Alessandra Amoroso: “Volevo farmi suora per cantare a Dio”

Roma, aprile rrivata al successo dopo aver vinto nel 2009 Amici, il talent di Maria De Filippi, Alessandra Amoroso ha venduto più di un milione di dischi. Un traguardo che la cantante festeggia pubblicando il suo primo libro, A mio modo vi amo, edito da Mondadori e scritto insieme con Giacomo Sabatino. La formula con cui l’artista salentina ha scritto quest’opera autobiografica -che entusiasma soprattutto il popolo dei social network dove lei conta più di due milioni di fan – è accattivante: si racconta rispondendo alle lettere dei suoi ammiratori.

Così si intuisce che il suo mondo è pervaso da un profondo sentimentalismo. Con tante scoperte. La prima riguarda l’amicizia che, per Alessandra, è un valore fondamentale, più dell’amore. Se i fidanzati vanno e vengono, le amiche restano. In due: Ilaria e Nicoletta. «Per vederle felici sarei pronta a dare la mia vita», scrive lei.

«Nico e io, fin da ragazzine, siamo state indivisibili. Lei, la classica bellezza mediterranea, è sempre stata una forte. Intendo dire di polso, in quanto, se occorre, sa essere dura. Conoscendola, si scopre anche il suo lato tenero, quello che riserva a poche persone: i suoi sorrisi, il suo inimitabile modo di essere simpatica». E continua: «Di una cosa posso essere sicura. Riconoscerei tra milioni i suoi occhi neri come la pece e la forma un po’ a punta delle sue labbra. Ci tiene unite un legame tutto speciale, un’amicizia unica. E stato un attimo, l’attimo in cui ci siamo guardate e abbiamo capito che avevamo compreso tutto l’uno dell’altra», sottolinea.

La Amoroso era con lei quando andò a fare il provino definitivo di Amici: «Tutto nacque come una vacanza improvvisata; grazie all’incoraggiamento di un amico, decisi di riprovare per la seconda volta a entrare nella scuola. Nicoletta propose di accompagnarmi a Roma: un viaggio di nozze tra due amiche innamorate della loro amicizia». Nico per sempre insomma, vicina ad Alessandra fin da quando lei a Galatina, il suo paese natale, lavorava come commessa. «Molte volte mi capitava di fare tardi la sera e Nico era comunque ad aspettarmi fuori dal negozio, senza neanche passare da casa, per portarmi un po’ in giro. Ancora insieme, sempre insieme», scrive Alessandra, aprendo così il suo cuore ai fan che considera una “big family”, ovvero una “grande famiglia”, come li chiama lei, di cui fa parte anche Buddy, il suo cane. E rivela anche che da piccola sognava di fare tre lavori completamente estranei al mondo dello spettacolo. Le sarebbe piaciuto diventare poliziotta, aprire un canile per a-iutare gli animali abbandonati o entrare in convento. La vocazione religiosa si affacciò in lei come un lampo fugace, dopo aver visto il film con Who-opi Goldberg, Sister Act. «Ho pensato seriamente di farmi suora. Volevo che il mio canto arrivasse a Dio»„ spiega. Ma con una voce come la sua era inevitabile che fosse notata: ironia della sorte a scoprirla, prima della De Filippi, fu proprio un prete che la volle nel coro della chiesa. Ma niente di bello le sarebbe accaduto se non avesse a-vuto il sostegno di mamma Angela e papà Walter, il quale sogna che la figlia si sposi e gli regali un nipotino.

Tra gli affetti familiari la Amoroso ricorda anche il nonno, che le insegnò ad amare la terra. «Spero che possa esistere un futuro migliore in cui i nostri figli e i nostri nipoti riescano a realizzarsi nella loro terra, grazie alle proprie capacità». E non dimentica la nonna, sua accanita sostenitrice. «Una sera, quando già ero piuttosto nota, mi trovai ad affrontare il pubblico durante una serata presentata da Maria De Filippi», racconta. «Fu lei a notare una signora anziana che stava letteralmente cercando di saltare sul palco. “Signora che succede?” le chiese Maria. Lei rispose in dialetto pugliese “Alessandra è neputema (cioè è mia nipote). Ti voglio bene, figlia mia!”». Legatissima a Maria, che chiama “la mia mamma famosa”, su di lei la cantante tra le pagine confida: «Quando la conobbi ero tesissima, poi c’è stato l’incanto di sentire che avevamo qualcosa di speciale, di accorgersi che probabilmente saremmo riuscite a volerci bene davvero, come poi è successo».

Redazione

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