Fedez: “Anche io mi sono fatto di alcol e droghe”

E un periodo in cui qualsiasi cosa faccia o dica crea scalpore: Fedez (Federico Lucia) ha acquisito negli ultimi mesi ancor più visibilità di quanta già ne avesse. Il suo tour sta richiamando ovunque folle entusiaste di ragazzi. Il suo album “Pop-hoolista” ha conquistato subito le classifiche, la sua partecipazione come giudice di “X Factor” ha ulteriormente amplificato la percezione che il pubblico ha di lui, se poi ci aggiungiamo che insieme a J-Ax ha fondato una sua etichetta discografica (hanno prodotto Lorenzo Fragola) e che attraverso i talent ricercano nuovi fermenti da produrre, se ci aggiungiamo le esternazioni politiche e le polemiche via social con colleghi e nemici vari (vedi Francesco Facchinetti) il quadro totale sarà completo.

Caro Fedez, davvero un periodo della tua vita del quale puoi lamentarti poco.

Ma io vivo con la consapevolezza che oggi sono qui e domani potrei essere là. In un là che non so dove sia. Sono realista, ma tendente al negativo: vivo con la consapevolezza di essere un privilegiato perché riesco a fare della mia passione il mio lavoro, questo si. Ma sia chiaro un concetto: io ho fatto veramente tutto da solo e ci tengo a rivendicarlo. A voce alta.

La tv arriva dopo la musica e non viceversa…

Sono arrivato in televisione dopo aver messo assieme tre dischi di platino, no-nostanre questo, però, il pubblico cosiddetto generalista mi conosceva poco o non mi conosceva affatto. La mia esperienza a “X Factor”, in questo senso, per me è andata di un gran bene, perché c’erano poche aspettative sul mio ruolo. Per contro, per me è stata un’esperienza molto formativa: sia dal punto di vista strettamente professionale che umanamente. Con Morgan si è instaurato un rapporto vero: gli scontri c’erano perchè due poli opposti in qualche maniera finscono sempre per attrarsi. Pochi sanno che sono stato io stesso a propormi alla dirigenza di Sky, e questo perché sapevo che c’era un altro rapper in ballo per quel ruolo: lo ritenevo un discorso coerente con la casa discografica che ho creato insieme a J Ax. Inizialmente non mi volevano, poi a conclusione del provino mi hanno definitivamente scelto.

La tua infanzia?

Sono stato un bambino grassoccio e, almeno a sentire l’ìopinione altrui, anche poco simpatico. Ero un po’ diverso dai miei coetanei, non ero ben inserito e potevo contare solo su pochissimi amici veri: ho avuto tutte le fasi che gli adolescenti attraversano. E fra queste, anche gli incontri poco fortunati con l’alcool e le droghe. Dopo una fase autocelebrativa ho trovato la dimensione adatta nello scattare delle polaroid musicali di quello che ci circonda, della realtà e della politica.

Un rapper che lavora con la mamma?

E perchè no? In questo ambiente bisogna lavorare con persone di cui ci si fida davvero. Quello dello showbiz è un tritacarne inarrestabile, un mondo nel quale bisogna stare molto attenti a come ci si comporta, ma soprattutto a chi tieni al tuo fianco. Come ho sperimentato sulla mia pelle in precedenza, con la quasi totalità dei miei management.

Ai ragazzini che vogliono iniziare e ti vedono come un punto di riferimento, cosa ti senti di consigliare?

Da piccolo mi giravo da solo i video e li mettevo in rete: questo, a parer mio, è già un buon modo per farsi conoscere da un numero ben alto di persone. Nel campo musicale la meritocrazia alla fine premia. Poiché lo credo fino in fondo, sono questi i principi che applico nello scegliere gli artisti da produrre con la mia etichetta. Lo faccio soprattutto per dare una vera possibilità a quelle persone che le case discografiche non prenderebbero mai in considerazione per le più varie motivazioni.

Redazione

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