Oksana, ballerina di night in cella con la figlia

MILANO Oksana ha appena trovato un lavoro. Ha incontrato il proprietario di un night club. Inizierà stasera. Ballerina. Dice: «Finalmente starò più tranquilla». È in macchina; guida il suo amico, Enzo; si sono conosciuti per caso, tre anni fa, hanno avuto una storia e lui si è attaccato molto alla giovane lituana, 26 anni; qualche ora prima è stata lei a chiamarlo, anche se non si sentivano da qualche mese: «Puoi accompagnarmi? Devo parlare con questa persona per il lavoro».

Ora stanno tornando verso l’appartamento di via Ripamonti 193, periferia sud di Milano. Sui sedili posteriori è seduta la figlia di Oksana; la bambina non ha ancora 3 anni. Squilla il cellulare: «Pronto». È l’uomo con cui Oksana Murasova divide l’appartamento, il suo convivente, e anche l’uomo che l’ha picchiata e maltrattata per un anno, a volte l’ha obbligata a prostituirsi, e lei non è riuscita a staccarsene perché è una ragazza sola, con una figlia, preoccupata. Oksana chiude la telefonata e sbuffa: «È ancora ubriaco. Chissà cosa succede stasera». Poi però aggiunge: «Ora un lavoro ce l’ho. Stavolta basta, faccio le valige e me ne vado per davvero. Basta con questa vita». Manca poco alle 22 quando la ragazza scende dall’auto con la bambina in via Ripamonti. Non passa neppure mezz’ora e scende di nuovo in strada, è sconvolta, chiama il 118: «Venite, fate presto, l’ho colpito con un coltello».Cattura

Ruslan Bilous, ucraino, 32 anni, lavori saltuari in una coop di pulizie, nessun precedente alle spalle, è morto perché la lama di quel coltello da cucina gli ha trafitto il cuore. Ai carabinieri del Nucleo investigativo Oksana racconta: «Mi ha aggredita. Mi sono difesa. Ha colpito la bambina».

I primi rilievi dei militari sembrano confermare la sua versione: Oksana ha qualche graffio sul volto, un livido sul petto; sua figlia è caduta, ha battuto la testa e passa qualche ora in osservazione all’ospedale. Davanti al sostituto procuratore Alessandro Gobbis, Oksana racconta di litigi sempre più frequenti. «Non ha mai voluto fare denuncia, aveva paura che lei e la bambina venissero sbattute fuori di casa. Ha sempre sopportato per lei», racconta l’amico Enzo Pignatelli. La giovane lituana era arrivata in Italia nel 2010, aveva lavorato nei locali notturni della Riviera romagnola. Poi, dalla relazione con un altro uomo, era nata la piccola. Oksana Murasova era originaria di Klaipèda, unico porto della Lituania sul Baltico. «Aveva lasciato la bambina con i genitori in Lituania, poi un anno e mezzo fa l’aveva portata a Milano. Ci eravamo visti in un ristorante, lei faceva la “vita” ma non voleva farle mancare niente». Appena arrivata a Milano, si era stabilita con Ruslan Bilous in un appartamento nel quartiere di Città studi, poi un paio d’anni fa il trasferimento al quinto piano di via Ripamonti, zona sud di Milano.

Da sabato notte la donna è nel reparto del carcere di San Vittore che ospita le detenute con figli sotto ai tre anni, che per legge non possono essere separati dalle madri. È accusata di omicidio volontario. Nei prossimi giorni il gip Stefania Pepe dovrà esaminare la richiesta di custodia cautelare.

L’autopsia e le indagini dei carabinieri dovranno invece fare chiarezza sulla dinamica dell’omicidio: dopo essere stato colpito, il 32enne avrebbe tentato di inseguire la compagna, prima di crollare sul pavimento davanti alla porta.

«Quel ragazzo è sempre stato aggressivo. Sabato sera, quando mi ha visto arrivare con lei — racconta Enzo Pignatelli —, mi ha detto: “Attento, ti faccio tagliare la testa”. Poi ha tirato un calcio alla portiera e ha fotografato l’auto con il cellulare. Voleva intimidirmi, sono scappato. Avessi immaginato cos’è successo sarei sceso per affrontarlo…».

Redazione

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