffiano. Leggendo il suo curriculum e alcune sue interviste, sentendo amici comuni e ricordando le poche, ma intense occasioni professionali che ci legano, si può dire con certezza che Simona, come noi tutti, avrà di certo numerosi pregi e anche tanti difetti, ma di sicuro non fa parte della odiosa categoria dei ruffiani. Con i tempi che corrono, non è poco. Un paio di esempi tra i tanti: quanti o quante, nel mondo della Tv, sarebbero stati capaci di mandare a quel paese il direttore della Rete per la quale lavoravano.

Oppure di replicare con durezza e sarcasmo al politico che ottiene la linea in diretta per protestare contro battute satiriche che lo riguardano?

Ma, visto che la franchezza è una nostra comune caratteristica, voglio mettere sull’altro piatto della bilancia anche un paio di cose che di Simona non mi sono piaciute. La prima, aver invitato come opinionista fisso a Quelli che… il calcio l’ex marito Stefano Bettarini. Ex calciatore, Bettarini, è anche un gran bell’uomo, cosa che in Tv e nella vita non stona mai.

Ma, visto che sono stati sposati, va bene ogni tanto un’intervista, ma avrei evitato la presenza fissa. La seconda cosa che non mi è piaciuta è l’ironia, talvolta un po’ cruda, che ha usato verso alcuni naufraghi dell’Isola dei famosi, patetici e disarmanti nella loro dialettica: avrei calcato, come si dice, un po’ meno la mano. Mi riferisco all’edizione di qualche anno fa che Simona conduceva con Mara Venier e il sottoscritto opinionisti. Confesso di essermi divertito come un matto, anche quando l’impertinente conduttrice cercava di provocarmi su nomi, vita, opere e aspetto di alcuni naufraghi. Del resto come si faceva a non esaltare le doti, ovviamente “intellettuali”, di un’allora sconosciuta Belen? Concludo ribadendo gli auguri per i suoi 50, con una nota triste: leggo e sento di una lite molto seria e di una rottura con la mia cara amica Mara, sposata con il papà del compagno di Simona. Una situazione che dovrebbe unire, mentre assistiamo a uno scambio continuo di frecciate al vetriolo. Ne ignoro i motivi e non li voglio sapere. Mara e Simona sono due creature meravigliose. Entrambe hanno fatto la gavetta e si sono guadagnate con quotidiana fatica popolarità e successo. Spero proprio trovino il modo per fare la pace. Ne sarei felice.

Redazione

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