Video Highlights Juventus-Monaco 1-0: Sintesi, gol e Pagelle

Tra la semifinale di Champions League e la Juventus restano ancora novanta minuti di presumibile sofferenza, ma il rigore di Vidal, che ha spostato gli equilibri nella prima sfida con il Monaco, rappresenta un discreto vantaggio sul quale poggiare legittime speranze di qualificazione, senza però indugiare troppo nelle speculazioni e nei minimalismi italici. Bisognerà che i ragazzoni di Allegri se la giochino minuto dopo minuto, nel Principato: nulla è stato facile ieri sera e nulla lo sarà nella gara di ritorno, alla faccia delle previsioni e delle statistiche, del pedigrée bianconero e di quello monegasco. Del resto, più si alza l’asticella e più diventa indispensabile miscelare carattere a qualità, forza a temperamento. Per riuscire a vincere, la Juventus ha dovuto patire e addirittura rischiare: ci sta, in Europa.

L’abrasione dei brutti di ricordi di Parma è avvenuta abbastanza in fretta, agevolata dall’importanza della partita e dalla necessità di mettere (o cercare di mettere) subito al sicuro il cammino in Champions che vale tanti soldi, sì, ma che non ha prezzo a livello di prestigio internazionale. Ecco perché l’approccio della Juventus è stato giustamente “cattivo” in una serata di caldo esagerato, quasi estivo, e in un contesto coreografico da brividi. D’altronde, sia pure schiacciato dai pronostici sfavorevoli, il Monaco è stato capace di eliminare l’Arsenal e, soprattutto, di infilare tre pappine ai gunners all’Emirates Stadium, dunque rimane un avversario da maneggiare con cautela. Non a caso, le prime due occasioni sono capitate proprio sul piede di Carrasco e in entrambi i casi (tra il minuto 10 e il minuto 11) è stato provvidenziale Buffon a evitare che il match diventasse una salita dolomitica. Comunque, anche così, con il risultato in equilibrio, la Juventus ha faticato a esprimersi, soffocata dal 4-4-2 ingessato dei monegaschi, che siccome sono allenati da un (bravo) portoghese, applicano la tattica in maniera maniacale, concedono il nulla all’avversario e se ne infischiano dello spettacolo.

Senza sbocchi offensivi, costretti a muoversi in spazi angusti, rallentati da Pirlo che evidentemente non ha ancora recuperato il ritmo gara dopo un mese e mezzo di riposo forzato, approssimativi persino in fase di appoggio, nel primo tempo i campioni d’Italia hanno costruito poco in relazione al dispendio di energie e al 66% di possesso palla. Quando poi sono stati a un passo da sbloccare il punteggio, è venuta a mancare la mira dei cecchini: Tevez (27′) ha consegnato nelle mani di Subasic un assist millimetrico di Marchisio, mentre Vidal (45′) ha sprecato con una ciabattata da dopolavorista un passaggio perfetto dell’Apache. Proprio il cileno, che stando alle promesse della vigilia sarebbe dovuto andare oltre i suoi limiti e spaccare il mondo, ha saputo balzare alla ribalta della cronaca solo nella seconda parte dell’incontro, vittima di chissà quale sindrome. Certo, forse con Pogba in campo e con un Pirlo a pieno regime il compito dei bianconeri sarebbe stato meno complicato, ma questi sono gli uomini a disposizione di Allegri e con questi si deve arrangiare.


In fondo, l’atteggiamento del Monaco era abbastanza prevedibile: catenaccio organizzato e ripartenze affidate alla velocità di Martial, Carrasco e Direr, con Moutinho nella veste di (finta) seconda punta. Nessuna sorpresa, nessun coniglio cavato fuori dal cilindro. E con questo andazzo è iniziata pure la ripresa, la Juventus palla tra i piedi, i principini del Principato ad aspettare, quasi sempre a difendersi in undici. Pereyra si è confermato il più intraprendente e fantasioso, Evra si è applicato sulla fascia sinistra, c’è stato lo spavento gratuito di una conclusione di Bernardo Silva (subentrato a Direr) sulla quale ancora una volta ci ha messo una pezza Buffon. Tutto regolare fino a quando Carvalho non ha pensato bene di abbattere Morata, innescato da un tracciante di Pirlo, uno sgambetto con spinta tanto netto quanto goffo, che però sembra essere iniziata fuori area. L’arbitro ceco Kralovec, probabilmente imbeccato dall’assistente di linea, ha fischiato il rigore che Vidal ha trasformato in maniera impeccabile (10′). Con più spazi a disposizione – prova ne sia l’avvicendamento di Raggi con Berbatov, ovvero un attaccante per un difensore – la manovra bianconera ha guadagnato in dinamicità, malgrado il match sia rimasto in equilibrio fino all’ultimo minuto di recupero.

Redazione

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