Trifone e Teresa, il Killer si nascondeva in palestra

Un contrasto ci deve essere stato, fra la  coppia e il suo assassino”. A pronunciare queste parole, che riportiamo testualmente, è il procuratore della Repubblica, dottor Marco Martani, il magistrato che coordina le I indagini sul duplice omicidio  di Trifone Ragone, 28 anni, e 11 della sua compagna Teresa Costanza, 30 anni, uccisi a colpi di pistola lo scorso 17 marzo nel parcheggio del palazzetto dello sport di Pordenone, in una zona centrale della città. Questo “contrasto” (ossia una arte o uno sgarro) di cui parla il procuratore, stando alle ultime eli morose indiscrezioni, sarebbe! maturato proprio nell’ambinte del palazzetto dello spdrt, che il giovane frequentava tutti i giorni e di fronte al quale lui e la bella fidanzata sono stati freddati.

Lo sospettano gli inquirenti, che guardano con molta attenzione al contesto del palasport e, soprattutto; a quello dei suoi abituali frequentatori. Il palazzettO; di proprietà del Comune di Pordenone; è quotidianamente frequentato da centinaia di atleti; che nelle cinque palestre (una grande e quattro piccole) e nei locali ricavati all’interno dell’ edificio; hanno la possibilità di praticare svariate discipline sportive; tra cui la pallacanestro; la pallavoli la boxe, le arti marziali; l’autodifesa e la pesistica; solo per citarne alcune. Ogni giorno la struttura tra via Interna e via Rosselli; dove spesso si tengono anche dei concerti e le cui tribune della palestra principale hanno una capienza di oltre 3.500 posti a sedere; si trasforma in una “cittadella dello sport” presa dassalto da una moltitudine di atleti; alcuni dei quali con precedenti penali alle spalle.

Attenzione; però; non stiamo dicendo affatto che la maggior parte dei tesserati siano dei delinquenti; ma nella lunghissima lista che gli inquirenti hanno acquisito per verificare gli alibi di tutti i frequentatori del palasport e interrogarli come testimoni; ci sono diversi soggetti con la fedina penale sporca. Ed è proprio in questo ambiente che si anniderebbe il killer di Trifone e Teresa ed è sempre in questo contesto che sarebbe maturato il “contrasto” a cui fa riferimento il procuratore. Gli abituali frequentatori del palasport sono soprattutto stranieri, in particolare russi, ceceni, moldavi, albanesi e romeni, ma ci sono anche tanti italiani che, come Trifone, avevano scelto la struttura comunale per allenarsi e praticare la loro disciplina preferita. Quello della palestra è un ambiente in cui ci si conosce praticamente tutti e dove il livello agonistico e la smania di emergere sono così alti da portare, spesso, gli atleti allesaspe-razione, cioè a esagerare.

Essere tra i più bravi in una determinata disciplina o avere le carte in regola per scalare le classifiche nazionali e puntare a traguardi prestigiosi può suscitare invidia e gelosia tra chi, invece, è meno dotato e sa che non potrà mai arrivare a raggiungere risultati di prestigio. In situazioni come questa basta una parola fuori posto per ferire nellorgoglio chi vive la propria disciplina come ragione di vita. Insomma, la palestra è il posto ideale dove allacciare importanti amicizie, ma anche un luogo dove possono nascere odi e antipatie, soprattutto fra coloro che svolgono la stessa disciplina. A maggior ragione quando la disciplina in questione è la pesistica, praticata da atleti che considerano la “cura del corpo” una priorità assoluta. Non è escluso, quindi, che qualcuno fosse invidioso delle brillanti prestazioni di Trifone nel sollevamento pesi.

Come forse ricorderete, il suo allenatore, il maestro Dino Marcuz, 70 anni, ci aveva rivelato che Trifone, uno dei suoi allievi più promettenti, si stava allenando duramente per qualificarsi ai Campionati Italiani, massima competizione a livello nazionale. E che Trifone si stesse avvicinando a coronare il suo sogno lo dimostra un particolare che compare sulla sua pagina di Facebo-ok. Prima di morire il giovane aveva scritto: «110!». Cosa significa questo numero? Ecco la risposta: scrivendo “110” Trifone voleva condividere con i suoi amici la soddisfazione per aver sollevato, quello stesso giorno, un bilanciere pesante ben 110 chili. Un risultato fantastico. Subito dopo il giovane scriveva: «Non mi accontento», come a voler dire che di lì a poco avrebbe tentato di migliorare il record.

