Elisa direttore artistico dei Blu di Amici 14: La cantautrice svela da dove nasce il suo stile che la contrappone alla Marrone

Negli studi Elios, da cui va in onda il sabato il serale di Amici 14, durante le prove del programma Loredana Berté, dimenticando la sua proverbiale aggressività, si avvicina a Elisa, direttore artistico della squadra dei Blu, le prende la mano e le dice con emozione: «Grazie Elisa per aver cantato così tante volte Almeno tu nell’universo. Ci hai messo una tale intensità che mi è sembrato di risentire mia sorella Mia Martini. Mi sei arrivata al cuore. Sei stata grande, pochi l’avrebbero fatto: pensa che alcuni hanno ancora oggi paura a nominare a mia dolce Mimi. Sei una bellissima persona».

Elisa scoppia in lacrime: «Scusate, vado via. Non voglio che mi vedano piangere», dice a chi le sta attorno, forse cercando una via di fuga.

Che non c’è: «Mi sono trattenuta fino alla fine, ma poi non ce l’ho fatta. Va beh, mi beccate con gli occhi gonfi», sospira la cantante di Monfalcone.

È iniziata così, con una grande emozione, la sua avventura ad Amici’, prima le dichiarazioni di stima di Maria De Filippi, poi le lodi dell’amica-rivale Emma, dei giurati Sabrina Ferilli e Francesco Renga, quindi gli applausi degli allievi, dei giornalisti, degli addetti ai lavori. Quando pure la Berté, giudice speciale dalla seconda puntata, le ha aperto il cuore, non ha retto e si è lasciata andare a un pianto commosso. «Che botta. Adesso mi saranno venuti anche gli occhi rossi. Mi commuovo sempre quando mi dicono queste cose». Un sospiro e il sorriso torna sulle labbra della vincitrice di Sanremo 2001. Ma il pensiero rimane alla mai dimenticata Mia: «Non me la sono mai spiegata questa cosa di Mimi. Canto volentieri le sue canzoni, sul pubblico fanno presa e si vede. Si capisce che la amano ancora. Come me del resto. Mia Martini è stata fonte di ispirazione. Mi ha insegnato tanto musicalmente».

Ora invece è lei a insegnare ai nuovi talenti.

«L’anno scorso ero qui come ospite a cantare in finale con i Dear Jack e quest’anno sono direttore artistico dei Blu. Ed è bellissimo perché viene fuori di tutto. Qui c’è rock vero, mica pifferi».

Nella sua vita ha avuto dei maestri cui deve dire grazie?

«Sì: due. La prima era la mia insegnante d’italiano alle medie. Un giorno, quando ero in seconda media, ho deciso di marinare la scuola con un gruppetto di amiche. Quello che non sapevo era che due di queste avevano proprio deciso di scappare di casa. Quindi, prima di venire in giro con noi, avevano lasciato un biglietto ai genitori dicendo: “Addio, scappiamo di casa, non cercateci”. Avevamo deciso di andare in una fabbrica abbandonata piena di cose pericolosissime, come vetri rotti e ferri arrugginiti. Mentre stavamo camminando tra le erbacce abbiamo visto i carabinieri che erano venuti a prenderci».

Ai suoi genitori sarà venuto un colpo.

«Sicuro. Dopo quei biglietti si era mosso di tutto, ma non lo sapevamo e non riuscivamo a capire perché quel trambusto. Noi ci domandavamo incredule: “Ma non bastava metterci una nota o darci più compiti? Proprio i carabinieri dovevano chiamare?».

E la sua professoressa d’italiano?

«Lei mi ha lasciato un biglietto, scritto con un codice segreto, per farmi capire quanto era pericoloso quello che avevo fatto. Attraverso simboli mi diceva cose come “non dire il falso”, “sii sempre te stessa”, “ragiona con la tua testa”, “parla dei tuoi problemi”, “non scappare di casa”. Mi ha colpito talmente tanto che ho fatto tesoro delle sue parole. Non ho mai più saltato scuola e ancora oggi ricordo il nostro codice».

Parlava di due persone: chi è la seconda?

«La mia insegnante di pianoforte. Io stavo gobba, arrivavo sempre in ritardo, facevo un sacco di cavolate. Mentre facevo gli esercizi lei mi camminava alle spalle e ogni tanto, con la punta della matita, mi pizzicava la schiena per farmi stare dritta. Poi mi metteva dei libri sotto le ascelle per farmi chiudere i gomiti in modo tale che tutto il busto si spostasse nella posizione più giusta per suonare».

Anche lei pizzicherà i suoi allievi se non si impegnano abbastanza?

«Solo se batteranno la fiacca. E cercherò pure un temperino perché con la punta la matita nella schiena fa ancora più male».

Redazione

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