Una Grande Famiglia 3: Raoul Rengoni, ci parla del suo personaggio e svela un curioso “dietro le quinte”

Fa il “bel tenebroso”, ma solo per fiction. Perché nella vita… ha un animo rock! Stiamo parlando di Giorgio Marchesi che, in Una grande famiglia 3, in onda il martedì in prima serata su Raiuno, nei panni di Raoul è riuscito a conquistare Chiara (Stefania Rocca), moglie di suo fratello Edoardo (Alessandro Gassmann). Prima di dedicarsi alla recitazione, l’attore bergamasco, che nel suo curriculum vanta diverse esperienze sul piccolo schermo, tra cui La strada dritta, Il restauratore e Un medico in* famiglia, suonava la chitarra in un gruppo. Una passione, quella per la musica, che non ha mai dimenticato, come ci racconta in questa intervista.

«Siamo persone di cuore»

Una grande famiglia continua a vincere la concorrenza: la puntata di esordio ha battuto anche la telenovela campione di ascolti II Segreto, in onda su Canale 5. Perché piace così tanto?

«Bisogna attribuire gran parte del merito a registi e sceneggiatori, che hanno confezionato una trama avvincente e ricca di emozioni. Il pubblico ci segue anche per veder recitare attori di primo piano, come Stefania Sandrelli e Gianni Cavina. Inoltre, ci apprezzano grandi e piccini perché ci rivolgiamo a fasce di età molto varie. Quindi, è facile immedesimarsi nella storia che raccontiamo».

Che cosa accadrà a Raoul nella terza stagione?

«Nelle nuove puntate, deve confrontarsi con un ragazzo problematico, che gli viene affidato al centro di ippote-rapia. Di più non posso dirvi… Ma preparatevi ai colpi di scena: quando vi sembrerà che Raoul abbia trovato un certo equilibrio, sul suo cammino si presenteranno diverse complicazioni».

In che cosa ti assomiglia il tuo personaggio?

«Raoul si lascia guidare dalle emozioni. Questo aspetto del suo carattere mi piace molto: entrambi siamo persone di cuore».

E in che cosa, invece, lo senti diverso da te?

«La famiglia di Raoul è molto, molto benestante! Scherzi a parte, si prende sempre troppo sul serio. Io, per natura, sono più rilassato e sorridente».

Che significato ha per te la parola famiglia”?

«La mia era molto tradizionale, e a volte mi manca. Da tempo abito a Roma, dove mi sono costruito una nuova famiglia con la mia compagna (l’attrice Simonetta Solder, ndr) e i nostri due bambini, Giacomo e Pietro. Mi fa effetto pensare che i miei parenti sono lontani… Però, per me, formare una famiglia significa condividere un legame affettivo; e può esserlo anche un gruppo di amici che hanno una passione comune».

Con chi hai legato di più tra gli attori del cast?

«Tra me e Stefania Rocca si è creata subito una certa sintonia: insieme, sul set, ci siamo fatti delle grandi risate! Poi, mi sono trovato bene anche con Sonia Bergamasco (Laura) e Gianni Cavina (Ernesto): sotto un carattere apparentemente burbero, nasconde in realtà un lato umano delicato».

«A mio figlio piace la musica»

Durante le riprese, si è verificato qualche episodio curioso?

«Ricordo i grandi pranzi di famiglia: una tortura! A volte, cominciavamo le riprese alle sei del mattino, e dovevamo mangiare brasato e polenta finché non avevamo terminato la scena. Ci volevano delle ore e, nel frattempo, era diventato tutto freddo. Insomma, non è stato proprio piacevole».

Parlaci di te. Sappiamo che, prima di diventare attore, eri un musicista rock…

«Da ragazzino, il mio motto era: “I wanna be a rocker” (voglio diventare un musicista rock, ndr). La musica mi ha aiutato a superare il periodo adolescienziale: suonavo la chitarra e componevo delle canzoni. Oggi non suono quasi più ma, quando i miei figli saranno diventati un po’ più grandi, riprenderò. Giacomo, che ha 9 anni, comincia già a mostrare segni di interesse».

Che cosa fai insieme ai tuoi figli?

«Appena posso, li porto via dalla città: mi fa piacere che imparino ad apprezzare la natura e a conoscere posti nuovi. Con Giacomo, il più grandicello, pratico sport e vado anche al cinema. Invece, con Pietro, che ha due anni, siamo ancora piuttosto casalinghi».

«Anche il mio lavoro è precario»

Fai l’attore, una delle professioni più invidiate al mondo…

«Ne sono consapevole. Spesso, però, quando racconto certe dinamiche e lo stress a cui noi attori siamo sottoposti, amici e parenti capiscono che non è tutto rose e fiori».

Spiegaci meglio…

«E vero: se hai la passione j per la recitazione, e fai l’attore, sei molto fortunato. A Però, anche nel mio mestiere c’è una forte precarietà: non puoi mai programmare nulla».

Redazione

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