5Stelle, la risalita nei sondaggi: “E ffetto del ritorno in tv”

Il Movimento che pareva in caduta costante cresce. O comunque “tiene molto bene”. Perché è tornato con i suoi parlamentari nelle televisioni, e perché ha ormai una sua fisionomia riconoscibile: soprattutto, delle proposte fortemente sue, coerenti. È l’analisi dei sondaggisti, dietro ai numeri che raccontano di un M5S che guadagna consenso. Un punto e mezzo in più nell’ultimo mese, secondo il sondaggio dell’Ipsos di Nando Pagnoncelli, apparso domenica scorsa sul Corriere della Sera, che dà i Cinque Stelle al 21,3 per cento. Saldamente secondi dietro al Pd che è al 35,7 per cento (un punto in meno in quattro settimane) e molto sopra la Lega Nord (l3,7) e Forza Italia (13,5).

MA CHE NE PENSANO gli altri sondaggisti? “Direi che la tendenza è quella, il M5S tiene molto bene” sostiene Roberto Weber, presidente di Ixè. Che spiega: “A noi il M5S risulta attorno al 19 per cento, ma due punti fanno pochissima differenza. Il dato interessante è che, nonostante l’emorragia interna e varie altre difficoltà, tra cui anche diversi errori nel raccontarsi all’esterno, i Cinque Stelle resistono. E questo ci dice nel Movimento si sta aggregando una forma di opposizione che a sinistra non riesce a crearsi. Per dire, in questi giorni stiamo misurando il peso elettorale di Maurizio Landini: oscilla tra il 5 e il 7 per cento. Di fatto non esiste”. Quindi un’eventuale collaborazione tra Landini e 5Stelle non funzionerebbe? “Non andrebbe da nessuna parte. Anche perché per funzionare servirebbe molta elasticità su entrambi i fronti, che io proprio non riscontro”. o.180517

Domanda successiva: quanto ha pesato tornare in tv? “Molto, senza dubbio. Era un errore non andarci, non presentare le proprie idee con volti riconoscibili”. Intanto si avvicinano le Regionali, sempre molto difficili per il Movimento. E Weber non si aspetta novità: “Le elezioni amministrative non possono essere favorevoli ai 5 Stelle, che non hanno filiere locali, e soprattutto non hanno interessi da difendere”. Rimane il dato nazionale. E in quest’ottica il ritorno sul piccolo schermo, benedetto da Grillo poche settimane fa in un’intervista al Corriere della S e ra (“Forse è stato un errore non andarci”) pare la chiave di volta. Anche a detta di Carlo Buttaroni, presidente di Tecnè: “Tornare in tv è stato fondamentale, il web non basta perché non è un media ma un luogo”. Buttaroni conferma la crescita dei 5Stelle: “Li stimiamo al 19,5 per cento, lo 0,5 in più rispetto alla settimana scorsa”. E osserva: “Molti hanno sottovalutato il loro peso, derubricandoli a pura antipolitica. Spesso li hanno dato per spacciati. E invece il M5S ha dimostrato di essere anche molto altro: una forza coerente sui propri principi, che ha delle proposte proprie e altre personalità oltre a Grillo. Tutto questo sta pagando”. Domanda: quanto ha influito l’essere rimasti fuori dalle inchieste? Buttaro-ni è scettico: “A mio avviso poco: chi decide di andare a votare fa una scelta per altri fattori. Gli altri, i più delusi, non vanno più alle urne”.

NICOLA PIEPOLI (Istituto Piepoli) risponde da Parigi. Conferma: “I 5Stelle tengono, eccome: a noi risultano tra il 18 e il 19 per cento, ma un paio di punti di differenza nei sondaggi non sono proprio nulla”. E prosegue: “Il Movimento resiste perché c’è grande disorientamento, a sinistra come a destra. Aggrega perché rappresenta l’alternativa per chi cerca una via, una terza via. I 5Stelle non vengono né da sinistra né da destra, sono un posto diverso per chi sa di essere minoranza. Potrebbero diventare maggioranza solo se trovassero un grande leader”.

E il ritorno in tv, quanto ha contato? “Moltissimo. È come se i Cinque Stelle fossero tornati nel nostro secolo. Prima erano novecenteschi, come quegli italiani che uccidevano i sovrani. In fondo, ancora loro rappresentano quella vena di anarchismo mai sopita in Italia”. Rimarrebbe il fattore dell’immunità dalla corruzione… “Quello – replica Piepoli – non lo so davvero pesare. Ma non credo che abbia pesato molto”.

Redazione

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