Yara Gambirasio, il DNA non mente anche Bossetti lo sa

Dieci mesi fa sembravano non esserci dubbi. L’aveva detto, poco prudentemente, Angelino Alfano, ministro degli Interni: «Le forze dell’ordine, d’intesa con la magistratura, hanno individuato l’assassino di Yara Gambirasio». È il 16 giugno 2014, Massimo Giuseppe Bossetti è appena stato fermato dopo un’indagine iniziata il 26 novembre 2010 con la scomparsa della ragazzina di Brembate. Spiegò il pm Letizia Ruggeri: «Il Dna trovato sul corpo della vittima è perfettamente coincidente a quello della persona fermata». Quella traccia è dunque il pilastro dell’accusa, la prova regina, la “pistola fumante” in grado di condannare il carpentiere? Vedremo. Perché adesso, in attesa dell’udienza preliminare che il 27 aprile dovrà decidere se rinviare a giudizio Bossetti, è spuntata un’“anomalia”, come l’ha definita il genetista Carlo Previderè, perito della Procura di Bergamo. O una “contraddizione” in grado di inficiare tutta l’indagine, come preferisce chiamarla Claudio Salvagni, che difende Bossetti con il collega Paolo Camporini, subentrato dopo l’addio dell’avvocato Silvia Gazzetti.

Prima di essere assolti in appello e poi altre due volte condannati. Una sentenza che dunque mette ancor più in risalto l’importanza della prova del Dna. Torniamo a Bossetti, allora. Con una spiegazione tecnica sul Dna ritrovato sugli indumenti della povera Yara. All’interno di quella traccia, infatti, i carabinieri dei Ris di Parma avrebbero individuato con certezza il Dna “nucleare” di Bossetti, ma un Dna “mitocondriale” che non corrisponderebbe al carpentiere. Da qui i dubbi sollevati dalla difesa. Abbiamo chiesto al genetista Edoardo Boncinelli di aiutarci a capire.

Dna “nucleare” e Dna ’’mitocondriale”: che cosa sono?

«All’interno della cellula esistono due tipi di Dna. Uno, abbondantissimo, è quello principale: si trova nel nucleo, deriva per metà dalla madre e per metà dal padre ed è identificativo del soggetto in senso assoluto. L’altro è nei mitocondri, che si trovano sempre all’interno della cellula, ed è in porzione molto ridotta. Deriva solo dalla linea materna e non contiene più di 30 geni. Per questo è scarsamente indicativo ai fini dell’individuazione».

Quindi, per semplificare, il Dna “nucleare” è un po’ come l’impronta digitale: ogni persona ha il suo. E dunque cosa implica?

«Se il Dna “nucleare” corrisponde, come in questo caso la traccia trovata su Yara corrisponderebbe a Bossetti, allora non ci sono dubbi».

Eppure “l’anomalia” del Dna “mitocondriale” non coincidente rimane. Come la spiega?

«Il Dna “mitocondriale” è una molecola piccolissima, in grado di resistere molto a lungo». Basti pensare che, grazie a questo tipo di traccia, è stato possibile mappare la sequenza genetica persino delle mummie datate 4.500 anni prima di Cristo. Ma non è tutto. «Quella traccia di Dna “mitocondriale” su Yara», continua Boncinelli, «potrebbe essere frutto di una contaminazione in loco di cellule femminili in grado di “disturbare” il risultato». Una contaminazione minima, dunque, forse avvenuta nella fase di indagine, subito dopo la scoperta del corpo che, ricordiamolo, è rimasto abbandonato nel campo di Chigno-lo d’Isola per tre mesi. Oppure lo stesso Dna “mitocondriale” di Yara potrebbe aver “coperto” quello di Bossetti.

Si potrebbe pensare anche a un Ignoto 2, cioè a un’altra persona presente al momento del delitto alla quale potrebbe appartenere quella traccia di Dna “mitocondriale”? Come ha spiegato il professor Boncinelli, il Dna “mitocondriale” è poco utilizzabile ai fini dell’individuazione di un soggetto e quindi sarebbe quasi impossibile risalire all’identità di questo ipotetico complice. In teoria, però, il Dna “mito-condriale” potrebbe essere di una persona diversa da Bossetti ma, vista la sua “longevità”, magari di una persona che Yara incontrò molto prima del delitto.

La difesa di Massimo Bossetti, che nel frattempo in carcere ha ricevuto la quinta bocciatura alla richiesta di scarcerazione dal Tribunale del Riesame, farà certamente appello a queste ipotetiche contraddizioni e potrebbe anche chiedere la ripetizione dell’analisi genetica. «Potrebbe non esserci materiale biologico sufficiente», avverte però Boncinelli, «ma, in caso contrario, il test potrebbe al massimo non dare alcun risultato, certo non cambiarlo completamente». Il genetista suggerisce un’immagine: «Il Dna “nucleare” è come un codice a barre. Se lo lascio per terra in un campo e ci piove sopra per tre mesi, potrà sbiadire, magari anche cancellarsi in parte. Ma numeri e distanza tra le barrette non cambieranno di certo». Come dire: ” l’anomalia” ci sarà anche, ma il Dna non mente. E dice che quel giorno Bossetti era lì, con Yara.

Redazione

2 pensieri su “Yara Gambirasio, il DNA non mente anche Bossetti lo sa

  1. Giorgio Cordiero

    Bene. Visto che il mitocondriale di Bossetti non e' presente e visto che questo rimane per un tempo molto suoeriore a quello nucleare, di contaminazione potrebbe trattarsi . Molto piu' goffo l'errore ( spero in buonafede) di Alfano che di fatto si e' permesso di definire colpevole Bossetti, prima che questi venisse processato. Sul mitocondriale poi, le consiglio di informarsi dato che negli Usa e' considerato indispensabile. Giorgio Cordiero

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