Assassino a 13 anni Uccide un prof con balestra e coltello

Ha ucciso come nei suoi film preferiti, «Urban Legend» e «Terminator». A sangue freddo, cercando una per una le sue vittime, impugnando una balestra artigianale e un machete. A 13 anni è diventato un assassino, non punibile per la legge spagnola, ma comunque un assassino, per di più deluso di non essere riuscito ad ammazzare tutti i 25 nemici nella sua scuola, dei quali aveva diligentemente appuntato i nomi in un elenco pronto da due mesi. Il professore di Scienze sociali, che tentava di sbarrargli il passo e che ha centrato al petto e ucciso con la sua balestra, invece, non era destinato a diventare un «morto che cammina», per usare il titolo della serie televisiva, «The walking dead», della quale il tredicenne non perdeva una puntata. Storie di zombi, di cadaveri che si risvegliano e attaccano i vivi. Senza un perché, come la fine del professore, un supplente in servizio da dieci giorni all’Istituto di istruzione secondaria «Joan Fuster» di Barcellona. Abel Martínez Oliva, 35 anni,sopravviveva inanellando sostituzioni e stava rimpiazzando una collega in malattia.

Richiamato dalle urla nella classe vicina, è uscito in corridoio in aiuto della docente già ferita alla testa dalla punta dell’arma. Altre due professoresse e due allievi, sono stati scalfiti. Un fatto senza precedenti in Spagna, dalla fine della dittatura, anche se nel 2012 era stato sventato l’attacco di un giovane che voleva emulare la strage di Columbine, in Colorado.

Nessuno, neanche i compagni di banco, avevano preso sul serio il ragazzino che, la settimana scorsa, andava preannunciando il suo gesto. Gli ridevano dietro quando aveva mostrato la lista dei condannati: «Li ammazzo tutti e poi mi uccido» prometteva. Aveva illustrato il suo profilo su Face-book con un teschio in fiamme. Un dettaglio che diventa rilevante solo adesso: come la sua passione per tutto quanto avesse un sapore bellico, le mimetiche, la lotta libera, le star del wrestling, come Kane, Ry-back o Stone Cold. E le armi.

Ieri mattina alle 9 e un quarto il ragazzino, figlio di un’infermiera e un impiegato, è arrivato a lezione già iniziata, ha bussato: «Entra» lo ha invitato sulla porta l’insegnante di spagnolo, secondo le testimonianze della classe. Ma lui, senza parlare, ha alzato la balestra e l’ha ferita al volto e al collo, poi ha preso di mira un’allieva, figlia della stessa professoressa, e un altro studente, di 14 anni, colpendoli alle gambe e al torace. Gli altri ragazzi gridavano terrorizzati, ma lui li ha rassicurati: «Tranquilli, voi non mi interessate».

A quel punto è arrivato il supplente contro cui il tredicenne ha sparato la sua rudimentale freccia, per poi finirlo con una pugnalata all’addome.

«In classe ci siamo detti: contiamo uno, due, tre e scappiamo di corsa in cortile» racconta un alunno all’emittente televisiva «Cuatro». Nell’aula vicina i ragazzi si sono invece barricati spingendo banchi e sedie contro la porta. Il vuoto si è formato intorno al giovanissimo omicida, che aveva avuto il tempo di ferire lievemente a un orecchio anche la professoressa di matematica. Soltanto l’insegnante di educazione fisica lo ha avvicinato ed è riuscito a calmarlo: «Aveva estratto una molotov dallo zaino e si preparava a tirarla riferirà dopo . Diceva: sento le voci, voglio finirla con queste voci». Di lui ora si occupano gli psichiatri.

Redazione

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