Nina Moric, dopo il tentato suicidio può perdere il figlio

di Alessandra Gavazzi Milano centro, quattro passi dalle vie della moda, due dal Conservatorio. Notte fonda, sono quasi le 3 del 12 aprile. Da un loft parte una chiamata al 118: «Correte, mia figlia si è tagliata le vene». La voce disperata è quella di Vranka Morie, madre di Nina. Nina che poi, però, qualche ora dopo, si affretta a spiegare che no, quale tentato suicidio, il suo è stato solo un banale incidente domestico. Ma qui scatta il giallo.

Perché lei, 38 anni, modella di origine croata, soubrette in Tv, ma soprattutto ex moglie di Fabrizio Corona, dal quale ha divorziato un anno esatto fa, è anche mamma di Carlos Maria, 13 anni. Un ragazzino che al momento cresce solo con lei, dato che il padre è in carcere dal 2013 per una complicata quanto controversa vicenda giudiziaria. Un ragazzino che, quella notte, vivendo con la mamma e la nonna Vranka, ha assistito a quanto è successo. Un ragazzino che potrebbe persino essere tolto alla madre dal Tribunale dei Minori e affidato a un parente, verosimilmente alla nonna paterna Gabriella, dalla quale è stato accolto subito dopo il fatto, oppure, nel peggiore dei casi, a una casa famiglia. Un’ipotesi spaventosa per qualunque genitore in una situazione che è evidentemente delicatissima.

Ma per capire meglio che cosa è accaduto facciamo un passo indietro e torniamo a quella notte. L’ambulanza arriva, soccorre Nina e la porta al Policlinico dove resterà fino al giorno successivo. Il codice con cui viene accettata in pronto soccorso è giallo: benché non sia ‘ in immediato pericolo di vita, secondo i medici il suo caso rappresenta un’urgenza. Passa solo una manciata di ore e, come ogni volta che si tratta dell’ex moglie di Corona, comincia implacabile il tam tam mediatico. Smentito però dalla stessa Nina che sul suo profilo Instagram scrive: «Sono caduta sbattendo la testa e mi sono fatta male ovunque a causa di un abbassamento di pressione, non ho avuto nessuna intenzione di togliermi la vita». Solo un malore e un piccolo incidente domestico, ribadiscono con forza anche dal suo entourage, incidente che le avrebbe causato «una sola piccola ferita per cui è stato necessario appena un punto di sutura». Eppure, resta quella telefonata di sua madre al 118, spiegata dagli amici di Nina con una presunta difficoltà della signora Vranka, originaria di Zagabria, con la lingua italiana. Spiegazione non convincente. E poi, a quanto apprende Gente da fonti riservate, restano anche le ferite su entrambi i polsi, ben più profonde di quanto poi ammesso, difficilmente imputabili a una caduta accidentale, e un ricovero in psichiatria, indice di un disagio che evidentemente va oltre la mera sbadataggine da incidente domestico. E, ancora, alla luce del sole, restano le parole di Luigi Mario Favoloso, giovane fidanzato di Nina: «È vero, lei ha tentato il suicidio spinta da persone senza scrupoli». Un’ammissione smentita seccamente dalla diretta interessata visto che Favoloso, cui la Moric è legata dallo scorso agosto, quella notte era a Napoli.

Nel farlo, Nina ha pubblicato sempre su Instagram la foto di un grande livido sul braccio per dimostrare che la défaillance di quel sabato notte è stata davvero solo una rovinosa caduta.

Caso chiuso? Insomma. Perché quell’ampia ecchimosi potrebbe anche essere stata procurata dal laccio emostatico stretto dai medici che l’hanno soccorsa proprio sopra una delle ferite che lei stessa si sarebbe inferta. La prova, quindi, di un gesto tutt’altro che involontario. Che richiama alla mente un altro strano ricovero d’emergenza all’ospedale Fatebenefratelli di Milano la notte dell’Epifania del 2009, quando Nina aveva esagerato con i sonniferi. «Ha solo calcolato male le pastiglie da prendere», disse allora il suo avvocato Daniela Missaglia.

«Nina è una ragazza forte e generosa, ma al contempo fragilissima», spiega Giacomo Urtis, chirurgo estetico e intimo amico della Moric. «L’avevo sentita quella sera, mi era parsa felice, allegra, chissà poi cosa è accaduto. Perché a Nina basta una critica per andare in crisi e allora…». Che per la modella fosse in realtà un buon periodo, lo raccontano anche diversi, recenti impegni lavorativi, uno tra tutti il film Mia figlia si sposa, che uscirà il prossimo autunno, e per il quale Nina aveva appena finito di girare la sua parte in Salento. Un ruolo da attrice sancito da un cambio di look radicale, con quella chioma scura di colpo diventata biondo platino. «Nina ha vissuto una vita sopra le righe anche perché insegue un canone di bellezza molto alto», continua il chirurgo Urtis, «Qualunque cattiveria, soprattutto sul suo aspetto, la manda subito in crisi. È un’“esagerata”, ma vive per il suo bambino». Già, Carlos Maria. «L’addio con Fabrizio [Corona, ndr], che pure le è ancora molto affezionato, l’ha davvero destabilizzata: da romantica, pensava fosse l’amore della vita. Ma oggi il suo unico pensiero è fare la mamma». Naturale quindi che ora il suo terrore possa essere un’eventuale revoca dell’affidamento.

Tecnicamente è possibile? L’abbiamo chiesto a Gian Ettore Gassani, presidente dell’Associazione avvocati matrimonialisti italiani. «I propositi suicidari, anche solo dichiarati, sono valutati in modo molto duro dai giudici a tutela dei figli minori, insieme con il consumo di alcol e droghe che possono condurre a comportamenti autolesionisti e a crisi nervose importanti»», spiega il legale. La presenza del bambino in queste circostanze è un’aggravante che pesa come un macigno. «In seguito a un tentato suicidio, i medici sono obbligati a sporgere una segnalazione al posto di pubblica sicurezza all’interno dell’ospedale», continua il legale. Una volta che la segnalazione passa al Tribunale dei Minori, si può potenzialmente aprire una procedura di revoca dell’affidamento del figlio minore. Una circostanza che, comprensibilmente, una madre vorrebbe scongiurare a tutti i costi. Ma, a quanto appreso da Gente, viste le sue condizioni, Nina al Policlinico sarebbe arrivata già scortata da alcuni agenti delle forze dell’ordine. «L’affidamento in questi casi si cerca tra i parenti più stretti», conclude Gassani. «Il minore potrebbe finire a una delle nonne. Oppure in casa-famiglia». Una situazione delicatissima, nella quale, ancora una volta, a rimetterci potrebbe essere un innocente. Fonte: Settimanale Gente

Redazione

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