Bufale in rete, ecco come riconoscerle

Sul web circolano una quantità incredibile di bugie che vengono scambiate per notizie attendibili da ignari internauti. Quando non ci accorgiamo che un’informazione è sbagliata. se la troviamo interessante contribuiamo alla sua diffusione. condividendola con amici, parenti e conoscenti. amplificando la portata dell’inganno. In gergo queste falsità che viaggiano in Rete vengono chiamate bufale. Una bufala non è solamente una menzogna su qualcosa che è successo (oppure no) e che può riguardare qualsiasi argomento. vengono definiti cosi anche gli appelli fasulli, o catene di Sant’Antonio e quelle truffe che promettono qualcosa di troppo bello per essere vero. Come ad esempio “Clicca qui per avere uno smartphone Samsung Galaxy S6 a 1 euro”. Oppure “Perdi 16 chili in 10 giorni senza smettere di mangiare”. Box pubblicitari e pop-up che ci troviamo davanti più volte al giorno mentre navighiamo. Molti appelli poi fanno affidamento sul nostro buon cuore: i protagonisti sono persone che hanno perso il lavoro o bambini in difficoltà e ammali abbandonati. Tutti hanno bisogno del nostro sostegno, feralmente attraverso una donazione. La parola d’ordine da tenere a mente è: diffidare, tempre.images

Quanto corrono queste bufale!

Internet è uno spazio digitale sconfinato, ma al suo interno esistono tutta una serie di comunità di cui fanno parte persone che condvidono interessi. convinzioni e paure. Secondo alami studiosi dei comportamenti sociali in Rete, è proprio dentro questi gruppi che si nasconde il segreto delle bufale che invadono il web. «Si diffondono tanto, e velocemente. semplicemente perché solla rete sociale fendiamo a fare amicizia con persone Simili a noi. che fruiscono i nostri stessi contenuti», spiega Walter Quattrociocchi. esperto informatico e coordinatore del Laboratorio di Scienze Sociali Computazionali presso l’IMT di Lucca. Di conseguenza, se tutti all’interno di un gruppo sono convinti che una cosa sia vera, nessuno si preoccuperà di chiedersi se le fonti della notizia sono attendali. In fondo è perfettamente normale fidarsi dei propri amici.

Cattive intenzioni

Le bugie che circolano nel web possono nascere dal semplice errore di un giornalista, che non ha verificato bene le proprie tonti, oppure da una persona in buona fede, che diffonde le proprie idee di cui è fermamente convinto, anche se non hanno alcun fondamento. A volte però, le bufale vengono create da malintenzionati che vogliono farci cadere in una trappola, per spillarci del denaro o solamente per creare confusione e mettere in difficoltà una comunità digitale. È il caso dei Troll. Questi individui scrivono in Rete messaggi provocatori, usando un linguaggio volgare e aggressivo, per disturbare la comunicazione tra gli internauti e favorire le liti. Spesso intervengono in dibattiti già avviati prendendo posizioni molto decise e contro-corrente e raccontano storie personali del tutto inventate. In alcuni casi portano persino alla chiusura definitiva di un gruppo, perché sanno essere molto insistenti. Anche i Fake. persone che fingono di essere quello che non sono, possono essere autori di bufale, il loro comportamento però è diverso da quello dei troll. Non sono mai aggressivi o eccessivi, cercano invece di spacciarsi per una persona equilibrata e solidale in modo da conquistarsi la nostra fiducia.

Verifica a posteriori

L’avvento di Internet e dei social media ha rivoluzionato i mezzi di informazione. Chiunque può creare un blog o aprire un sito per scrivere di quello che gli interessa, senza essere necessariamente un esperto del settore. Il web da questo punto di vista costituisce una grande risorsa, piena di opportunità per tutti. L’attra faccia della medaglia è rappresentata dal rischio della disinformazione. Oggi non è più possibile un controllo rigoroso delle informazioni prima che vengano pubblicate. Di conseguenza è necessario filtrare le notizie a posteriori, quando seno già state diffuse in Rete. Per questo motivo si sta diffondendo sempre di più il fact checking, o verifica dei fatti: un sistema che in Rete si basa soprattutto sulla collaborazione delle persone che navigano, chiamate a valutare la bontà e la veridicità di una notizia sospetta.

Partecipiamo anche noi

Il fact checking è un’attività fondamentale per ogni giornalista. che deve sempre verifica-re i fatti di cui vuole parlare in una notizia. Tutti possono imparare a farlo, ma bisogna essere rigorosi. Se leggendo un articolo o guardando un video ci accorgiamo che un’informazione è falsa (perché conosciamo bene l’argomento trattato) o sospetta (perché abbiamo sentito notizie diverse, o la spiegazione dei fatti ci sembra confusionaria), non passiamoci sopra. Troviamo il tempo per approfondire.

Redazione

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