Migranti, uno scafista tra i superstiti

Erano attesi ieri notte a Catania, stremati, sotto shock per il naufragio e anche per il viaggio verso Malta sulla nave Gregoretti della Guardia Costiera, a pochi passi dai 24 cadaveri recuperati in mare dopo la tragedia avvenuta 60-70 miglia a nord delle coste libiche. L’ultima traversata fino al porto siciliano i 27 superstiti della strage l’hanno affrontata insieme agli investigatori della squadra mobile di Catania e dello Sco (Servizio centrale operativo), che hanno faticosamente raccolto le loro testimonianze e individuato almeno un sospetto scafista, un tunisino, probabilmente destinato all’arresto.

IL VENTOTTESIMO sopravvissuto, un giovane bangladese, era a Catania fin da domenica, l’hanno trasferito d’urgenza su un elicottero della Marina militare e ricoverato all’ospedale Cannizzaro: è malato, nulla a che vedere con il naufragio. È stato lui a dare alla polizia i numeri della tragedia, dopo che i primi superstiti avevano parlato di 700 persone a bordo: “Eravamo 950, c’erano 200-250 donne e 50 bambini, quasi tutti nella stiva. Gli scafisti avevano chiuso i portelloni per non farli uscire”. Di donne e bambini non c’è traccia, ha confermato ieri in conferenza stampa il procuratore di Catania, Giovanni Salvi. Sono finiti in fondo al Canale di Sicilia con il peschereccio. Sono tutti uomini i sopravvissuti e quasi tutte le vittime che saranno seppellite a Malta, senza neanche i nomi sulle lapidi. Tra loro però c’è anche un ragazzino tra i 10 e 15 anni, trovato a faccia in giù in una chiazza di nafta. Tra i sopravvissuti qualche nordafricano e soprattutto eritrei, somali, sudanesi, cittadini di altri Paesi africani e un secondo bangladese. C’è chi per salvarsi ha atteso i soccorsi aggrappato ai corpi senza vita dei compagni di viaggio. “Durante le ricerche in mare dei cadaveri abbiamo trovato due persone vive in mezzo ai morti”, racconta uno dei soccorritori che nella notte tra sabato e domenica hanno perlustrato sui gommoni quello specchio di mare quando il barcone era già andato a fondo. “Erano allo stremo delle forze, hanno urlato con le loro ultime forze perché hanno sentito il rumore del motore e siamo riusciti ad individuarli e a salvarli. Non avrebbero resistito ancora a lungo”. schereccio finché era ancora a galla sono il comandante e i marinai del mercantile King Jacob. La gigantesca nave da carico battente bandiera portoghese, di proprietà di una compagnia tedesca, era la più vicina al punto segnalato quando la Guardia costiera, allertata da una telefonata giunta da un satellitare, probabilmente in mano agli scafisti secondo uno schema ormai consolidato, ha diramato l’avviso via radio. Secondo il comandante del King Jacob il barcone si è rovesciato perché i migranti in coperta si sarebbero spostati tutti sul lato più vicino alla nave. I mezzi giunti più tardi sul posto hanno trovato “solo nafta e detriti”. “La nostra nave – ha spiegato il comandante della Gregoretti, Gianluigi Bove – è arrivata nella zona del disastro intorno alle 2 di notte. Del barcone non c’era più alcuna traccia, tranne alcuni detriti e chiazze di nafta. Siamo riusciti a recuperare due naufraghi, mentre altri 26 erano già a bordo della nave portoghese”.

LA PROCURA di Catania ipotizza i reati di omicidio colposo plurimo, disastro colposo e tratta di esseri umani. “Non ci sono indagati”, ha detto ieri pomeriggio il procuratore Salvi. La posizione del sospetto scafista era ancora al vaglio. L’inchiesta dovrà chiarire anche la dinamica, Salvi “non esclude” responsabilità del comandante della King Jacob. “Non abbiamo urtato il barcone”, ha detto l’ufficiale alla Guardia costiera durante i soccorsi in mare. Il procuratore Salvi ha detto a chiare lettere, ieri, che il sistema Triton è “meno efficace” della vecchia operazione Mare nostrum. Perché Triton “si basa sostanzialmente sull’intervento delle navi mercantili, che non hanno la giusta preparazione al salvataggio in mare”, attività che richiede “elevata professionalità”. “La Marina militare e la Guardia costiera sono attrezzate a questo genere di interventi – ha detto ancora il procuratore di Catania – e quindi sono in grado di intervenire quando ci sono i barconi con centinaia di persone a bordo. Si avvicinano con motoscafi, avvertono in varie lingue i migranti di non muoversi, forniscono il salvagente già nel momento in cui inizia il soccorso, svolgono un’intera attività di questo genere”.

Redazione

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