Barbara d’Urso e l’ex consorte Carfora, ecco il parere dell’esperta Annamaria Bernardini Pace

La scelta di Michele Carfora di denunciare l’ex moglie Barbara d’Urso per non avergli pagato  l’assegno di mantenimento di mille euro al mese, più 40 mila euro di arretratila sorpreso un po’ tutti. La prima a rimanere senza parole è stata proprio la conduttrice di Pomeriggio cinque, che aveva lasciato il ballerino e coreografo nel 2006 dopo quattro anni di matrimonio a causa del tradimento di lui.

«Non ci sto a essere praticamente obbligata a dover versare questi soldi, mentre in realtà la causa non si è ancora conclusa, perché ho presentato ricorso in appello. E non ci sto a essere considerata il carnefice mentre in realtà sono la vittima: il mio ex marito non solo mi ha tradita, ma si è rifatto una vita con un’altra donna dalla quale ha avuto una figlia che ora ha tre anni», si è difesa la d’Urso attraverso il suo avvocato Paolo Colo Bsimo, che aggiunge: «Contro quella decisione del giudice è attualmente pendente un ricorso presso la Corte d’Appello di Roma. Anche perché il signor Carfora è proprietario di due beni immobili personali, ha un’attività artistica di rilievo con relativo guadagno, e convive da anni un’altra donna».

Uomini che trascinano in tribunale ex mogli perché non pagano il mantenimento: di solito è l’esatto opposto. Ma cosa prevede esattamente la legge italiana? Lo abbiamo chiesto a una delle più importanti avvocatesse specializzata in diritto di famiglia del nostro Paese, Annamaria Bernardini de Pace.

Avvocatessa, la legge italiana fa differenze tra uomo e donna nei casi di divorzio?

«No, la legge italiana dà pari dignità giuridica a uomo e donna, a marito e moglie. Normalmente il più ricco versa il mantenimento al meno ricco, cioè alla parte più debole economicamente. La legge, quindi, non fa distinzione di genere: è vero che una volta erano sempre gli uomini che pagavano, ma oggi che le donne lavorano e hanno un’autonomia economica, se sono più ricche, versano il mantenimento al marito».

Cambia qualcosa se la fine del matrimonio è provocata da un tradimento?

«L’assegno di mantenimento si paga solo se la parte debole non è colpevole, cioè non deve essere responsabile della fine del matrimonio. Se non risulta la responsabilità di uno dei due nella separazione, e se non c’è stata una liquidazione una tantum al momento del divorzio, la cosiddetta parte debole può sempre chiedere un assegno che viene dato anche per tutta la vita se si trova in difficoltà. Ecco perché gli avvocati specializzati in diritto di famiglia sanno che, se c’è una colpa, bisogna sempre farla valere, e poi se c’è un divorzio in cui una delle due parti è potenzialmente più forte economicamente dell’altra, è sempre bene pagare Y una tantum, cioè dare una cifra in modo tale che per tutta la vita il debole non potrà più chiedere aiuto economico all’altro. Nella vicenda della signora d’Urso, probabilmente non c’è stata né Vuna tantum, né la dichiarazione di colpa e questo consente, in qualsiasi momento, di chiedere un assegno di mantenimento all’ex coniuge se le condizioni economiche sono peggiorate. Credo che Barbara d’Urso abbia fatto la signora in sede di separazione e non abbia voluto sottolineare la colpa, però avrebbe dovuto avere l’accortezza, al momento del divorzio, di pagare una somma una tantum».

Come si decide se dare o meno l’assegno di mantenimento?

«Un giudice prevede un assegno di mantenimento se viene chiesto dagli avvocati, che devono far valere determinati principi. È comunque lui che alla fine valuta e decide in un senso o nell’altro: se la differenza di reddito tra i due coniugi è irrilevante, può non concedere l’assegno alla parte più debole, anche se viene richiesto».

Per stabilire l’entità dell’assegno di mantenimento, il giudice deve conoscere il patrimonio del coniuge più forte economicamente. Come viene informato?

«Le parti sono obbligate a depositare, con gli atti, le dichiarazioni dei redditi e i documenti relativi al patrimonio. Poiché non tutti sono trasparenti, si può chiedere al giudice di nominare un commercialista che verifica la storia economica e patrimoniale di entrambi i coniugi, anche rivolgendosi alle banche e consultando i pubblici registri».

L’introduzione nel nostro sistema legislativo dei cosiddetti “accordi prematrimoniali” di cui si sente tanto parlare nei film, risolverebbe il problema del mantenimento?

«E il mio sogno che ci siano anche in Italia, purtroppo non è così. Ma il problema si risolve con la dignità dell’autonomia economica di ciascuno per non dover chiedere sostegno all’altro, perché altrimenti ci sarà sempre lotta. Posto che c’è la parità giuridica, posto che entrambi devono lavorare, posto che non ci sono figli, anche nel caso della signora d’Urso per me è una questione di mancata dignità».

In effetti noi qui non abbiamo contemplato la presenza di figli.

«In quel caso il mantenimento è sempre dovuto da parte di entrambi i genitori, anche se ripartito in misura diversa. È importante ricordare che molte donne hanno rinunciato alla carriera per fare le madri, e quindi è giustamente e correttamente dovuto un assegno, proporzionato alle reali capacità economiche e patrimoniali del marito».

È di questi giorni, però, una grande novità, vero?

«Sì. Si tratta della sentenza della Cassazione 6855 del 3 aprile 2015, dove viene specificato che una convivenza diventa famiglia di fatto quando assume connotati di stabilità e continuità, per cui i conviventi elaborano un progetto e un modello di vita in comune analogo a quello che caratterizza la famiglia fondata sul matrimonio. Dicono i giudici: “Il parametro dell’adeguatezza dei mezzi rispetto al tenore di vita goduto durante la convivenza matrimoniale non può che venire meno di fronte all’esistenza di una vera e propria famiglia, ancorché di fatto”. I giudici, cioè, dicono che se anche le famiglie di fatto non hanno un’importanza giuridica, cioè non sono tutelate giuridicamente, hanno degli effetti giuridici: se un ex coniuge vive in una coppia di fatto, come è il caso dell’ex marito di Barbara d’Urso, non gli è dovuto l’assegno di mantenimento, uomo o donna che sia».

In ogni caso Barbara d’Urso è stata denunciata dall’ex.

«Mi ha molto colpita che ci sia stata una denuncia penale. Se, come riportano i giornali, l’ex marito si appella all’articolo 570, allora credo che questo signore abbia fatto un errore, perché ricorrere a questo articolo vuol dire essere privo dei mezzi di sopravvivenza. Non mi sembra sia il suo caso, visto che lavora. Ma la cosa che fa impressione di tutta questa storia è la mancanza totale di dignità di un uomo che lavora e ha un’altra famiglia, eppure chiede i soldi al l’ex moglie».

Redazione

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