Loredana Bertè e Amici 14:«Lo show di Maria è il migliore del mondo: non esiste niente di più bello»

«Sarò un giudice killer» aveva promesso Loredana Berté alla vigilia del suo debutto come giurata ad «Amici». E così è stato. Almeno a giudicare dalle prime due puntate, nelle quali si è mostrata severa e assai esigente.

Loredana, che cosa intendeva per «killer»?

«Che sarò inflessibile con i ragazzi che non si applicano e non sfruttano al massimo questa occasione d’oro. “Amici” è il più bel talent al mondo: di scuole così complete non ne esistono altre. E se non ne approfittano mi fanno arrabbiare». Le piacciono i talent, quindi. «Moltissimo. Magari ce li avessimo avuti ai nostri tempi: io e Mimi (la sorella Mia Martini, ndr) ci saremmo risparmiate 15 anni di porte in faccia. Ma allora non c’era manco il Telefono azzurro…».

Cosa devono fare i ragazzi?

«Allenarsi, allenarsi, allenarsi ogni minuto che hanno la fortuna di passare nella scuola. Non stare stravaccati su quei cuscini. È al “Grande Fratello” che ti pagano per non fare niente, qui devi studiare e prepararti. Fanno un passo a due e dopo tre minuti sono stanchi. E l’étoile che fa tutto il “Lago dei cigni” allora? Bisogna allenare il fisico, sudare e sfruttare la bravura dei coach e dei due straordinari direttori artistici. Emma ed Elisa sono davvero fantastiche».

Qual è per i ragazzi l’errore più grave da evitare?

«Pensare più al passaggio televisivo che a dare il massimo. Basta guardare l’edizione britannica di “X Factor” o “Britain’s got talent”: lì c’è poco da stare a guardare l’immagine, se non canti come si deve il cattivissimo giudice Simon Cowell ti manda a quel paese in 30 secondi».

E lei si sente un po’ il Simon Cowell di «Amici», quindi…

«Proprio così (ride, ndr). Purtroppo non ho il pulsante da schiacciare per farli fermare quando non mi arriva niente».

Ha già dei favoriti?

«Sì, un paio ma non mi posso sbilanciare. E poi il programma è lungo, tutti avranno modo di crescere».

Nella prima puntata se l’è presa con uno dei ragazzi, Mattia Briga.

«Vuole fare il rapper ma non studia, non conosce i padri del rap, ha un atteggiamento indolente e strafottente.

Magari si sta nascondendo dietro a una corazza. Le puntate sono ancora tante, proverò a scalfire quella corazza per vedere cosa c’è dietro. Ma quello che tutti devono ricordare è che lì dentro si stanno costruendo il futuro. Citando Andy Warhol: i 15 minuti di visibilità li avete avuti e poi? Tutto inizierà fuori da quella scuola. E se non vi sarete preparati finirete a cuocere le pizze. E ci vuole talento pure per quello».

I suoi inizi come sono stati?

«La mia “scuola” è stato il Piper. C’erano cinque palchi, su uno suonavano i Pink Floyd, su un altro i Primitives con Mal, poi Patty Pravo… Io e Renato Zero andavamo lì a ballare. Un giorno Don Lurio ci notò e ci scelse per entrare nel gruppo “Collettoni e collettine” che accompagnava Rita Pavone. E lì tutto è cominciato».

Cosa è successo?

«Eravamo molto richiesti. In Messico la tournée sarebbe dovuta durare tre mesi e ci siamo rimasti un anno e mezzo. Era il 1970, c’erano i Mondiali di calcio e un giorno per strada ho incontrato pure Gianni Minà: “Ma che ci fai qua?” mi disse».

Che periodo è stato in Messico?

«Fantastico. Ci esibivamo nel locale di Frank Sinatra a Città del Messico. Una sera è venuta Ornella Vanoni che è svenuta per via dell’altitudine. Avevo una bombola di ossigeno in camerino e l’ho fatta riprendere così. Poi mi raccontò che si era spaventata perché fuori dal locale c’era stata una sparatoria per un parcheggio e lei ci si era trovata in mezzo. Io alle sparatorie mi ero abituata».

Poi è tornata in Italia?

«Sì, perché cercavano artisti per il musical “Hair”. Prima di rientrare però sono passata a New York, ho visto lo spettacolo e ho imparato la parte che più mi piaceva, quella di Jeanie. Poi sono arrivata in Italia, ho fatto l’audizione e mi hanno preso. Lo spirito di iniziativa non mi è mai mancato».

Come quando nel 1974 andò a Wembley per l’ultimo concerto di Crosby Stills Nash & Young…

«Io e Mimi da Roma siamo arrivate a Londra in autostop. Una volta li, c’erano 80 mila persone. Ita il pubblico c’era pure Bob Dylan. Eravamo stritolate, ci sentivamo soffocare e l’organizzatore David Zard ci diede il pass per andare dietro le quinte…».

Prima ha citato Warhol, lei l’ha conosciuto.

«Si. Erano i primi Anni 80 a New York.

Che periodo incredibile…

Mi ha fatto conoscere Pelé, Liza Minnelli, Bob Fosse,

Baryshnikov e sono diventata una fanatica del balletto. Warhol girò il video del mio pezzo “Movie”, che fu il primo videoclip italiano. Tutti i giorni andavo alla “Factory” e mi sedevo sui bidoni della Campbell’s creati da Andy. Poi la sera cucinavo per tutti. Warhol mi chiamava “pasta queen”, la regina della pasta. Tutti amavano mangiare italiano e a quell’epoca ero brava, avrei potuto andare a “MasterChef’. Poi mi sono stancata dei fornelli».

Come mai?

«Ho seguito mio marito (il campione di tennis svedese Björn Borg, ndr) a Stoccolma per sei anni e lì preparavo colazioni, pranzi e cene per tutti. Un giorno ho messo un biglietto: “strike”, sciopero…».

Però con Björn Borg ha viaggiato tanto…

«Ogni tre settimane partivamo: lui era ambasciatore della Corona. Si andava col Re e la Regina di Svezia. TUtto così formale. Troppo, per una ribelle come me».

Cosa intende?

«In Giappone, a cena dall’Imperatore, cambiai il posto che mi avevano assegnato, volevo sedermi vicino a mio marito. Per antipasto servirono degli scorpioni fritti e dissi: “Io sto a dieta, mangiateli voi”. In Cina ho rotto le scatole per andare a visitare la Città proibita, poi sono scappata dalle guardie del corpo, ho scansato il cordone rosso e mi sono seduta sul trono dell’imperatore.

E ho pure preteso che mi facessero una foto…».

È stata pure alla Casa Bianca?

«George Bush giocava a tennis con Bjorn. Una volta pioveva. Il campo era in cemento, all’aperto. Da un lato c’erano gli agenti della Cia, dall’altro quelli dell’Fbi. Avevano tutti walkie talkie, pistola e. phon in mano per asciugare il campo perché il Presidente voleva finire la partita».

Quante curiosità…

«Sì, ma adesso la devo saluta’: ho un concerto e devo risparmiare la voce, stare zitta è l’unico modo per curarla. La prossima volta le racconto il seguito».

È ancora in tournée con «Bandaberté 1974-2014», il tour per festeggiare i suoi 40 anni di carriera?

«Sì, fino all’estate. Poi in autunno uscirà il mio nuovo disco di duetti al femminile, prodotto da Fiorella Mannoia».

Redazione

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