Elena Cetse: Michele Buoninconti ha usato una violenza inaudita

Michele Buoninconti ha lasciato | che il corpo di questa giovane mamma venisse rosicchiato dagli animali; occultato nel ruscello; guardato a vista, sotto gli occhi inconsapevoli dei suoi bimbi in trepidante attesa”. Queste sono le parole crude; dolorose; ma molto significative; con cui il pubblico ministero; Laura De-odatO; aveva descritto Michele Buoninconti nella richiesta d arresto inoltrata al Giudice per le indagini preliminari.

Il riferimento è al luogo in cui lo scorso 18 ottobre è stato ritrovato il cadavere della moglie Elena Ceste, scomparsa nove mesi prima dalla sua casa di Costigliele d’Asti. Secondo laccusa, infatti; Fuomo avrebbe ucciso la donna in casa per poi nascondere il corpo in un canale di scolo a soli 800 metri di distanza, in un punto ben visibile da una finestra al primo piano della sua abitazione. Come sapete, le motivazioni portate dagli inquirenti erano state accolte favorevolmente dal giudice, che lo scorso 29 gennaio ha dato ordine di prelevare Buoninconti e rinchiuderlo nel carcere di Quarto d’Asti.

Nella richiesta d’arresto, contenuta nella parte conclusiva di un fascicolo lungo 500 pagine, il pubblico ministero era entrato anche in particolari inquietanti come quelli che avete appena letto. La cattiva considerazione e la fama di uomo violento di cui Michele godeva tra amici e parenti, hanno fatto il resto. In questo articolo, Giallo vi offre per la prima volta la possibilità di leggere in forma integrale il documento scritto dal magistrato. In uno dei passaggi più sconvolgenti viene riportata la descrizione che i genitori di Elena, i vicini di casa e i colleghi di lavoro di Buoninconti hanno fatto dell’uomo parlando con gli investigatori.

Ecco cosa hanno detto di lui: «E un soggetto pronto all’ira. Un individuo da non contraddire, a cui, anzi, è meglio ubbidire». Proseguono gli inquirenti: «Presenta caratteristiche di reattività imprevedibili. Ha esercitato una violenza mortale verso una donna indifesa, fragile, schiva, inoffensiva, colpevole solo di aver messo in discussione la sua onnipotenza, il suo volere incondizionato su tutto e su tutti. Il senso di vergogna e di disonore sono bastati ad alterare l’equilibrio familiare. La scoperta, senza il tentativo di comprenderne le ragioni intime, dell’autonomia della sua donna che aveva sempre gestito e governato, ha generato un sentimento di odio che l’ha condotto all’assassinio. La moglie era riuscita a porre in discussione la sua personalità, il vigore del suo carisma.

Questa donna, a prescindere dal ruolo domestico e familiare, doveva essere eliminata. La fonte del suo disonore, la ragione della vergogna, doveva essere annullata». Per farlo, stando all’ipotesi dell’accusa, Buonin-conti avrebbe messo in atto un piano ben preciso. Continua il magistrato: «La preparazione materiale e mentale si è rivelata indice deirinclinazione alla violenza e sintomo dell’assenza totale di freni inibitori verso la brutalità (…). La preparazione, unitamente all’organizzazione dell’occultamento del corpo in un luogo studiato, portano a valutare come la pericolosità del soggetto sia attuale e concreta».Dal giorno del ritrovamento, gli inquirenti avevano ulteriormente approfondito la psicologia di Buoninconti e giustificato il pericolo che potesse tornare a colpire.

Ecco cosa avevano scritto a riguardo: «Il recupero del cadavere ha permesso di seguire la storia di questa giovane donna sino al più atroce epilogo: il florido corpo è diventato scheletro. L’inaudita violenza voluta da Buoninconti verso questa giovane vita è indice di brutalità: una vita spezzata, una mamma sottratta all’amore dei bambini, due dei quali molto piccoli, che sono anche suoi. Si è dimostrato incurante delle conseguenze psicologiche ed emotive nei ragazzini, convinto, ancora, di farcela da solo, nell’egocentrismo smisurato dominante un’intera esistenza concentrata solo su di sé, sui propri desideri, sui propri impulsi, sui soli valori sociali e religiosi, imposti al nucleo familiare. Una donna che aveva messo in discussione tutto questo andava eliminata, inscenandone la misteriosa scomparsa».

Torniamo allora al luogo del ritrovamento, il Rio Mersa, un canale di scolo ricoperto da una fittissima vegetazione: «Il ruscello, la vicinanza a casa, il vigile sguardo da rivolgere costantemente al cadavere, isolato e solitario, in fase di lenta ma efficace decomposizione, favorita dall’acqua, dal fango, dai piccoli animali acquitrinosi e dai roditori, erano stati studiati in ogni dettaglio».Michele, secondo gli investigatori, aveva poi fatto in modo che la morte della moglie sembrasse una disgrazia: «Elaborato e attentamente esaminato era stato il racconto da svolgere nei primissimi momenti: le difficoltà di lei, il disagio, la sua inesauribile comprensione e pazienza verso la moglie in crisi. Quello stesso marito che provenendo dal Rio era stato capace di affacciarsi presso i vicini di casa, fingendo e simulando sincera ansia per la moglie sparita, solo pochi minuti prima aveva gettato il cadavere nel fango, trattenendolo sotto la melma per celarlo definitivamente».

Michele Buoninconti è quindi un soggetto spregiudicato, capace di inquinare le prove: «Un uomo pronto ad allertare la vicina avendo in auto il corpo senza vita della moglie, assassinata pochi istanti prima, al solo scopo di prepararsi al racconto freddo, calcolato, senza emozioni. Dopo avere in eterno sottratto i suoi quattro figli all’amore materno, li ha per mesi illusi del ritorno di lei, consapevole della menzogna e degli irreversibili danni psicologici. Ha portato avanti il piano, eseguito al solo scopo di salvare il suo onore, il suo orgoglio, la sua dignità. La vita spezzata di una mamma, sacrificata senza indugio, in cambio della sua sola integrità».

Redazione

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