Renato Zero mattatore per una sera ad “Amici 14” nasconde dietro l’abituale istrionismo una pena segreta

Un regalo ai milioni di sorcini, l’ennesimo colpo grosso di Maria De Filippi. L’entrata di Renato Zero nella giuria, ma solo per la prima puntata, del serale di Amici assieme a Sabrina Ferilli e a Francesco Renga, ha trasformato il talent in un grande spettacolo televisivo, premiato anche dagli ascolti. Istrionico come al solito, Renato, severo e tremendo ma protettivo, è riuscito a divertire e a monopolizzare l’attenzione del pubblico.

E così da decenni: appena sale su un palcoscenico è già protagonista della scena e milioni di fan di ogni generazione sono pronti a fare pazzie pur di partecipare a un suo concerto. Renato insomma è ancora un punto di riferimento.

E dire che lontano dal palcoscenico è un uomo schivo e riservatissimo. E gentile e disponibile con tutti, ma del suo privato non parla. Mai.

Poco si sa anche dei guai che ha recentemente attraversato, a causa della complicata separazione di suo figlio adottivo Roberto Fiacchini dalla moglie Emanuela Vernaglia. Quel ragazzo che prima di prendere il cognome di Renato, si chiamava Roberto Anselmi (il vero cognome del cantante infatti è Fiacchini). Cresciuto in un orfanotrofio senza gli affetti di una famiglia, Roberto da grande era diventato il fedelissimo e inseparabile body guari di Zero. E, dopo qualche anno, il cantante aveva deciso di adottare il suo “angelo custode”. Da figlio d’arte aveva anche tentato un approccio in televisione, partecipando all’Isola dei famosi 7, ma per il suo carattere aggressivo e ombroso non era stato apprezzato. Roberto si era sposato, aveva messo su famiglia e aveva regalato a Renato due nipotine, diventate la ragione di vita del cantante. Ora la delusione.

Si percepisce infatti un’ombra triste dietro il sorriso di Zero. Renato, come ogni nonno, vizia e coccola le bambine, qualche volta la mattina le carica in macchina per portarle a scuola, il pomeriggio le accompagna al parco. È lui stesso a raccontarlo: «Cosa faccio quando sono con loro? Il cretino. Invento filastrocche, gioco a palla avvelenata. Quando andiamo al ristorante, uso la tovaglia come un mantello, e i tovaglioli di carta li trasformo in maschere e cappelli. Loro ridono come matte».

Insomma, le piccole sono la sua risposta alla estenuante ricerca di avere una famiglia. Quella famiglia dalla quale proviene, ma che non era riuscito a costruirsi. Ed ora purtroppo i litigi di Roberto con Emanuela hanno tolto il sonno al cantante. I due si erano sposati nel 2004 e separati nel 2011, poi avevano fatto un tentativo di riappacificazione finito invece con una nuova richiesta di separazione. Emanuela ha accusato Roberto di maltrattamenti e vessazioni e tradimento. E poi lo ha raccontato in televisione: «Noi ci siamo separati due volte, e per due volte mi sono trovata in una situazione difficile. Sono uscita dalla villa che Renato ci aveva messo a disposizione dopo le nozze. E dire che Renato è stato in sala parto con me, mi teneva la mano».

«La prima separazione», ha continuato la donna, «l’ho chiesta per il tradimento di mio marito con una ragazza di venti anni. Dopo un anno ci ho riprovato. Lui è stato carino e affettuoso, Renato era tornato a essere splendido, fino a quando abbiamo litigato di nuovo. Dopo, lo sfratto per morosità. L’affitto, infatti, intestato a Renato Zero, non veniva pagato da mesi. Per me non è facile trovare un nuovo appartamento, perché gli affitti sono cari. Credo che Renato non mi abbia mai perdonato di essermi separata dal figlio e di aver denunciato Roberto per maltrattamenti. Sospetto che, riducendomi alla disperazione, il mio ex marito pensi di poter ottenere l’affidamento delle bambine. Un progetto che non si realizzerà mai. Per crescere le mie figlie sono pronta a tutto. Sono andata anche a fare i lavori domestici in casa di un amico. Renato si è defilato, dicendo: “Sono fatti vostri e io non ci voglio entrare”. Eppure, avendo una forte influenza sul figlio, avrebbe potuto farlo ragionare».

Per conoscere davvero come stanno le cose bisognerebbe sentire la versione di Renato e, a giudicare dal velo di tristezza che si nasconde dietro il suo sorriso, si può percepire quanto possa farlo soffrire questa vicenda. Amato da tutti per la sua generosità, sembra impossibile riconoscerlo nelle parole della ex nuora. Comunque ciò che più dispiace è che un artista come lui, stimato e idolatrato in tutto il mondo, venga inseguito da un’ombra di dolore ancora oggi, dopo più di 45 milioni di dischi venduti. Far accettare la sua stravaganza, la sua trasgressività, deve essere stata duro all’inizio. Per questo ha anche sofferto: «In alcuni momenti, il dolore era diventato insopportabile, ma sono riuscito a superarlo grazie agli insegnamenti e all’affetto della mia famiglia e grazie alla fede». Ogni tanto ricorda commosso i primi tentativi di farsi apprezzare: «Cantavo e ballavo, andavo in giro con costumi e trucchi sgargianti, ma il pubblico non apprezzava. Mi dicevano: “Sei uno zero”. Ho preso tante botte, ma pure quelle sono servite. Zero è diventato il mio nome. Spesso davanti al Piper passava una camionetta della polizia che ci portava al commissariato, dove lavorava mio padre Domenico. Allargava le braccia ed esclamava sconsolato: “Un’altra volta”. Ma non mi ha mai ostacolato. Era un poliziotto di origini contadine. Sapeva che non avrei mai tradito i suoi insegnamenti».

Fino a che come un’esplosione arriva il successo. Un giorno durante un concerto, i fan erano talmente tanti che Renato esclama: «Sembrate tanti sorci». Nacquero così i sorcini.

Redazione

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