Robert De Niro inizia ad interpretare Enzo Ferrari

La scuderia del Cavallino ricomincia a presidiare il podio in Formula 1, macinando piazzamenti eccellenti grazie a Sebastian Vettel e Kimi Raikkonen dopo due anni di digiuno. E si prepara a tingere di rosso-Maranello anche il cinema, dato che pochi giorni fa Robert De Niro ha annunciato l’intenzione di interpretare l’indimenticabile patron della Ferrari in un film che dovrebbe essere diretto da Clint Eastwood. «Interpreterò il grande imprenditore Enzo Ferrari», ha fatto sapere l’attore parlando al quotidiano romano Il Messaggero. «Il film», ha continuato, «si girerà presto, in gran parte in Italia. E ha la priorità assoluta su tutti gli altri miei progetti».

I due eventi, il ritorno alla vittoria in pista e l’attenzione del cinema, non sono collegati: il marchio Ferrari è oggetto di culto a prescindere dai risultati. Basti dire che nel 2013 e 2014 il Cavallino è stato riconosciuto come il brand più influente al mondo, più della Coca-Cola, per intenderci (ci sarà una ragione se, nel telefilm cult Anni 80 Miami Vice, l’al-lora sex symbol Don Johnson guidava un bolide di Maranello, e così Tom Selleck in Magnum P.I., mentre ignoriamo quali bibite gassate bevessero abitualmente..

Inoltre, “tutti gli altri progetti” detto da De Niro non è cosa da poco, visto che tra film in lavorazione e in post produzione il divo newyorkese attualmente ha ben cinque titoli (ora sta girando Joy, con Jennifer Lawrence e Bradley Cooper). Ma il fascino della Ferrari, e soprattutto dell’uomo che nel 1929 creò la scuderia (inizialmente dedicata solo alla messa a punto di veicoli Alfa Romeo) e dal 1947 diede vita alla sua leggenda (con la costruzione della prima vera Ferrari, la 125 S), evidentemente vince su tutto. Perché parla di lusso, certo, ma soprattutto di velocità, di potenza, di donne (anche quelle furono una passione dichiarata di Enzo, assieme ai motori), di immaginazione, di genio, di grandezza. Per dirlo con le parole di De Niro, «è una storia basata sulla creatività e sul coraggio. È la vita di un uomo fuori dal comune che ri

voluzionò il mondo dell’automobile e attraversò periodi storici e sociali diversi, dal Fascismo alla democrazia, dalla guerra al benessere economico» (risparmiandosi, lui scomparso nel 1988, gli anni della crisi economica).

La figura di Enzo Ferrari, “il Drake”, “il Commendatore” (o anche “il dittatore”, che ai collaboratori più stretti, come ricordava anni fa Luca Cordero di Montezemolo, rimproverava gli sporadici giorni di ferie), l’uomo che un quotidiano americano definì «l’italiano più famoso del mondo dopo Cristoforo Colombo», è già stata portata sullo schermo.

Nel 2003 i suoi inconfondibili occhiali neri furono indossati in tv da Sergio Castellitto nella miniserie di Canale 5 Ferrari: mesi di riprese nei luoghi reali della scuderia, tra il circuito di Imola (intitolato a lui e al figlio Dino) e la sede aziendale a Maranello (Modena), per raccontare l’uomo che aveva sognato di fare il pilota, ma battendosi con il campione Tazio Nuvolari capì di non poter primeggiare al volante e così decise di primeggiare costruendo automobili. Nel 2013 la figura di Enzo ha attraversato anche Rush di Ron Howard, che raccontava gli anni grandi e terribili di Niki Lauda, campione del mondo su una Ferrari nel 1975 e vittima di uno spaventoso incidente nel ’76.

Oggi i piloti, le donne e i motori del Drake tornano al cinema con il volto di Robert De Niro e, in parte, le sue finanze: a quanto risulta, la sua casa di produzione, la Tribeca Film, ha stretto un accordo con la Triworld dell’italiano Gianni Bozzacchi.

Il nome di Clint Eastwood alla regia per ora è soprattutto un desiderio di De Niro. A cui, evidentemente, poco importa che Clint abbia già dedicato un film a un’automobile, e per giunta americana: la Ford Gran Torino (Gran Torino, appunto, nel 2009), che, per inciso, ha avuto anche lei la sua gloria televisiva (in Starsky & Hutch). Con tutto il rispetto, però, quella ruggì solo negli Anni 70. E, alle spalle, non aveva il magnetismo di un certo Enzo.

Redazione

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