Carlo Conti: “Mi diverto a fare tv, ma da quando c’è Matteo vivo solo per lui”

Roma, aprile Si è detto molte volte che Carlo Conti è l’uomo d’oro della Rai. E del resto gli ascolti di programmi come il Tale e quale show e il Festival di Sanremo lo confermano. Ogni volta che lui mette mano a un progetto, il pubblico lo segue come farebbe con una persona di famiglia. Ripreso l’appuntamento preserale con L’eredità, dopo averla affidata temporaneamente all’amico Fabrizio Frizzi, il conduttore toscano non ha alcuna intenzione di fermarsi per riposare.

Ora è in prima serata sulla rete ammiraglia della Rai con Si può fare! Lo show, che mette alla prova i vip con giochi di abilità o performance sportive e che l’anno scorso andava in onda venerdì, è stato spostato al lunedì. Il padrone di casa spera di consolidare il successo della prima edizione del programma e cerca di coinvolgere un’altra fetta di pubblico, diversa da quella del weekend.

Sul suo futuro invece – e soprattutto su un eventuale conduzione bis all’Ariston – Carlo non si sbilancia. Preferisce passare la palla a Giancarlo Leone: il direttore di Raiuno, però, temporeggia e rimanda l’annuncio ufficiale sul direttore artistico di Sanremo a giugno, quando verranno presentati i palinsesti invernali della Tv pubblica.

Intanto Conti si gode anche il successo in famiglia. Da poco più di un anno è diventato papà di Matteo, frutto dell’amore con sua moglie Francesca Vaccaro, e non perde occasione per esprimere la sua felicità. Nel suo libro Si dice babbo/, con un pizzico di ironia, racconta gioie e preoccupazioni di una paternità vissuta dopo i cinquant’anni. Che il segreto di tanta energia stia proprio nella leggerezza con cui affronta la vita? Nuovo ne parla con lui.

Carlo, al termine di una stagione televisiva che ti ha visto protagonista di tanti successi, come hai trovato lavoglia e l’entusiasmo di condurre anche Si può fare?

«In effetti avrei potuto dire: “Chi me lo fa fare?” Eppure io mi diverto ancora con questo mestiere, lo faccio con quell’incoscienza e quella voglia di fare e di divertirmi che avevo all’inizio. Non mi preoccupo degli ascolti, ma solo di realizzare un programma che possa divertire il pubblico. Ho la convinzione di essere un giullare della televisione. Non voglio fare né più né meno dell’intrattenimento e desidero coinvolgere il maggior numero di spettatori con i programmi che conduco, cercando di realizzarli al meglio, ma con leggerezza. Questo però non vuol dire “Alla carlona”!».

Per uno che sognava di intraprendere questo lavoro fin da bambino, sono grandi soddisfazioni… «Ho la fortuna di aver realizzato i miei sogni e voglio anche godermi questa possibilità. E per questo che non vivo di angosce e di ascolti. Arrivati a questo punto della stagione tivù mi diverto a sperimentare e a cambiare giorno di messa in onda. Ed è anche giusto farlo, mettendosi a disposizione della rete. Dopo Sanremo potevo anche non tornare a L’eredità e invece l’ho fatto perché per me rappresenta il quotidiano appuntamento con il pubblico. Avrei avuto la sensazione di tradire gli spettatori, che tutte le sere mi permettono di cenare con loro».

Non avresti avuto voglia di goderti di più la famiglia?

«Me la godo, certo. Ci sono tanti giorni in una settimana.

Se facessimo questo ragionamento, non dovrebbe lavorare più nessuno».

Parliamo allora del tuo programma Si può fare! Quali sono le novità principali di questa edizione dello show?

«E come sempre un misto tra sport e abilità, di performance che a prima vista potrebbero sembrare facili e invece non lo sono. Sono dodici i protagonisti vip, tra l’altro molto agguerriti, ma quest’anno non sono loro a decidere che cosa fare ma lo scegliamo noi. Con questo elemento di sorpresa si crea più vivacità. Personalmente spero di riuscire a consolidare i risultati della scorsa edizione e di inserire il programma tra i titoli importanti di Raiuno».

Qual è, secondo te, l’attrazione più difficile?

«Far girare i piatti cinesi, non c’è dubbio: sembra semplice, ma è davvero complicatissimo. Di sicuro io non sarei capace di fare nulla di ciò che viene imposto ai concorrenti, nemmeno la cosa più facile!».

«A me è mancato il rapporto col padre»

Sia in Tale e quale sia in Si può fare! sono protagonisti alcuni personaggi famosi. Qual è la tua opinione sulla loro partecipazione a show di questo genere?

«Credo che attualmente la televisione sia fatta da persone normali che raccontano storie, da cantanti, visto il numero di talent canori, o ancora da vip. Le ragioni sono diverse: o hanno voglia di farsi vedere sotto un’altra veste rispetto a quella per cui sono noti o di consolidare il proprio nome. Oppure provengono da un altro mondo, che non è quello dello spettacolo. Di sicuro noi non abbiamo obbligato nessuno e tutti sono venuti spontaneamente. Anzi abbiamo dovuto pure rimandare a casa qualcuno».

Per quanto riguarda te, immaginiamo che una delle sfide più diffìcili non sia legata al lavoro, ma al privato. Tu hai trascorso un’infanzia senza padre: questo ha influenzato il tuo modo di essere genitore?

«Fino a cinquant’anni ho vissuto in un certo modo, poi ho cambiato completamente rotta e sono diventato “figlio-centrico”. Un figlio diventa lo scopo di tutto. Per decenni ho lavorato molto e mi sono anche divertito. Però non sapevo perché. Ora lo so: la risposta è Matteo. E lui il senso di tutto.

Maschio o femmina, sarebbe stata la stessa identica cosa. Ma ora che Matteo sta crescendo, il fatto che sia un maschio mi emoziona. Forse perché a me è mancato il rapporto con il mio papà, scomparso quando avevo un anno».

«Insegnerò a Matteo a fare sacrifici»

Anche senza la figura paterna sei riuscito a diventare un uomo di successo e a restare una persona semplice. Quali sono gli insegnamenti che trasmetterai a Matteo?

«Cercherò di fargli capire il valore dei soldi e il valore del sacrifìcio e di insegnargli a guardare non chi è davanti a lui ma chi sta dietro».

Sappiamo che Si può fare! non chiude la tua stagione televisiva. Ci parli dei tuoi nuovi progetti?

«Condurrò i Wind Music Awards a Verona e poi Con il cuore ad Assisi. In autunno poi tornerò con Tale e quale e continuerò a condurre anche L’eredità, dove ho raggiunto le duemila puntate, alternandomi sempre con il mio amico Fabrizio Frizzi, che ci sia Sanremo oppure no».

Visto che non si può ancora parlare del prossimo Festival di Sanremo, qual è stato il tuo bilancio dell’edizione passata? Sei soddisfatto oppure no?

«Meraviglioso. Meglio di così non poteva andare: è stato fatto tutto con leggerezza, ma sempre in maniera molto professionale. Anche quelle mi-cro idee che abbiamo introdotto, come cambiare il numero dei cantanti e portare i giovani in prima serata, sono risultate tutte vincenti. E io sono davvero soddisfatto».

Redazione

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