Trifone, non dimentichiamolo, non era solo un valido atleta, ma anche un bellissimo ragazzo in grado di far perdere la testa a molte donne. Il fascino, abbinato alla prestanza fisica, non passava inosservato. Il suo aspetto e quel fare gentile potrebbero aver fatto breccia nel cuore della ragazza “sbagliata” cioè già sposata o fidanzata con un compagno di allenamenti. L’invidia per le sue prestazioni sportive, unita allo sgarro per aver amato la donna di un altro, potrebbero aver spinto una mano assassina a trucidare sia lui che la compagna, testimone di quello scomodo segreto. Come abbiamo già scritto, la pista “sentimentale” rimane la più battuta. Dagli elementi fin qui emersi, il duplice delitto sarebbe stato commesso da una persona esperta nell’uti-lizzo delle armi e che conosceva sia Trifone che Teresa. Il killer, infatti, ha agito in un ambiente a lui famigliare, nel quale sapeva di passare inosservato. Per esempio, era a conoscenza del fatto che le quattro telecamere puntate sul piazzale antistante la palestra, dove si è consumato il duplice assassinio, fossero spente. L’assassino, che si è mosso con la disinvoltura di chi conosce bene quei luoghi, potrebbe essere una persona nota tra gli atleti, che lo considerano feroce e spietato, altrimenti non si spiegherebbe perché nessuno abbia il coraggio di collaborare alle indagini. Le testimonianze di almeno quattro persone, che si trovavano nel parcheggio al momento dell’agguato, non convincono. Nessuno dei quattro, infatti, dice di aver visto l’omicida. Evidentemente hanno paura di parlare. È davvero impensabile, infatti, che tre di loro non abbiano nemmeno udito il rumore dei sei colpi di pistola esplosi dal killer.

Altrettanto surreale è il racconto del quarto testimone che, ai carabinieri, ha riferito di aver sì sentito gli spari, ma di averli scambiati per il rumore provocato dall’esplosione di banali “mortaretti”. Impossibile, inoltre, non notare qualcuno fuggire. In conclusione, ci sono diverse persone che hanno visto bene che cosa è successo ma che hanno scelto di imboccare, per paura di ripercussioni, la strada dell’omertà. Almeno per il momento.

Anche se la pista passionale è quella più probabile, gli inquirenti non tralasciano nemmeno quella economica. In questi giorni è stato analizzato il conto corrente bancario di Trifone Ragone, dal quale però non è emerso alcun movimento sospetto di denaro.

Sono in corso verifiche anche sul conto corrente bancario di Teresa ma, da quanto trapelato, non ci sarebbe nulla di strano nemmeno qui. A proposito della ragazza, è stato risolto il giallo delle due ore di “buio” il giorno del delitto. Teresa, infatti, il 17 marzo aveva disdetto all’ultimo momento un pranzo di lavoro con il suo capo dicendogli che doveva accompagnare il fidanzato in un posto. Ma Trifone si sarebbe liberato solo alcune ore più tardi perché impegnato in caserma, quindi Teresa aveva raccontato una bugia. In molti si sono chiesti dove avesse trascorso la pausa del pranzo, tra le 12.20, ora dell’ultimo sms (messaggio inviato con il cellulare), e le successive due ore e mezzo, visto che si era rifatta viva solo alle 14.46. Aveva incontrato qualcuno?

La risposta è arrivata in questi giorni grazie ad alcune testimonianze, secondo cui Teresa, durante quella “misteriosa” pausa, è tornata nella sua abitazione di via Chioggia, dalla quale è poi uscita (alle 14.46) per tornare in ufficio. Quindi nessun giallo nel giallo: in quelle due ore e mezzo di “buio”, Teresa Costanza era a casa sua.

Redazione

4 pensieri su “Trifone e Teresa, il Killer si nascondeva in palestra

  1. Oli Ashiku

    Chi nelle palestre fa uso di dopanti e quant'altro forse non necessita di vere ragioni. Soffrono di nervosismo clinico a causa delle sostanze assunte. Diventano aggressivi. Questo è un dato che dovrebbe confermare anche la medicina credo. Tra invidie gelosie sarebbe più interessante a scoprire il perché di tanto odio fino alla follia omicida e premeditata studiata. L'assassino è fortemente nesso ad uno dei due. Avendo sparato per primo a Trifone ne essenzia il principale obbiettivo. Sicuri che Trifone non abbia avuto screzi con commilitoni?

  2. Oli Ashiku

    Sicuramente chi conosceva Trifone e suoi spostamenti non aveva bisogno di pedinarlo. Da approfondire sicuramente i suoi ambienti. Palestra di caserma se c'è. Eventuale nonismo di gruppo persino qualche palla di lardo. Full metal jacket anche se non sono i marines.

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