Barbara D’Urso e Michele Carfora: Guerra all’ultimo sangue, si finisce in procura

Michele Carfora rimanda lo stupore al mittente. «Sì, ho ottenuto un assegno di mantenimento di mille euro dalla mia ex moglie Barbara D’Urso. A parti inverse succede spesso. Qualcuno si stranisce quando dopo la fine di un matrimonio è lei a chiedere soldi a lui? No. Mi sento anzi un paladino per gli uomini che, dopo la il divorzio, sono in difficoltà».

Richieste di denaro, rancori, una battaglia legale in corso. I rapporti tra Barbara D’Urso, la punta di diamante di Canale 5, e l’ex marito Michele Carfora sono tutt’altro che risolti. Se qualcosa brucia ancora tra loro non è passione, ma astio. E come in tutti i rapporti che finiscono in tribunale, un tempo fu idillio. Per ricordare il rapporto d’amore tra la colonna portante di Mediaset, signora degli ascolti con i suoi gioielli Domenica Live e Pomeriggio Cinque, e l’attore teatrale bisogna tornare ai primi anni 2000.

Quando Barbara, archiviato da tempo il suo amore con il produttore Mauro Berardi, padre dei suoi due figli Giam-mauro ed Emanuele, con cuore libero e strada professionale lastricata di successi si innamora di quest’uomo più giovane di 12 anni. Quasi uno sconosciuto agli occhi del pubblico rispetto alla popolarità di lei. Barbara lo accoglie nella sua casa, lo fa vivere con i suoi figli, all’epoca poco più che bambini. E nel 2002 arrivano le nozze. È la prima volta per lei, all’altare in bianco a 45 anni. Ma l’idillio svanisce. Nel 2006, la separazione. Una delusione relegata a un passato da dimenticare.

E invece la vicenda torna ora alla ribalta per questioni economiche. Carfora, infatti, non solo chiede il versamento di questi mille euro mensili, ma anche gli arretrati: circa 49 mila euro. Ma chi l’ha stabilito? E per quale motivo? «Nel 2006 i due coniugi arrivarono a una separazione consensuale», spiega Antonio Malzone, avvocato di Carfora. «Michele e la signora D’Urso non avevano nulla a pretendere l’uno dall’altro. Poi, nel 2010, la signora, tramite il suo avvocato, presentò la richiesta di divorzio. Lo scoglimen-to del matrimonio arrivò nel 2011. Ma il procedimento proseguì per la parte economica. E la sentenza del 10 settembre 2014 stabilisce che ogni mese la signora D’Urso versi a Carfora 1.000 euro, cifra che gli viene riconosciuta a partire dal divorzio: ecco spiegato l’arretrato di 49 mila euro».

Il giudice ha ricostruito la situazione patrimoniale degli ex coniugi. Nella sentenza si fa riferimento a uno squilibrio reddituale di diverse decine di migliaia di euro. E la D’Urso risulta la parte più forte. «Dopo questa pronuncia», prosegue l’avvocato Malzone, «abbiamo chiesto alla signora che versasse quanto dovuto. Ma senza esito. Ecco perché Michele ha deciso di sporgere una denuncia, a febbraio, per violazione degli obblighi di mantenimento familiare. La signora D’Urso è stata iscritta nel registro delle persone indagate». E da lì i titoloni dei quotidiani dei giorni scorsi. Anche se il caso “D’Urso indagata” va ridimensionato: si tratta di una prassi formale e nulla oggi ci suggerisce che Barbara sarà davvero incriminata.

La difesa della D’Urso regge punto per punto. «La vicenda giudiziaria non è ancora terminata: contro la decisione del giudice civile, che in sede di divorzio sancì la necessità che la signora elargisse un assegno mensile di mille euro, è attualmente pendente un ricorso presso la Corte d’Appello di Roma», ha spiegato l’avvocato di Barbara, Paolo Colosimo. Anche perché, precisa il legale, Carfora è «proprietario di beni immobili personali», svolge «un’attività artistica di rilievo con relativo guadagno» e «convive da anni con un’altra donna dalla quale ha avuto una bambina». Le richieste dell’ex marito sembrano dunque «insensate». Quanto alla denuncia, l’avvocato di Barbara si è detto convinto che l’archiviazione sia l’unico epilogo possibile della vicenda.

Michele Carfora con Gente parla di questa nuova famiglia, formata da «una figlia, Maria Laura, di 2 anni, avuta dalla mia compagna Azzurra Passa, attrice teatrale anche lei. Stiamo insieme da sei anni. Se ho intrapreso questo percorso, se ho chiesto questo denaro a Barbara è proprio per mia figlia. Negli ultimi tempi lavoro poco e sto vivendo un momento di difficoltà. Per questo ho deciso di mettere da parte l’orgoglio e pretendere dalla mia ex moglie i soldi che il giudice mi ha riconosciuto». A onor del vero, se il giudizio d’appello dovesse dar ragione a lei (la prima udienza sarà a dicembre), la conduttrice avrebbe diritto alla restituzione del denaro eventualmente già versato.

Tra Michele e Barbara di soldi non si parla solo nei più recenti e dolorosi capitoli di questa vicenda. «Al momento della separazione non le chiesi nulla. Eccezion fatta per tre cose. Prima di tutto la mia parte di regali di nozze che, peraltro, non ho mai visto. Sono rimasti depositati nei negozi di Roma dove avevamo fatto le liste nozze. Barbara aveva preferito lasciare tutto là: “Andiamo a prenderli quando vogliamo”, diceva. Due settimane dopo l’addio, però, ha ritirato tutto».

Poi c’è la questione dell’anello di famiglia. «Le ho chiesto indietro uno smeraldo montato su oro giallo. Un gioiello che apparteneva a mia nonna e che mia madre, poco prima che io e Barbara ci sposassimo, le aveva regalato. Infine, volevo riavere 16 mila euro, la metà circa del costo sostenuto per alcuni lavori di ristrutturazione fatti nella sua casa di Roma dove vivevamo insieme». Ma, secondo Carfora, queste tre richieste sono rimaste lettera morta. «Inizialmente disse che non intendeva restituirmi nulla. Poi mi fece sapere che aveva subito un furto in casa a Milano: gli oggetti delle liste nozze e i gioielli, tra cui l’anello di mia nonna, erano perduti».

A sentire Carfora, la loro fu una separazione presa di comune accordo. Come mai i rapporti si deteriorarono? «Ci lasciammo in modo civile, è vero. Lei mi chiese di non divulgare la notizia perché voleva preparare i suoi figli, con cui ho vissuto e ai quali ho voluto un bene dell’anima. Ho rispettato la sua decisione. Poi, ad agosto 2006, noi ci eravamo già lasciati da cinque mesi, uscirono alcune fotografie che mi ritraevano con un’altra donna. Lei invece di spiegare ai giornali che ci eravamo già lasciati, fu fotografata poco dopo sotto l’insegna “Separazioni e divorzi” del tribunale. Disse che l’avevo tradita. Lì, come si dice a Roma, ho “sbroccato”. Non fu un comportamento corretto».

Inutile porre di nuovo la domanda iniziale a Carfora: la risposta è sempre la stessa. «Non mi pento di ciò che ho chiesto a Barbara. Anzi, credo di essere in credito nei suoi confronti». Noi siamo certi che questa, come accade in tutte le storie d’amore finite in disastro, sia solo una parte della verità. Chissà se Barbara, che fino a oggi non ha voluto commentare questa dolorosa vicenda, vorrà, speriamo già nel prossimo numero di Gente, rispondere alle affermazioni di Michele Carfora. Ce lo auguriamo.

Redazione

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