Fitto attacca il partito «senza regole»: un cupo bunker intorno a Berlusconi

ROMA «C’è un cupo bunker intorno a Berlusconi, davvero pensiamo che le liste possano essere fatte e disfatte dalla senatrice Mariarosaria Rossi?», chiede Raffaele Fitto sferrando un nuovo attacco al cuore pulsante dell’ultimo berlusconi-smo. E la domanda non rimane inevasa. Perché, stavolta, Ma-riarosaria Rossi risponde. «Per quanto riguarda le liste», è il ragionamento della parlamentare più vicina a Silvio Berlusconi, «quelle dell’ultimo Parlamento non le ho fatte io. Non mi sembra che qualcuno abbia contestato la legittimità di chi le aveva compilate, che non era certo una legittimità diversa da quella che ho io. E, soprattutto, non mi sembra che gli esiti siano stati eccellenti». Un paio di frasi, tre obiettivi diversi. Una risposta all’eurodeputato pugliese e una puntura di spillo a chi — come Denis Verdini e Sandro Bondi — in passato non troppo lontano decideva i destini di chi veniva eletto e di chi no, dentro Forza Italia.Cattura

L’ennesimo capitolo della guerra interna al movimento berlusconiano viene scritto nel giorno in cui Silvio Berlusconi, per la prima volta dopo due anni, torna a mettere piede a Villa Certosa. Vi passerà Pasqua e Pasquetta, in compagnia della fidanzata Francesca Pascale, di alcuni familiari e, appunto, della senatrice Rossi. Di cui guida tutte le mosse della controffensiva all’eurodeputato «ribelle».

È proprio Fitto, ieri, a sferrare il primo attacco. «Piaccia o no, la vecchia Forza Italia e il Pdl avevano sempre rispettato statuti e regole. Da un anno, invece, siamo in una terra di nessuno dove nulla, a Roma o sui territori, corrisponde a quanto scritto nello statuto». Una tesi che la Rossi contesta, rivendicando una legittimità pari a quella di chi l’aveva preceduta nel coordinamento del partito.

Ma Fitto si spinge oltre. Parla di una «Forza Italia senza regole», di «dirigenti delegittimati», della necessità di «discutere della situazione in modo intellettualmente onesto». E aggiunge: «Il centrodestra italiano, in primo luogo grazie a Berlusconi, è stato a lungo depositario delle speranze e delle attese degli italiani in vista di una profonda riforma liberale. Un mix di errori politici e di circostante esterne negative ha purtroppo impedito di realizzare questa promessa. Ma non eravamo un partito liberale di massa?».

Nell’analisi di Fitto trovano spazio anche le vicende che lo riguardano più da vicino. «Davvero pensiamo», scrive l’europarlamentare, «che dirigenti possano essere esclusi in Puglia, oggi dalle Regionali e domani dalle Politiche, solo per aver espresso un’opinione o per aver partecipato a un’assemblea?». La risposta che Berlusconi gli invia tramite la Rossi sorvola su questi interrogativi. E arriva dritta a un punto. «Fitto», è il ragionamento della senatrice campana, «ormai si muove come se fosse alternativo a noi. Come se si fosse messo da solo al di fuori dal partito».

Difficile intercettare quale potrà essere il punto di caduta di questa storia infinita. Di certo c’è soltanto che, dopo averla ventilata per anni, la «rivoluzione generazionale» annunciata da Berlusconi sembra davvero pronta. Nuovi dirigenti, nuove facce, nuove liste. Alle Regionali oggi. Alle Politiche domani.

Agli amici la Rossi, che su quelle liste dovrà apporre lo stesso timbro finale che un tempo spettava a Verdini, ripete sempre lo stesso concetto: «Sono gli elettori che ci chiedono di cambiare. Sono i cittadini che lo vogliono. Sono gli amministratori locali che premono per il rinnovamento. La mia circolare», quella sul limite dei tre mandati e sul tetto agli over 65, «serviva semplicemente a fare chiarezza». La voce è la sua. La testa, ancora una volta, quella dell’ex premier.

Redazione

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